Questo sito contribuisce alla audience di

Luigi Faccini: «Vi racconto come ho realizzato il film sul Banco»

Intervista al regista di “Garofano Rosso” che racconta la genesi del dvd con l’inedito concerto del BMS del 1980. La band con i due tastieristi è in stato di grazia; e sul palo si alternano trampolieri, mimi e giocolieri. A dosare le luci e riprenderli un canadese che era stato anche a Woodstock. Un guasto al mixer-video che si rivelò provvidenziale

Il primo album del Banco del Mutuo Soccorso è del 1972, il mitico “salvadanaio”. 35 (e più) anni dopo il salvadanaio è ancora in copertina sul cofanetto del dvd “Banco live 1980” (AMS, distribuzione BTF). Prodotto da Marina Piperno, con la regia di Luigi Faccini (il regista del film “Garofano Rosso” del 1976 di cui il BMS aveva firmato la colonna sonora).
Quello che non tutti sanno è che le musiche di un altro film di Faccini “Nella città perduta di Sarzana” (del 1980) sono state firmate da Vittorio e Gianni Nocenzi. Da quella collaborazione di Faccini con i fratelli Nocenzi (in particolare con Vittorio che aveva seguito il missaggio delle musiche con le scene) era nata l’idea di filmare alcuni concerti durante il tour del Banco dell’album Capolinea.
Quel concerto è uscito dai cassetti della memoria ed è diventato un pregevole dvd “Banco live 1980” (AMS). Il dvd è proposto in una confezione particolare con incluso un pregevole booklet; sessanta minuti suonati alla grande. Nel dvd è riportata la performance registrata, nel 1980 per l’appunto, a Viterbo, con il gruppo in stato di grazia. In evidenza l’apporto del datore luci e cameramen, il canadese Charles Rose che era passato per l’esperienza di Woodstock.

Il BMS è composto da Vittorio e Gianni Nocenzi (tastiere), Francesco Di Giacomo (voce), Rodolfo Maltese (chitarra), Pierluigi Calderoni (batteria), Gianni Colajacono (basso), Karl Potter (percussioni).
I brani eseguiti nel dvd sono: Di Terra, Garofano rosso, E mi viene da pensare, R.I.P., Interno città, Capolinea, Il ragno, Non mi rompete, Circobanda.
C’è poi un bonus di 45 minuti, “La verità darwiniana del rock” , che è una conversazione di Luigi Faccini con Vittorio Nocenzi.
Il cofanetto del dvd è del 2007. Perché ne parliamo oggi? Innanzi tutto perché non va sottovalutato. E’ crediamo l’unica testimonianza di una grande band progressiva ripresa live da un grande regista; con un video che è un vero e proprio film, girato con gusto cinematografico. La musica, i giocolieri…è il 1980, gli anni ’70 si vanno archiviando; il salvadanaio, ma anche tutto il movimento prog è arrivato al “capolinea” (come si intitola il disco live dell’epoca del BMS). Il gigantesco direttore d’orchestra sui trampoli - che dirige l’orchestra con la testa nel cielo e la musica che sa “di terra” - è il simbolo di una stagione che si chiude in modo mirabolante come si era aperta. Atmosfere circensi, un gusto teatrale della performance…
Tre anni fa Riccardo Storti coordinatore del Centro Studi per il Progressive Italiano mi dette la notizia che gli perveniva da Oliviero Lacagnina (il mitico tastierista dei Latte e Miele, la band genovese di culto che recentemente si è ricostituita ed ha realizzato un disco dal vivo, “Live tasting” per Aereostella, ndr): c’è un’eccezionale, inedita videoregistrazione live del Banco di Mutuo Soccorso.
Lacagnina collabora con Faccini da tempo (tra l’altro il sito di Piperno e Faccini si apre proprio con una rumba scritta da Lacagnina)… ed annuncia che il film concerto sul BMS sarebbe stato proiettato in anteprima a La Spezia sabato 29 ottobre 2005, nell’ambito di una rassegna cinematografica-laboratorio sulla musica da film interamente dedicata all’opera di Luigi Faccini.
Al cronista si drizzano le antenne. Contatto Faccini per un’intervista per il canale prog di Supereva.it (ottobre 2005). Da lì nasce il contatto del regista con il discografico Matthias Scheller…

