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Mistheria: il pianoforte, specchio dell'anima

Intervistiamo Mistheria (nome d'arte di Giuseppe Iampieri) in occasione dell'uscita del suo nuovo disco "Solo Piano". Apprezzato musicista in Italia ed all'estero Mistheria pubblica questo spettacolare disco in cui rivela grandi doti compositive ed esecutive

Mistheria, nome d’arte di Giuseppe Iampieri è un talentuoso ed innovativo pianista e tastierista che ha all’attivo numerosi dischi ed è molto apprezzato e richiesto come turnista in Italia ed all’estero (tra le sue collaborazioni più recenti troviamo Bruce Dickinson, Roy Z, Neil Zaza, Rob Rock, Matt Bissonette ecc.)..

Un nome d’arte “mistherioso”, ma senz’altro è un artista che ha energia da vendere, capacità creativa e compositiva. Salta da un genere all’altro, non fa confinare ed ingabbiare la sua musica in etichette; non teme che gli ascoltatori vengano disorientati dalla sua grande capacità di cimentarsi in stili e modalità estremamente differenti. Ora ha pubblicato per Videoradio/Rai Trade ( www.videoradio.net ) – sempre a caccia di talento e professionalità – un disco di “Solo Piano” come dice il titolo, tra ambient e classica, world music e rock… Ed è una summa di tanti percorsi, di tante idee, di tante emozioni.

Ci spiega Giuseppe/Mistheria: “ ‘Solo Piano’ nasce da una commistione di studi, esperienze, sentimenti, emozioni e linguaggi che fanno parte del mio bagaglio formativo e degli anni trascorsi sui palchi in concerti miei o al servizio di altri artisti”. “La mia – aggiunge - è la strada dell’emozione, quella strada che mi porta a scrivere ed ultimare un brano solo quando lo sento parte di un universo musicale in cui quello che conta davvero è la passione, la ricerca del gusto e della forma, la tecnica bilanciata all’espressione”.

Lo abbiamo detto a Giuseppe Iampieri, nel corso della chiacchierata e ci piace sottolinearlo ora: il piano da solo non può mentire. E’ specchio dell’anima e dell’energia. Un libro aperto che mette a nudo la passione ed il talento.

Di seguito l’intervista a Mistheria.

Parliamo del tuo ultimo disco, “Solo Piano”. Colpisce all’ascolto la grande energia e la preparazione “classica”, anche se poi contamini i linguaggi. Quello che invece forse tira un pò in inganno – a mio avviso - è il tuo nome d’arte “Mistheria”, che fa pensare a tutt’altro genere da quello proposto, almeno in questo disco. In altri termini mi sembra più un disco di Giuseppe Iampieri che di Mistheria…

Il tuo ascolto si rivela attento e pertinente. Effettivamente, la mia preparazione è di stampo “classico” essendomi diplomato in Conservatorio in “Organo e Composizione organistica” ed avendo compiuto studi in “Composizione sperimentale” e “Musica elettronica”. La contaminazione del linguaggio è sempre stata una mia prerogativa, ho sempre avuto molti interessi musicali sconfinando in diversi generi ed esperienze varie che mi hanno permesso di maturare ed affinare lo stile, la composizione, l’arrangiamento, il linguaggio. Ho registrato dischi dalla musica Classica alla New-Age, dal Rock al Pop, musica per il teatro e la televisione; modi di pensare e scrivere musica che poi, inevitabilmente, possono confluire e dare voce agli strumenti che mi rappresentano: Pianoforte e Sintetizzatori. “Solo Piano” nasce da una commistione di studi, esperienze, sentimenti, emozioni e linguaggi che fanno parte del mio bagaglio formativo e degli anni trascorsi sui palchi in concerti miei o al servizio di altri artisti. Che poi l’atmosfera del disco si avvicini maggiormente a “Giuseppe Iampieri” piuttosto che a “Mistheria” (mio nome d’arte), per me, ha poca importanza e può essere una sfumatura che però, come dici tu, può trarre in inganno… ma non può essere quella la sorpresa interessante e gradevole…?!?

