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Le quattro stagioni di Zuffanti. Uscito il capitolo invernale

Intervista a Fabio Zuffanti che ci parla del gruppo Hostsonaten che propone “Winterthrough”, la seconda sezione della mega 'SeasonCycle Suite', ambiziosa celebrazione in quattro movimenti del potere delle stagioni. Il progetto era partito con 'Springsong' (IV parte) e seguiranno 'Summereve' (I parte) e 'Autumnsymphony' (II parte). Il disco che ci catapulta nell’inverno è pubblicato anche in versione vinile

Le quattro stagioni di Fabio Zuffanti
Hostsonaten propone “
Winterthrough”, la seconda sezione della mega ‘SeasonCycle Suite’, ambiziosa celebrazione in quattro movimenti del potere delle stagioni. Il progetto era partito con ‘Springsong’ (IV parte) e seguiranno ‘Summereve’ (I parte) e ‘Autumnsymphony’ (II parte). Il disco che ci catapulta nell’inverno – è pubblicato anche in versione vinile – all’ascolto appare sontuoso, evocativo, jazzistico e romantico, con qualche accenno pinkfloydiano… La musica nella sua dimensione “pittorica”… La versione LP esalta indubbiamente le peculiarità progressive e vintage del nuovo capitolo della ‘SeasonCycle Suite’; ma anche la versione cd con la copertina cartonata (come un mini-LP) piacerà ai fans. Un progetto ambizioso e sontuoso…

Ne parliamo con l’artista genovese, cogliendo l’occasione dell’intervista poi per fare il punto anche sugli altri suoi molteplici e poliedrici progetti in essere; tra cui il gruppo Rohmer che continua il discorso degli “storici” Finisterre, con un primo disco in uscita a settembre 2008. Tra le novità zuffantiane anche le ristampe della rock opera “Merlin” e di “Springsong”…

Hostsonaten, con ‘Winterthrough’, propone un nuovo capitolo de “Le quattro stagioni” di Zuffanti e company?
Si, chiaramente nulla a che vedere da ogni punto di vista con quelle di Vivaldi, ci mancherebbe (lo dico nel senso che non potrei mai permettermi di misurarmi con tale immensa opera)…Diciamo che da parte mia c’è la voglia di rappresentare determinati stati d’animo che spesso nel susseguirsi delle stagioni possono dare vita a sensazioni, pensieri, gioie o malinconie…Questo per me rappresenta il musicare le quattro stagioni; non è tanto una volontà di descrivere la pioggia che cade o il sole o la neve, ma ciò che tali manifestazioni della natura provocano a livello di sensazioni…La rappresentazione di un paesaggio interno che muta col variare di quello esterno. E’ questo il senso ultimo questo lavoro.

Lo sforzo maggiore mi sembra quello di “narrare”, di “dipingere” con le note… Ed emergono i “colori” dell’inverno (il rosso e non il blu del cielo, il bianco e non il verde della terra…).
Si, sono impressioni prettamente invernali che, come ti dicevo, prendono spunto dalla sensazione che possono farti provare certi paesaggi. La musica cerca di seguire tali quadri e dal mio punto di vista non può che essere una musica ‘pittorica’ come la chiami tu. Gli accenni floydiani sono una cosa perfettamente voluta così come quelli jazzistici, anzi credo che questi ultimi avranno uno spazio sempre maggiore nei prossimi lavori.

Un inverno da attraversare: le stagioni anche come pretesto per parlare del tempo che scorre? Nel disco poesia e pathos con gli interventi recitati…
C’è una precisa volontà di parlare del tempo che scorre, ma si tratta di un tempo ciclico dove tutto ciò che hai vissuto ad un certo punto passa, si allontana e poi lentamente ritorna…Il titolo ‘Sesaoncycle’ sta proprio a simboleggiare tale anello che si crea dove ogni cosa muore e poi rinasce, proprio come le stagioni. Alla fine del lavoro la parte finale della suite si ricollegherà a quella iniziale proprio a simboleggiare, anche musicalmente, tale catena senza fine.

Gli interventi parlati (tratti da film che ho amato molto) secondo me servono un pò a trovare una dimensione anche ‘umana’ in un disco dove è unicamente la musica a narrare le vicende. La voce umana, non il cantato che in questo contesto mi sarebbe parso forzato, serve a riportare il tutto al rapporto che l’uomo ha con le stagioni, con il tempo e con le sensazioni di cui ti parlavo prima. Alla fine è solo lui l’unico protagonista di questi quadri.