Quella di tre anni fa fu un’intervista a tutto tondo su Faccini ed il Banco, Garofano rosso, Bacalov, ecc. All’uscita del dvd ricontatto il regista per una nuova chiacchierata focalizzata soprattutto sul dvd, dovendo scriverne la recensione.
Quella lunga intervista è rimasta inedita. Mi è sembrato opportuno proporla, per quello che è: una lunga, appassionata, puntuale testimonianza che fornisce molti dettagli sulla collaborazione tra il regista e il Banco e ci fa comprendere l’importanza del dvd realizzato.
Il Banco del Mutuo Soccorso non ha mai avuto la testa e la musica in cielo o in terra. E’ sempre stato calato nella realtà, e ha saputo percepire il vento che cambiava, adattarsi al nuovo… L’immagine del mega-direttore, sul palcoscenico di Viterbo, che dirige la fine di una stagione è straordinaria.

LA TESTIMONIANZA DI LUIGI FACCINI

In genere, come dire, i materiali residuati, l’archeologia, i guasti del tempo, ecc. potrebbero dare – e spesso li danno – risultati incerti ed ambigui. Non nel caso di questo concerto, che era il primo di una serie di tre live del Banco che seguii nel 1980, tra inverno e primavera dell’80, quando stavamo lavorando insieme al nostro secondo film assieme che era “Nella città perduta di Sarzana” (la prima collaborazione fu “Il Garofano rosso”, ndr).
L’idea di registrare le performance del Banco la proposi a Vittorio Nocenzi (con cui lavoravo fianco a fianco in moviola al montaggio della musica).
Riuscimmo a incastrare nella post-produzione de “Nella città perduta di Sarzana”, le riprese di questi concerti.
Mi avvalsi di un gruppo tecnico di Milano che aveva un datore luci straordinario che si chiamava Charles Rose, che era un canadese bravissimo anche con la macchina d ripresa a mano.
Fece delle luci bellissime. Soprattutto a Viterbo perché eravamo in un teatro molto grande, un palco spazioso … c’era la distanza giusta tra la fonte luminosa e l’oggetto da illuminare. E poi lì la band suonò particolarmente bene quella sera. Risultati più deludenti a Frascati, non tanto per i suoni, quanto per le luci… il palco era piccolo e quindi le luci sbavavano, erano terribili.
Quel concerto di Viterbo era rimasto nella mia memoria… l’avevamo filmato con quattro telecamere. E avevamo fatto un montaggio cinematografico.
Il prodotto lo chiamo “film” perché non è la solita friggitoria televisiva con tutte le telecamerine che si alternano… la 1, la 2, la 3… la 3, la 2, la 1, dall’alto, dal basso e viceversa… Come si vede quella specie di macchina infernale che è la tv, non privilegia mai la musica, ma le espressioni, i dettagli, che distraggono spesso dalla percezione musicale. E che era anche un po’ il gusto del tempo ma anche dei videoclip posteriori, con questo barocchismo, montaggio velocissimo, accostamenti arbitrari.
Invece lì c’erano questi personaggi ( i musicisti del Banco, gli acrobati), giovani, belli come erano allora perché si parla di 28 anni fa ed io a Charles Rose e gli altri cameramen li guidai a gesti perché si ruppe, proprio nel momento in cui cominciava il concerto, il mixer video; non potei dirigere dalla cabina regia, guardando il concerto dal monitor; ero in sala, in galleria e facevo esattamente il vigile urbano… dirigevo il concerto a gesti, allargando le braccia e dicendo più largo, più stretto, vai indietro, vai avanti, ecc.
E dissi a Charles: vai sul palco e fai quello che vuoi. E quest’uomo si avvicinava alle mani, alla tastiera e “ascoltava” la musica… una cosa straordinaria perché mi sono ritrovato del materiale girato su dei dettagli: le dita dei Nocenzi sulle tastiere, di Maltese sulla chitarra, quelle di Colajacono sul basso, le rullate di Calderoli alla batteria… scene girate con dei movimenti che erano quelli della musica.
Il montaggio lo feci successivamente avendo praticamente quattro master e prendendo le inquadrature che mi piacevano, dall’uno o dall’altro; allungando, alterando i tempi, non secondo quello che era la solita regia da studio che si fa negli spettacoli musicali, ma con delle scelte più ragionate, più collegate alle prestazioni di questo operatore (Charles Roses) ed a quello che era il mio gusto musicale che era ormai consolidato.
Conoscevo il Banco molto bene, anche perché avevo seguito il live di “Capolinea” quando incidevano in un locale di Milano… E poi c’era un grande feeling con loro. Volevo bene a questo gruppo. Mi piaceva la fatica che faceva a intendersi, ad elaborare i suoni. Vittorio Nocenzi era un perfezionista micidiale. Non so se hai mai avuto modo di seguirlo in fase di missaggio, non soltanto in quella di esecuzione… sta lì con le mani sui pulsanti come un ragno sulla tela… tira su, tira giù… entra in stanza di missaggio e non esce più.
E quindi, nella registrazione, venne fuori un risultato particolare legato anche ad alcune casualità come, per l’appunto, la rottura del mixer video. E così il concerto che era di 60-70 minuti rimase in archivio ed io avevo sempre in testa di riprenderlo in mano.

