GnuQuartet, cantare suonare leggere De Andrè

Omaggio a Faber ed alla diversità. I proventi del disco saranno devoluti alla Onlus “Consulta per le Persone in Difficoltà”. Allo Showcase a Genova c'era per noi Riccardo Storti del CSPI

FNAC Genova

26 novembre 2007

Showcase dello GnuQuartet

presentazione del CD “Il Diverso sei Tu”

Ogni volta che si tira in ballo De André, nella vasta gamma di interpretazioni tentate da vari artisti, si rimane soggiogati da un flusso di emozioni facili da percepire e difficili da comunicare.

L’ultimo lavoro dello GnuQuartet (Il Diverso sei Tu) non è da meno. Se ne è accorto il folto pubblico presente allo showcase presso FNAC di Genova il 26 novembre 2007. Non solo la presentazione di un CD ma anche un importante appuntamento con la solidarietà, visto che i proventi ricavati dalla vendita de Il Diverso sei Tu saranno devoluti alla Onlus “Consulta per le Persone in Difficoltà”.

Lo Gnu Quartet (Francesca Repetti, flauto traverso; Roberto Izzo, violino; Raffaele Rebaudengo, viola; Stefano Cabrera, violoncello) si è presentato sul palchetto della FNAC con l’aggiunta del percussionista Pier Paolo De Gregorio al cajòn, dando avvio allo showcase con una versione struimentale di Le acciughe fanno il pallone, tra atmosfere etniche, allusioni al già sentito e qualche sincope jazz alla Grappelli innescata dal solo di violino di Izzo.

Un’ispirata Claudia Pastorino ha cantato Khorakhané: suggestiva la scrittura cameristica che non disdegna soluzioni “barocche” come certi giochi d’eco o passaggi da Canone pachelbeliano. Divertente l’esibizione del cantautore Federico Sirianni: la sua Princesa ben si adatta alla vernice brasileira e classica stesa dall’ensemble; riverberi di Villa Lobos con felici gesti imprevisti come quando la viola è salita in levare, inventandonsi una trama reggae.

Gli arrangiamenti di Cabrera – che alcuni di voi avranno già visto con i New Trolls come direttore d’orchestra – e l’affiatamento tra i componenti dispensano frutti maturi di forti intuizioni creative: Megu megun, tra dissonanze e pulsioni nevrotiche, sembra un prodotto della grammatica compositiva di Bartók mentre la conclusiva Volta la carta recupera lo spirito naturale di un’estampida provenzale grazie all’efficace bordone da ghironda del violoncello e al continuo passaggio della melodia da strumento a strumento.

Anche là, dove lo GnuQuartet osa e sperimenta, non è mai eccessivo, non esagera, ha il senso della misura e dell’intrattenimento. Un assaggio che mette addosso la voglia di divorare ogni traccia. Ottima musica per un’azione ancora più importante. Ovvero quando un gruppo di musicisti è valido non solo perché suona bene…

Riccardo Storti

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