Iron Butterfly: il volo italiano della farfalla d'acciaio

Al ritmo di "In-A-Gadda-Da-Vida", prosegue il tour italiano dei mitici Iron Butterfly. Appuntamento clou il 2 agosto a L'Aquila alla rassegna "Il blues sotto le stelle". Le ultime tappe poi in Molise e Lazio

Prosegue il tour italiano dei mitici Iron Butterfly che sono portati in Italia da “International Rock Agency”.

Dopo le tappe in Calabria e Puglia, il 2 agosto suoneranno nell’ambito della rassegna abruzzese (a L’Aquila) “Il blues sotto le stelle”. Quindi saranno in Molise e nel Lazio (in provincia di Roma e Frosinone)

La band è composta dai membri originali Lee Dorman: vocals, bass; Ron Bushy: drums; Martin Gerschwit: keyboards, violin, lead and back up vocals; Charlie Marinkovich: lead guitar, vocals.

30/7 PIAZZA - COSENZA

31/7 SUONO DAL SALENTO - COPERTINO (LE)

02/8 BLUES SOTTO LE STELLE - L’ AQUILA

04/8 BALOMA BIKERS - CERCEMAGGIORE (CB)

05/8 PIAZZA - CANTERANO (RM)

06/8 FESTA DELL’ UNITA’ - PALIANO (FR)

Gli Iron Butterfly sono uno dei principali gruppi californiani degli anni ‘60 e ‘70. Costituitisi a San Diego attorno al grande batterista Ron Bushy e al tastierista e cantante Doug Ingle, precorrono il suono heavy metal che sarebbe presto dilagato in tutto il mondo.
Nel luglio del 1968, dopo un cambio di formazione che vede l’innesto del bassista Lee Dorman e del chitarrista Erik Braunn, gli Iron Butterfly pubblicano il mitico “In-A-Gadda-Da-Vida” un album innovativo ed avanguardistico. Perno del disco è il brano omonimo di ben 17:05 che sconvolge l’intero modo di avvicinarsi e ascoltare il rock. L’album resta in classifica per ben 140 settimane, di cui ben 81 nei Top Ten e vende oltre 25 milioni di copie: è stato il primo album di platino della Storia del Rock.
Dopo trent’anni spesi al servizio del rock gli Iron Butterfly sono ancora sulla breccia con immutato passione, come ci conferma il grande bassista Lee Dorman. Il nome della band (”Farfalla d’acciaio”) rispecchia fedelmente il desiderio della formazione: la creazione di un suono ricco di melodie sfuggenti ed oniriche ma dotato di una forza ed una ruvidezza tale da far vibrare l’ascoltatore.

“BLUES SOTTO LE STELLE”, alla sua settima edizione, è uno degli appuntamenti più attesi dell’estate aquilana: un evento di particolare rilievo culturale nella cornice di un monumento esclusivo.
L’antico Borgo della Rivera riacquista quella funzione di aggregazione sociale che l’ha caratterizzato nel corso dei secoli e nel connubio di arte, musica e spettacolo i presenti possono godere l’incanto delle magnifiche serate estive.
La promozione di luoghi d’arte, unita a forme diversificate di spettacolo, ha portato in questi ultimi anni un notevole incremento del turismo culturale: si pensi ai numerosi luoghi d’arte, edifici monumentali e centri storici che ogni anno ospitano le grandi star della musica jazz, etnica, rock internazionale (il depliant che riporta il programma del festival è sempre corredato da notizie storiche sulla Fontana delle 99 cannelle).
L’originalità delle scelte musicali che hanno da sempre caratterizzato questo festival sono legate soprattutto alla continua contaminazione che la musica afroamericana ha esercitato sull’Occidente: il blues non solo quindi come genere musicale, ma musica portatrice di forti emozioni, stati d’animo, modi di vivere, una grande cultura da scoprire nei suoi molteplici aspetti.
La musica blues, formatasi nel corso dei secoli scorsi, ha assunto una sua precisa connotazione e struttura all’inizio del novecento, sviluppando le proprie radici principalmente lungo il corso del fiume Mississippi ed estendendosi poi con caratteristiche diverse negli altri Stati del Nord-America mostrando perٍ la sua grande vitalità soltanto nella seconda metà del secolo scorso.
Nel corso degli ultimi 50 anni il blues ha avuto un ruolo rilevante nell’integrazione del popolo nero, nell’evoluzione del costume e nella rivoluzione culturale degli anni “60.
Il rock’n’roll di Jerry Lee Lewis ed Elvis Presley, i Beatles, i Rolling Stones, Bob Dylan, successivamente il rock anni “70, il punk, l’hip pop, il rap, sono derivazioni ed evoluzioni di una cultura che ha radici molto lontane e che non accenna a fermarsi, rinnovandosi e riproducendosi in modi e colori diversi.
Una musica che è sempre presente e solidale con i grandi problemi umani mondiali: nel 1970 il concerto per il Bangladesch, per aiutare le popolazioni di quei luoghi a superare un momento di grande difficoltà economica, Live Aid, No Nukes, le edizioni di Music for Africa e la sua presenza in tutte le occasioni di difesa dei diritti umani.
Il programma proposto intende di nuovo affrontare generi diversi, far conoscere le varie differenze di stili che non si fermano al Chicago style, quello più conosciuto, più commerciale per intenderci, ma vuole ripercorrere le strade che lo hanno fatto sviluppare e maturare, le contaminazioni operate dalle varie culture nei diversi periodi particolarmente creativi dell’ultimo secolo.

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