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Le canzoni-dipinti di Chiarastella

La giovane cantautrice romana, finalista del Premio De Andrè, pubblica un EP con cinque respiri d'autore. La peculiarità delle sue canzoni è una costruzione pittorica con zoom sui particolari. Colori, respiri e ritmi

Giancarlo Passarella e Udu Records invitano a scoprire il vento nuovo che soffia sulla scena cantautorale romana. Chiarastella è uno scricchiolo di ragazza che si è posta all’attenzione della critica e del pubblico nella finale del Premio Fabrizio De Andrè (tenutosi a luglio, a Roma, non a caso a piazza De Andrè).

In tale contesto ha proposto il suo brano “Microcosmo” (che è quello che apre il suo primo disco, un EP di oltre 20 minuti e cinque respiri d’autore).

“Microcosmo” è un po’ la canzone-manifesto, traccia la rotta su cui si muove la cantautrice. Che è quella di una visione della realtà che parte dal proprio mondo interiore e dalle piccole cose. Nel minimale, “nell’acqua che scende, che si perde nell’acqua”, si può ritrovare il senso della vita; il senso della realtà, dei sentimenti, dei sogni, delle paure.

La peculiarità delle sue canzoni è una costruzione pittorica. La sue sono canzoni-dipinti con le parole che vanno “zoomando” sui particolari: lo specchio blu lilla, il sole che tramonta nel mare… Lo dimostra ancor più la seconda traccia, “Mandorlo in fiore” ispirata all’omonimo racconto di Italo Calvino con l’immagine dei “petali bianchi sulla strada grigia”.

Emerge poi l’attenzione ed il rispetto per la natura. Una visione ecologica è pregnante in “Il giardino dopo l’incendio” che è forse il brano più suggestivo del mini-cd; in esso si parla della “connotazione umana dell’albero”. La pianta ha vita, ha braccia, ed il fuoco dell’incendio boschivo allora sgretola la sua “pelle”, uccidendolo alla fine. Forse – ci spinge a riflettere Chiarastella – se vedessimo gli alberi come esseri umani sentiremmo il dolore che arreca lo scempio della Natura.

Ancora un affresco con “Autunno 04”, vissuto nel proprio microcosmo che, in questo caso, è quello di una casa di campagna, del camino acceso e del calore tranquillo el proprio mondo.

Attenzione però, microcosmo non vuol dire chiudersi in se stessi; significa al contrario scoprire nel micro il macrocosmo (come la Natura, come il problema della carenza idrica…), aprirsi al mondo.

E l’ “apertura” si avverte in pieno nella traccia di chiusura “Aria e trasformazione”, dove si parla del vento che soffia e porta aria nuova che sgretola calce e cemento, le incrostazioni (e, tiene a precisare nel testo, il suo è vento e non “freddezza”).

Le sonorità sono un mix di melodia, fiaba, rock ed elettronica. Ma l’elettronica viene utilizzata soprattutto per pennellare, colorare lo sfondo. Vengono invece in risalto, anche sotto il profilo delle sonorità, i particolari, come il violino che contrappunta la voce che si erge eterea ma non fragile.

In conclusione quello di Chiarastella ci appare un esordio promettente, con cinque brani accurati su cui c’è un puntuale lavoro di costruzione e realizzazione. Con colori, respiri e ritmi..

Gaetano Menna

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