Nei tuoi molteplici progetti ti diverti a saltare da un genere all’altro, dal rock al postrock dal folk al prog, alla sperimentazione… possiamo azzardare a definire Hostsonaten quello in assoluto più progressive?
E’ sicuramente, insieme alla Maschera di cera, quello più orientato al rock sinfonico, anche se come hai sentito non disdegno svariati accenni ad altri generi musicali. Che sia il più ‘progressive’ non so…Alla fine dipende tutto da quale valenza si da a questa parola. Come forse più volte ho già detto per me ‘progressive’ è qualcosa che comprende anche elementi non necessariamente legati al rock sinfonico, più sperimentali e ‘aperti’ a discordi generi. In questo senso , viste le aperture al jazz e - nel precedente capitolo - alla musica etnica e celtica, potrebbe essere considerato progressive. Ma per queste ragioni, non perchè si tratta di rock sinfonico.

Una formazione a sestetto, con al tuo fianco due colleghi della Maschera di Cera (il tastierista Corvaglia, il batterista Di Tollo), a cui si aggiungono un pluristrumentista come Edomondo Romano (Eris Pluvia che hanno inciso per la Musea, ecc.), un chitarrista genesisiano come Matteo Nahum (Real Dream), Robbo Vigo che collabora da anni con te anche come curatore delle registrazioni nel suo studio Zerodieci. Come avete amalgamato l’ensemble?
A parte Matteo che conoscevo ma con cui non avevo mai suonato (e di cui mi ha stupito la grande raffinatezza tecnica e precisione), con gli altri musicisti c’è oramai un ottimo amalgama e mi è sembrato giusto circondarmi di persone con le quali già c’è un feeling consolidato. Con Mau e Alessandro suono nella MDC, Edmondo ha partecipato ad ogni capitolo di Hostsonaten, Robbo segue, registra e dà consigli su tutto ed è inoltre un ottimo pianista. Non potevo trovare di meglio. In realtà mi sarebbe piaciuto inserire anche una strumentazione più ‘classica’ come oboe, tromba, violoncello, etc… ma alla fine non c’è stata la possibilità e inoltre ho pensato che per questo particolare episodio legato all’ inverno una strumentazione più rock sarebbe stata perfetta. Con i prossimi capitoli però vorrei variare un pò l’assetto strumentale in modo da diversificare ogni pezzo di questo gigantesco puzzle. In ‘Springsong’ avevano una grande importanza le atmosfere solari, acustiche e celtiche, in questo c’è più spazio per il rock, un pò oscuro e molto sinfonico.

Come mai hai deciso di proporre anche la versione vinile del disco? Ritieni importante per questo progetto il suono “vintage”?
L’idea del vinile è stata di Matthias di AMS e la cosa non poteva che riempirmi di gioia. Sono cresciuto circondato da tali meravigliosi oggetti - che per fortuna stanno prepotentemente tornando alla ribalta - e vedere il mio disco stampato anche su LP (addirittura picture!) è stata una grande soddisfazione. Secondo me il ritorno a questo fascinoso formato in futuro sarà inevitabile, è un oggetto che ti ripaga dei soldi spesi, è bello a vedersi, è grande e nel momento in cui lo tiri fuori e lo metti sul piatto per ascoltarlo consumi una sorta di ritualità che il cd non ha permesso. Magari mi sbaglio, ma vedo un futuro dove il download e il vinile la faranno da padroni, a discapito del cd che secondo me è destinato lentamente a svanire.

L’intesa con AMS ha portato anche ad una particolare cura del packaging con il compact (in perfetto stile AMS/BTF) in versione mini-album (com’era d’altronde il disco Finisterre inciso per un’altra etichetta ma distribuito da BTF). Ci parli anche della onirica cover e del booklet?
Ho iniziato da qualche tempo una collaborazione con il grafico romano Davide Guidoni (già batterista dei Taproban) e ciò ha portato a questo bellissimo risultato. Ho dato qualche indicazione di massima a Davide riguardo alle atmosfere che avrei voluto in copertina e lui dopo poco tempo se ne è uscito fuori con questa fantastica immagine che riassume in maniera perfetta il contenuto dell’album. La cosa incredibile è che Davide a quel punto non aveva ancora ascoltato una nota di questo disco ma in qualche modo magico la copertina era proprio lo specchio della musica. Davide, tra le altre cose, ha già approntato quella che sarà la copertina della ristampa di ‘Spingsong’ (che avrà una grafica totalmente diversa dalla prima stampa, più legata alla progetto delle stagioni) ed è qualcosa di spettacolare. Spero che la nostra collaborazione possa continuare a lungo perché si tratta veramente di un grande artista.