Grande duttilità, presenza in vari contesti e generi (dal metal alla new age, dal rock, alla classica). Questo disco però mette a nudo la preparazione, la capacità di esprimersi, insomma la “sostanza”. Il piano da solo non può mentire… o sbaglio?

Hai perfettamente ragione, la tua domanda coincide esattamente con la risposta che dovrei darti! Eh eh.. cosa posso aggiungere alla tua perfetta considerazione? Posso dirti che è stata proprio questa la mia idea di partenza, badare alla “sostanza”: Scrittura, Linguaggio, Esecuzione, Emozione. Soprattutto volevo che il mio disco ed i brani avessero, nel loro intrinseco contenuto, la “pasta” giusta per poter vivere autonomamente senza aver bisogno di altro… ho prestato attenzione profonda e rigorosa alla scrittura, all’arrangiamento e all’esecuzione di ogni singolo brano. Ci sono brani che ho ri-arrangiato per Piano solo dato che, un paio di loro, li avevo originariamente scritti per formazione orchestrale o per Rock band. Come cita la nota di copertina del CD, solo uno strumento universale e totale come il Pianoforte ti concede un’espressione così avvolgente e travolgente al tempo stesso. Si, non sbagli affermando che il Piano da solo non può mentire!

Grande duttilità e cambiamento di genere, ma non c’è il rischio di confondere gli ascoltatori che magari si aspettano di trovare un suono e ne trovano un altro? Esiste un sol pubblico o sono molteplici i pubblici cui rivolgersi?

È un problema che raramente mi sono posto. Forse erroneamente o a ragione, credo nella Musica e non nella catalogazione (a volte neanche opportuna e veritiera) dei generi. Può essere strabiliante un brano di musica leggera e poco emozionante uno di musica classica ed esattamente l’opposto… Il segreto è nella scrittura, nell’idea. Il magico momento della creazione è tutto lì. Inutile voler a tutti i costi classificare, raggruppare, avvicinare (anche se poi capisco le leggi del mercato e le esigenze del pubblico) ma ciò che bisogna captare di un componimento musicale è l’emozione e questa non è catalogabile per definizione. La mia esperienza è questa, ne sono orgoglioso: avere un unico pubblico che riconosce la mia musica, sia essa per Pianoforte, per Band, per Orchestra, per Sintetizzatori, sia essa Classica, New-Age, Rock o Teatrale. Forse perché, a prescindere dal mezzo, il fine ed il principio coincidono…

In questo periodo vanno di moda i dischi di piano solo, da Allevi a Einaudi, ecc. Tu cerchi una strada particolare, tutta tua; puntando, come dire, su una timbrica molto personale…

Ti sono grato di questa distinzione che hai avvertito. Il mio linguaggio è raramente condizionato dalle “vie” da percorrere, forse è questo il vantaggio rispetto ad i nomi citati che rispetto e stimo. Per una serie di circostanze favorevoli (almeno per me) non sono finora mai stato costretto eccessivamente a scrivere seguendo un qualche percorso “pre-costruito” (per non dire “alla moda”). Voglio rivolgere un grazie particolare a quella persona magnifica che va sotto il nome di Beppe Aleo, produttore e responsabile dell’etichetta discografica Videoradio che ha pubblicato il mio disco, il quale ha apprezzato ed elogiato il mio disco in maniera assoluta e lo ha voluto così come da me ideato e registrato. Anzi, ti dirò di più, avevo confidato a Beppe di non voler inserire il brano “Libertango” di Astor Piazzolla (in un mio arrangiamento per solo Piano), ma lui, amante ed intenditore della Musica, mi ha convinto ad inserirlo perché di gran valore e perché, lui come pochissimi, crede che un lavoro fatto bene paga sempre, prima o poi. La mia “strada particolare” che tu individui è la strada dell’emozione, quella strada che mi porta a scrivere ed ultimare un brano solo quando lo sento parte di un universo musicale in cui quello che conta davvero è la passione, la ricerca del gusto e della forma, la tecnica bilanciata all’espressione. La mia timbrica vuol essere un condensato di tutto questo. Tutto sommato, più che una sfida con qualcun altro, è una “battaglia” con me stesso…

Tu hai grande esperienza come turnista… ci puoi parlare delle tue collaborazioni professionali in studio o sul palco?

