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Malaavia rock e vibrazioni (liquide)

Il secondo album della band di Pas Scarpato propone una commistione sonora ed atmosfere particolari. Un mix di suoni mediorentali, che si fondono con il jazz-rock, la fusion. In primo piano il sax ma anche la chitarra elettrica e le tastiere vintage

Malaavia

Vibrazioni liquide

(Multiforce 2008)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vibrazioni liquide” (etichetta “Multiforce” di Tiziano Giupponi) è il secondo album del gruppo rock progressive “Malaavia” pubblicato a quattro anni di distanza da “Danze d’incenso”. Un album a cui il bassista e vocalist Pas Scarpato - terminato il sodalizio con il tastierista Oderigi Lusi - ha lavorato a lungo. Scarpato ha trovato ora feeling con il fiatista Joe La Viola e, a quattro mani, hanno realizzato molte delle musiche di questo disco e tutti gli arrangiamenti. Il gruppo è stato completamente rinnovato e si propone affiatato e ben amalgamato come un settetto che ricomprende al suo interno anche il giornalista-scrittore Donato Zoppo nella veste di voce recitante. Ci sono poi la cantante Helèna Biagioni, i tastieristi Sebastiano Mazzoleni e Fabrizio Garofoli, il batterista Jacov Leone.

Significativi gli interventi degli ospiti, in primis quello del cantante della Nuova Compagnia di Canto Popolare Gianni Lamagna con un’intensa interpretazione di “Listen to te voices” in cui si amalgamano i linguaggi, dalla preghiera ebraica al grido di libertà in napoletano. Ci sono poi, come contributi, i guizzi vocali di Sofia Baccini e delle tastiere di Enrico Iglio (entrambi dei Presence), l’hammond ed il minimoog di Alfio Costa (Tilion), l’hammond ed il fender di Davide Rossi (Bandabertè), la chitarra di Fabrizio Frigeni (883), i contributi vocali di Eris Salvador (Vanilla Project), Francesco Magni e Chiara Boldreghini, ed altri, a conferma della caratteristica dei Malaavia di essere sempre e comunque un gruppo aperto.

L’art work della copertina e del booklet sono stati realizzati efficacemente da  Micky Laurent che ha saputo tradurre in un tratto grafico il senso di vibrante spiritualità, di arcano mistero che pervade l’opera musicale dei Malaavia. Da sottolineare, per inciso, che Laurent - in collaborazione con lo stesso Pas Scarpato, Patrizia Squeglia e Gianni Lamagna della NCCP - ha realizzato un bel sito, omaggio web, al maestro Roberto De Simone.

Sotto il profilo dei testi, nel primo cd dei Malaavia si era alla ricerca di «antiche verità», «come viaggiatori delle vie interne». Questo bisogno di scavo nell’interiorità e nel misticismo, prosegue e si amplia nel nuovo disco diviso in due parti: “Libro primo (intra moenia)” – che a sua volta si dipana in due movimenti – e “Libro secondo (extra moenia)”; “intra moenia” e “extra moenia”, cioè dentro e fuori le mura.

Molti i richiami religiosi, soprattutto biblici: “Il Cedro” ha il testo tratto da un passo dell’Antico Testamento del profeta Ezechiele;  il “Salmo di lode universale” rientra nella tradizione biblica; la seconda suite prende spunti dall’Apocalisse” di San Giovanni Evangelista (sottolineiamo, da parte nostra, che “Apocalisse” è una parola greca che significa “rivelazione”…). Nel disco si dedica il brano “Listen to the voices” allo Shemà Israel, preghiera centrale della liturgia ebraica; ma si ricorda anche, nel brano “Lakhmidi”, la preghiera del giovane lakhemida (i Lakhmidi furono il popolo arabo della Mesopotamia meridionale che protessero i poeti ed accolsero il Cristianesimo…). Insomma un disco che ha un afflato religioso e che invita alla fratellanza, alla tolleranza, all’unione, al dialogo senza ritenere di essere ciascun credo depositario della verità assoluta… E’ questa la vera Terra promessa, la vera rivelazione. In questo senso va intesa anche la citazione della frase finale in latino del libro “Il nome della rosa” di Umberto Eco: “Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus” (della rosa resta sono il nome, possediamo un nome nudo), a sottolineare proprio che non si presuma di essere depositari di verità assolute, in quanto queste saranno sempre contestabili… E il brano “La rosa” – scritto con il contributo “filosofico” di Salvatore Barbato – diviene centrale della poetica malaaviana: «La rosa mistica conduce alle leggi della luce, al sereno mare di cristallo».

Ha ragione Riccardo Storti che (sulla rivista trimestrale del Centro Studi per il Progressive Italiano, “Contrappunti” n. 2 di giugno 2008),a proposito del nuovo disco dei Malaavia sottolinea: «Esiste anche una questione di radici. Pas, il napoletano, trapiantato a Bergamo, obtorto labore, continua una strada espressiva che mantiene legami forti con il progressive napoletano, soprattutto, con quello degli Osanna».

Musicalmente tutto ciò si traduce in una commistione sonora ed atmosfere particolari. Un mix di suoni mediorentali, che si fondono con il jazz-rock, la fusion. In primo piano il sax ma anche la chitarra elettrica, le tastiere vintage.

Una sottolineatura espressa quando recensimmo, quattro anni fa, il primo disco dei Malaavia e che vale la pena rifare anche in questo caso: il bisogno di interiorità, di spiritualità di Scarpato e compagni non porta però ad una musica crepuscolare, introspettiva. Al contrario  quello proposto è un sound che sa essere sanguigno, variegato, elettrico. Un sound che non è blasfemo definire “corposo”: anima e corpo in armonia.

Gaetano Menna

 

Video dei Malaavia in rotazione nella nostra virtuale  PROG TV