Passiamo a parlare degli altri molteplici progetti… Nasce Rohmer che continua il discorso degli “storici” Finisterre con un primo disco in uscita a settembre sempre per AMS. Come mai i Finisterre si sono sciolti?
I Finisterre sono a ‘pericolo scioglimento’ da oramai più di 10 anni e andare avanti insieme è sempre stato molto difficile per le diverse idee che all’interno del gruppo si erano delineate. Idee sullo stile musicale da seguire, sui pezzi, sui concerti e mille altre cose. Queste divergenze partivano sopratutto da Stefano Marelli e da una sua latente insoddisfazione per quella che era la dimensione del gruppo. Tutto ciò, unito ad una certa disillusione nei riguardi della nostra carriera musicale, ha portato Stefano a perdere totalmente fiducia nel progetto e, nel 2007, ad abbandonarci. A quel punto, dopo un pò di titubanza, io, Boris, Agostino e Maurizio abbiamo deciso di continuare perché crediamo di avere ancora molte cose da dire, e se Dio vuole, ci troviamo molto più in accordo a livello di scelte, sonore e non, da potere proseguire il nostro lavoro in pace e senza tensioni. Stefano al momento è impegnato alcune cose soliste a cui auguro tantissima fortuna. Spero molto che possa finalmente trovare un modo di lavorare più armonico di quello fin’ora sperimentato nei Finisterre.

Invece di prevedere una nuova denominazione per il gruppo non era possibile proseguire con il “marchio” Finisterre, apprezzato e con un discreto seguito anche all’estero…? Come sarà il disco della nuova formazione?
Riguardo al nome da una parte non ci è sembrato giusto usarlo perché Stefano è parte integrante della formazione sin dagli esordi (anzi fu proprio lui nel 1993 a trovare il nome Finisterre) ed è una cosa che appartiene anche un pò a lui. A parte questo ci sono alcuni problemi legali per cui il nome al momento non può essere usato.

C’è inoltre un senso più profondo della cosa: con i Finisterre abbiamo sempre deciso di andare avanti disco dopo disco e di non ritornare sui passi già compiuti. Infatti i quattro dischi che abbiamo realizzato sono molto diversi l’uno dall’altro. Con Rohmer abbiamo invece deciso, per la prima volta nella storia della formazione, di guardarci un pò indietro, riprendere alcune iintuizioni passate ed ampliarle con la maturità acquisita in questi anni. In particolare per il disco che verrà pubblicato verranno riprese certe atmosfere che già trovavano posto su ‘In limine’ e, in parte, su ‘In ogni luogo’. Sto parlando di momenti più rarefatti che caratterizzavano composizioni come ‘Preludio’, ‘Algos’, ‘Wittgenstein mon amour’, etc…Una parte molto importante della nostra musica che secondo me non abbiamo mai valorizzato e lavorato al meglio - forse perché troppo presi da mille idee disparate - e che per questo disco invece verranno messe in primo piano grazie a idee che portano per il 70% la firma di Boris Valle (che è stato anche l’artefice di quella caratterista parte del nostro sound). Abbiamo finito il disco tre giorni fa e ne sono letteralmente rapito! Credo che farà discutere molto, come d’altronde è tradizione dei Finistere da molti anni a questa parte.

Parliamo della compilation Emptv… Un blog che canalizza i nuovi fermenti genovesi, che diventa incontro, interscambio, sound… Internet, Myspace, Blog … Genova e la musica calata nell’oggi

Genova in questi ultimi due anni è stata una fucina di ottime nuove formazioni che stanno letteralmente cambiando faccia (musicale) alla città. Gli spazi però non sempre sono molti e non sempre sono disponibili. EmpTv è un blog portato avanti dall’ottimo Simone Madrau, un ragazzo molto entusiasta e pieno di ottime idee, che nella scorsa stagione ha contributo ad organizzare delle serate settimanali di buona musica presso il Checkmate rock club, un bellissimo locale (la cui incredibile filosofia è NO cover bands!) in quel di Genova. Alla fine della stagione Simone ha pensato bene di realizzare una compilation con il meglio dei musicisti che hanno partecipato a queste serate. Così è nato ‘EmpTv blog nights’ a cui io ho contribuito in veste solista con il pezzo ‘Cinque all’aba’. La complation è in vendita presso il blog oppure è legalmente scaricabile (La trovate qui, ndr).