Il lavoro di turnista è quello che mi ha portato a fare molte esperienze e, in un certo senso, a sviluppare tecnica, scrittura, arrangiamento, composizione, linguaggio, a conoscere persone, musicisti, occasioni diverse in cui mettere alla prova le proprie capacità ed attitudini. Le mie più recenti collaborazioni mi hanno visto sul palco con gli ORO, Gigi Sabani, Raffaella Cavalli ed Anna Tatangelo con cui ho lavorato negli ultimi quattro anni. I miei anni di tour sono stati quindici, ora ho deciso di prendere una pausa e dedicarmi maggiormente a me stesso, intendo dire in qualità di artista compositore ed esecutore. Diversamente, un disco come “Solo Piano” non avrebbe mai visto la luce dato che certi lavori necessitano di lungo periodo di impegno, dalla scrittura alla registrazione, dal missaggio alla pubblicazione ivi compresa, ovviamente, il lungo addestramento tecnico necessario alla preparazione perfetta dell’esecuzione . Il lavoro di turnista, bello e stimolante, comunque, fatto a certi livelli, assorbe la quasi totalità delle energie, delle risorse personali e del proprio tempo. Avevo anche voglia di tornare sul palco con un concerto totalmente mio, sia nei brani che nell’esecuzione e, in effetti, “Solo Piano” è nato prima sul palco: l’anno scorso (2006) ho tenuto diversi concerti, poi ho deciso di “concretizzare” il tutto con la registrazione del CD. Ho deciso, in poche parole, di essere il turnista di me stesso, bello no…?

Hai lavorato, lavori, molto all’estero. Mi ha colpito, tra le altre, in particolare la collaborazione con Bruce Dickinson degli Iron Maiden. Ci puoi parlare di questo incontro?

Lavoro molto più all’estero che in Italia. Non chiedermi perché, in altre occasioni, mi sono cimentato in risposte improbabili dato che, davvero, non ne capisco la ragione. Resta il fatto che sono conosciuto all’estero come un turnista da studio e non mi mancano le richieste. Ho tardato, in effetti, a tornare sui palchi in prima persona avendo registrato, negli ultimi 3-4 anni, molti albums per tutti artisti stranieri. Fra gli ultimi, Neil Zaza, Roger Staffelbach, Franck Ribiere, Rob Rock e, per l’appunto, Bruce Dickinson. La collaborazione con Bruce è stata, innanzitutto, opera e volontà del suo produttore, diventato un mio caro amico, RoyZ con cui, in precedenza avevo lavorato su 3 dischi di Rob Rock. RoyZ ha sempre avuto fiducia in me, stima ed apprezzamento per il mio lavoro così, quando Bruce ha iniziato i lavori sul suo nuovo disco da solista “Tyranny of Souls”, non ha avuto esitazione nel propormi quale tastierista. Bruce ha apprezzato i miei precedenti lavori realizzati con RoyZ e, dunque, ho ricevuto la “chiamata”… una bella esperienza, anche se molta impegnativa; Roy non scherza affatto quando si tratta di produrre, soprattutto se il prodotto è a nome Bruce Dickinson. Ne sono contento ed orgoglioso, in primis per aver lavorato a livelli professionalmente molto elevati e poi per poter dimostrare che anche in Italia ci sono musicisti che possono raggiungere qualcosa e farsi apprezzare nel mondo, particolare che, spesso, il mondo discografico italiano dimentica, malato di quella esterofilia che, oramai, sarebbe il caso di debellare una volta per tutte! Grazie ancora a Beppe Aleo che è fra i pochi a saper apprezzare e valutare, indipendentemente dalla carta d’identità. ..

Hai grande esperienza e professionalità. E molteplici lavori all’attivo, quasi tutti internazionali. Come è maturata l’idea di questo disco, costruito sul suono esclusivo del pianoforte?

