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Furio Chirico: omaggio in note al figlio scomparso

"Father to Son" di Furio Chirico & Friends nasce così come un padre che parla al figlio che non c'è più, con l'aiuto ed il conforto degli amici... è un intenso progetto musicale/teatrale di jazzrock, molto strumentale ma che ruota attorno ad alcuni brani cardine con testi proprio del figlio Stravos, cantati/recitati

Appresa la notizia della scomparsa del figlio di Furio Chirico, Stravos, ci eravamo subito chiesti: come reagirà il “gigante”?

Il padre del compianto Stravos è un gigante della batteria - presente nei “Trip”, negli “Arti e Mestieri”, ecc. - tra i fondatori (e fondamenta) di quella che è stata definita la “Turin Jazz Rock School” degli anni ‘70. Furio, mai nome più azzeccato del suo; il batterista torinese suona con potenza e furia (e “Furiosamente” si intitolava il suo primo album solista del 2001).

Come reagire ad un dolore così grande? Perché si sa - come giustamente scrive il critico Franco Vassia nella presentazione del cd - «è spaventoso parlare al passato di chi avremmo volentieri affidato al futuro»

Father to Son” di Furio Chirico & Friends (Electromantic) … nasce così come un padre che parla al figlio che non c’è più, con l’aiuto ed il conforto degli amici…

Ed è un disco incredibile, un progetto musicale/teatrale molto strumentale ma che ruota attorno ad alcuni brani cardine con testi proprio del figlio, cantati/recitati

Il drumming in questo disco appare subito corposo e potente, più “furioso” del solito, come se fosse necessaria tanta tanta energia per soffocare le lacrime ed il macigno opprimente sul cuore.

I testi di Stravos ci fanno intanto percepire la grande sensibilità e complessità del ragazzo-autore…

A metà del disco il brano spartiacque, “Millennium”, che propone un lungo testo magistralmente interpretato e cantato da Iano Nicolò alla maniera di Demetrio Stratos degli Area… una sorta di monologo, graffiante, con uno sguardo disincantato sul mondo nuovo che nasce; davvero una bella pagina teatral-musicale. Scrive Stratos in Millennium”, l’uomo è solo, «forse Dio ha “lanciato i dadi” una volta di troppo e così… ci ha fregato tutti». Incredibile, lo ripeteremo più volte ascoltando il disco…

Nella seconda parte l’atmosfera si fa meno concitata… “la corazza e le rose” si intitola un brano strumentale… come si fa a indossare la corazza? Come si fa a non pungersi, a non sporcarsi con la vita? Il dolore deve esplodere “furiosamente” nel jazz-rock, e poi, dopo la tempesta viene la calma; rappresentata, ad esempio, da un brano lirico e struggente come “Remembering Stravos” suonato in coppia… solo il piano di Beppe Crovella (l’amico di sempre degli “Arti e Mestieri”) che sembra indicare alla batteria di Furio Chirico un percorso più “pacato”.
“Essere”, scritta da Stravos e recitata da Iano, è dedicata ai naufraghi della vita…Quindi la chiusura magistrale e toccante di “Nous Serons”, l’unico testo non di Stravos, scritta dal filosofo Giuseppe Bovello e cantata in francese da una voce elaborata al pc, a volte maschile, altre femminile.

«Dopo la notte, ritorna il mattino bugiardo/bagnato di lacrime e speranze», canta la “non voce”, in una dimensione eterea e sospesa che non ha sesso, non ha volto, pura essenza. Il dolore va metabolizzato, diviene speranza, è intrinseco alla vita che prosegue con le sue bugie e con le sue finte illusioni.

Il dolore, il ricordo, la speranza… sì, la musica aiuta a vivere.

Gaetano Menna