Genova fa pensare a De Andrè, alla scuola dei cantautori, a New Trolls, Delirium e tante altre formazioni progressive. Città di grandi fermenti. Come ti poni in relazione al “codice Zena” - come lo definisce Riccardo Storti - ovvero a tutto quanto ha rappresentato (e rappresenta) Genova in musica?
Da una parte Genova è tutte le cose che dici e, anche per questo, sono onorato e felice di essere genovese. Dall’altra parte Genova è una città chiusa alle novità dove sembrano regnare solo alcune situazioni. Per questo le serate di EmpTv o tante altre iniziative (portate avanti sopratutto da Matteo Casari di Marsiglia Records) sono così importanti. La gente deve capire che Genova non è solo De Andrè ma c’è un magma ribollente di formazioni originali e valide che stanno facendo di tutto per trovare un pò di visibilità ma che la città e le sue istituzioni sembrano non vedere perché appunto troppo prese a celebrare per la millesima volta il povero De Andrè che a questo punto (conoscendo il suo carattere ombroso) si sarò rigirato infastidito nella tomba non so quante volte… Massimo rispetto ma sinceramente non se ne può più! A Genova c’è molto ma il molto viene schiacciato e non può venire a galla, questo è il grande problema di questa città.

E la Maschera di Cera che fa?
MDC lavora tantissimo alla stesura del nuovo album. Nei passati dischi abbiamo trovato un suono ed una formula così particolare (ma, da un certo punto di vista, così vincolante) che staccarsene non è per nulla facile. Allontanarsi da certi cliché che oramai portiamo avanti da 6 anni però non può che farci bene e per questo stiamo arrangiando e limando il tutto in maniera quasi maniacale per avere un nuovo disco che sia valido quanto i precedenti ma che più dei precedenti ci dia la possibilità di staccarci un poco dal classico ‘tributo al prog italiano degli anni 70′ e farci esplorare nuove prospettive sonore. Abbiamo quindi deciso di prendercela comoda e lavorare quanto ci vuole ad ogni pezzo per fare in modo che il risultato sia quanto più coerente possibile con le nostre aspettative. Spero che per il 2009 potremo registrare il nuovo album.

Nuovo capitolo di Aries…
Le composizioni ci sono tutte e sono pronte per essere registrate. Mi piacerebbe realizzarlo in autunno e farlo uscire per la prima metà del 2009. Tutto dipenderà dagli impegni miei, di Maschera Di Cera e Rohmer.

Merita attenzione anche la prevista ristampa della rock opera Merlin… insomma sono molte le novità, anche grazie al nuovo sodalizio con Matthias Scheller/Ams… Dopo averne acquistato i diritti da Iridea Records AMS ha intenzione di ristampare, nei mesi a venire, sia ‘Merlin’ che ‘Springsong’. Quest’ ultimo, come ho detto prima, in linea graficamente con il ‘progetto stagioni’. Questi due album vedranno da parte mia una grande opera di restyling; saranno completamente remixati in alta definizione, alcune parti saranno risuonate e il tutto conterrà una buona dose di bonus tracks. Credo che sia il giusto tributo a dischi che meritano di ritornare a galla con il miglior vestito possibile.

Ci incuriosiscono poi le Letture corsare…
‘Letture corsare’ è un festival letterario che si tiene ad Alba (CN) e a cui sono stato invitato a partecipare nell’ambito di ‘Appelsina’, il progetto di reading che porto avanti da qualche mese insieme allo scrittore Tommaso Labranca. In tale reding lui legge alcuni suoi testi inediti accompagnato dalle mie musiche elettroniche. E’ un progetto molto particolare e affascinate e spero di riuscire quanto prima a pubblicare il tutto su libro + cd.

Da ultimo, ritornando a Hostsonaten , a quando il prossimo “capitolo”? Estate o autunno? Il bonus nel presente album “invernale”, “Autumn’s decline”, fa pensare a un “capitolo autunnale”…
Esattamente! Anche se in realtà non ho ancora cominciato a pensarci seriamente questa estate vorrei mettermi al lavoro sulle composizioni del prossimo capitolo che sarà appunto dedicato all’autunno e in cui vedrei una preponderante componente jazzistica venire alla ribalta. Jazzistica alla mia maniera, chiaramente…un pò influenzata da cose tipo Nucleus che sono la mia formazione jazzprog preferita.

a cura di Gaetano Menna