Sono un amante e un utilizzatore della tecnologia informatica da sempre, anche se solo ed esclusivamente ai fini musicali. Ciò mi ha sempre portato a realizzare progetti, dischi, tournee, concerti e spettacoli avvalendomi in modo massiccio della tecnologia digitale, dei computer e dei sintetizzatori. Ho sempre però avuto in mente di dover “staccarmi” da tutto questo e mettermi a nudo, come dicevi tu… non una sfida, ma un’esigenza che cresceva sempre più con il passare degli anni. Ho tenuto vari concerti negli anni con il Pianoforte ma, prevalentemente, eseguendo brani classici (Chopin, Mozart, Brahms, …) e quindi in qualità di interprete. Ma, avendo sempre e continuamente composto, avevo moltissimi brani da poter tenere un concerto tutto mio, sia come autore che esecutore, quello che mi mancava era il tempo per poter mettere tutto assieme. La decisione è stata quella di sospendere (forse temporaneamente o no…) le tournee e dedicarmi alla mia musica. Detto e fatto. Il 2006 è stato l’anno della decisione che, felicemente, mi sta dando davvero dei risultati molto belli e, in certa misura, anche al di sopra delle mie stesse aspettative. Ho una serie di concerti per l’anno prossimo programmati, sia in Italia che all’estero (Stati Uniti, Ungheria, Grecia, …) e il mio disco sta riscuotendo davvero un ottimo responso dalla critica ma soprattutto, ed è quello che a me più interessa, dal pubblico che viene ai miei concerti e/o ascolta il mio disco. Ciò che mi rende davvero felice e lusingato è il fatto di ricevere messaggi, telefonate, emails di persone che dicono di essersi sentite emozionate dalla mia musica. Non esiste nulla di più bello per un musicista!

La tua musica mi sembra molto suggestiva, evocativa; la vedo adatta nella library Rai per “colorare” immagini tv. Sei d’accordo?

Assolutamente d’accordo e pare che anche in RAI avessero pensato allo stesso modo, infatti il CD è stato pubblicato da Videoradio/RAI Trade e fa parte del catalogo RAI e, di conseguenza, utilizzabile per sonorizzazioni televisive della nostra emittente nazionale. Di questo, ovviamente, sono molto fiero e contento, un altro traguardo raggiunto dal mio disco “Solo Piano” grazie alla stima e fiducia che Beppe Aleo ha avuto ed ha nei miei confronti e che io ricambio ampiamente. Credo sia proprio questa (televisiva) la collocazione migliore per la musica di “Solo Piano”, la sonorizzazione per dare “colore” a voci e immagini del piccolo schermo. Non nascondo che è proprio la musica di sonorizzazione ad essere il fulcro di tutta la mia produzione, dalla Classica al Rock, dalla New-Age al Teatro e non ti nascondo nemmeno che, tra le mie massime aspirazioni, c’è quella di comporre una colonna sonora per il piccolo o grande schermo! Quando compongo scrivo note ma vedo immagini, ho sempre in mente delle scene che mi ispirano e che danno quel minimo di “oggettività” ad un linguaggio così aleatorio e evanescente come quello dei suoni. In tutta la mia musica, di qualsiasi genere, scorrono immagini, visibili o meno palpabili e capita spesso che il commento di un ascoltatore sia sempre lo stesso, e ripeto, indipendentemente dal genere del brano: “lo vedo bene per la musica di un film…”. Per me, in tutta sincerità, non esiste commento migliore si possa farmi, ogni qualvolta sento questa frase penso di aver raggiunto un altro piccolo traguardo e di aver trasmesso qualcosa all’ascoltatore, di aver creato in lui suggestione tale da fargli visualizzare le note di un brano come le forme in un quadro… aver abbinato in un solo pensiero suoni ed immagini fusi in un’unica dimensione artistica, quella dimensione cui io auspico da sempre: sciogliere fra loro non solo i generi musicali ma anche le varie forme artistiche.

a cura di Gaetano Menna