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Gian Piero Reverberi, lo stilista delle note

Il grande compositore genovese - che ha firmato la colonna sonora del film tratto dal libro di Fabrizio De Andrè che uscirà agli inizi del 2008 - ci parla anche del suo lavoro di guida, di stimolo per artisti e gruppi del calibro di Battisti, Le Orme, New Trolls, ecc.

Si intitola “Bocca di Rosa” il nuovo film di Daniele Costantini, tratto dal romanzo, “un destino ridicolo”, che Fabrizio De Andrè scrisse con Alessandro Gennari undici anni fa (e che Einaudi nel 2005 ha ristampato pp.148, euro 8,8, ndr). Un film (così come il romanzo) ambientato nella Genova del 1963. Santi, vagabondi e mascalzoni convivono in questo romanzo che sembra davvero il testo di una canzone di De André con quelle esistenze sospese fra emarginazione e poesia, storie che si generano a cascata, le une dalle altre, vicende fatte per essere narrate e ascoltate.

Finite le riprese, il film è ora in fase di montaggio. Come colonna sonora ci sono alcune canzoni di De Andrè e le musiche originali composte dal maestro Gian Piero Reverberi che collaborò con il cantautore genovese in dischi come “Tutti morimmo a stento” del 1968 (primo concept album pubblicato in Italia in cui Reverberi diresse l’orchestra sinfonica, la Philarmonia di Roma), “La buona novella” del 1970 (con i testi tratti dai Vangeli apocrifi).

A suggerire la collaborazione del Maestro Reverberi per la colonna sonora è stata Dori Ghezzi, che sta seguendo con particolare attenzione la reaIizzazione del film. D’altronde c’era stata una grande, reciproca stima professionale tra De Andrè e Reverberi (disse il cantautore con molta umiltà, a proposito della collaborazione per “La buona novella”, “Gian Piero Reverberi ancora una volta ha saputo vestire di musica la mia consueta balbuzie melodica”).

Il Maestro Reverberi - che ha terminato la stesura e la registrazione delle musiche che ha già consegnato alla produzione - ci parla di questa sua ultima fatica da Venezia dove si è recato per incontrare il pianista Tony Pagliuca (ex Orme) in relazione al nuovo disco che l’artista sta registrando.

“Il 1963 - ci dice Reverberi, che è nato nel capoluogo ligure ed ha 68 anni - è un anno che ricordo benissimo. E’ l’anno in cui scrissi ‘Se mi vuoi lasciare’ per Michele, in cui mi diplomai in Composizione ed in cui mi sono… sposato. E la Genova di allora, quell’atmosfera descritta dal libro e dal film, l’ho vissuta in prima persona”.

Nel film sono raccontati sia gli anni ‘60 vissuti da Fabrizio De Andrè, che il mondo evocato dalle sue canzoni…

Maestro, per le musiche del film, si è ispirato alle canzoni di Faber?, chiediamo a Reverberi.

“Assolutamente no perché - ci dice - non è un film su De Andrè, qui De Andrè non esiste, è una voce fuori campo degli avvenimenti, è il narratore. Non è un personaggio del film, ci sono due- tre riferimenti a lui (non so suoi brani trasmessi da una radio o da un giradischi) ma non è che lui sia presente e raccontato nel film. Ho pensato fosse opportuno realizzare musiche non datate, nè databili, con un disegno ritmico che accompagna il movimento, e melodico per la storia d’amore”. Il film dovrebbe arrivare in sala all’inizio del 2008.

Con Reverberi parliamo anche dell’ultimo disco di Eros Ramazzotti “e2″ (Eros al quadrato); il secondo disco del cofanetto contiene hit rivisitati. Alcuni di questi brani sono stati rivisitati proprio da Reverberi in chiave orchestrale; ed ha diretto per l’occasione la London Session Orchestra (”Adesso tu”,”Musica è”, “E ancor mi chiedo”, “Solo ieri”).

Una rilettura sinfonica per Eros… “solo per questo ho accettato, registrando a Londra agli Abbey Road Studios. In principio tutto il cd doveva essere in versione sinfonica, poi il progetto ha assunto una direzione più composita, ma io ho portato compimento il progetto sinfonico per la parte che mi competeva. Credo che questi brani in versione sinfonica acquistino in preziosità, ma sta agli ascoltatori giudicare”.

L’altro grande progetto di Reverberi è quello di Rondò Veneziano, che prosegue continuativamente da 27 anni (“Ci sono musicisti che hanno imparato a suonare il loro strumento sulle musiche del Rondò e che ora suonano con me nell’ensemble”, ci dice Reverberi). Molti i concerti di Rondò Veneziano all’estero, soprattutto in Germania, Austria e Svizzera ma non in Italia. Come mai, chiediamo?

“In Italia mancano teatri adatti ai Rondò. Abbiamo teatri d’opera ma non teatri per musica sinfonica. Nei Paesi di lingua tedesca c’è una grande attenzione al nostro progetto e spazi ad hoc”.

La chiacchierata telefonica con Reverberi si allarga ad alcuni aspetti del suo passato artistico che incuriosiscono il cronista, in particolare le pregnanti collaborazioni degli anni ’70. Si trova, mentre parliamo, in casa di Tony Pagliuca, inevitabile la domanda su Le Orme.

Maestro, pregnanti anche le sue collaborazioni con Le Orme… possiamo dire che all’epoca lei fosse il quarto componente della band?

“In un certo senso sì – risponde – Ho messo a disposizione la mia ‘cultura musicale’. Venivo da una preparazione, come dire, superiore; gli avvenimenti della vita mi hanno trascinato verso progetti pop invece che classici. Avendo questo modo di trattare gli strumenti classici, ponevo a disposizione degli artisti una personalizzazione particolare. Oltre al contributo musicale, tanto o poco che fosse, la mia presenza aveva anche un’importanza psicologica, di guida. Il fatto che ci fosse una persona che non lasciava passare un errore, che chiedeva impegno e suono ineccepibile, stimolava a dare il meglio di sé. E poi contava per un’artista avere una persona che decide (‘oggi si fa questo e questo’) ti sgombra dagli impegni organizzativi, ti dà una libertà mentale, permettendo di dare il meglio nel tuo lavoro artistico, che è quello che conta. Mi ha detto Tony che, la prima volta che Le Orme si sono ritrovate senza la mia guida hanno perso una settimana solo a decidere su quale pezzo cominciare a lavorare”…

E con i New Trolls con cui ha collaborato a “Senza orario e senza bandiere”?

“Lo stesso. Ero il “newtrolls aggiunto”. Sono stato, per le musiche, il terzo autore con De Scalzi e Di Palo. Anche con loro avevo un ruolo di guida, di stimolo. Il mio con i New Trolls, con le Orme, con Battisti, De Andrè, ecc. è stato un compito di pulizia, di ordine, di lavoro sartoriale, di maquillage. Lo dico sempre, una bella donna, per quanto bella, si affida ad un buon sarto, ad un buon parrucchiere per valorizzare le sue doti”.

Gaetano Menna