La destinazione? Era un po’ anche quella “conservativa”, in qualche modo. Fissare un momento del Banco che era in un momento di grazia. Il film si apre con un’esecuzione live “di Terra” che è una delle pochissime con Gianni Nocenzi che qualche anno dopo lasciò il gruppo. Quando recentemente ha visto il nastro del film (il VHS che gli ho mandato) era strabiliato. “Non mi sarei mai immaginato una versione così riuscita di ‘di Terra’ live”, mi disse..
Il film che viene fuori avvalora la mia tesi che avessero suonato particolarmente bene in quel concerto che andò in onda sulla Rai nell’80 (ci fu così un piccolo recupero economico delle spese).
Il concerto fu trasmesso in tv, sai quelle cose che si mandano in onda a mezzanotte, che si perdono nei meandri. Era prodotto da Marina Piperno, con la mia regia.
Ho ripreso il master, l’ho rieditato, ho fatto tutta una serie di pulizie necessarie per i danni del tempo. Era stato girato in BVU da tre quarti di pollice e il tempo aveva accumulato sul nastro una serie di piccole anomalie, che abbiamo eliminato, corretto, ecc.
Ho fatto un lavoro accurato con i miei collaboratori attuali, due giovani di La Spezia, un operatore che viene dalla fonia ed una giovane montatrice; abbiamo lavorato di bulino ed il risultato è molto bello.
Il suono è straordinario perché è preso dal mixer in sala; e quindi non è un suono “eroico”, ma eccellente (avevamo a disposizione un mixer molto buono).
Il concerto documentato ha una valenza anche storica, in qualche modo. Si vedono i componenti del BMS al massimo della loro prestazione dal vivo. C’è un Francesco Di Giacomo che canta molto bene, in straordinario equilibrio musica e parole. In genere una cosa così non si sente; quando si va ad un concerto spesso c’è una dominazione del suono ed una quasi cancellazione delle parole. Per cui vedi un signore che si sbraccia, che si agita, apre la bocca e non capisci che cosa dice. Ed invece qui si sentono bene le voci, si percepiscono appieno le parole, i contenuti vengono fuori.


Il Banco in quell’epoca, per alcuni mesi, si avvalse della collaborazione anche di “Assemblea Teatro” che io conobbi in quell’occasione e che poi presi ancora con me alcuni anni dopo per un altro contesto. Ci sono delle coreografie con i trampolieri, i mimi in scena, tanto è vero che nella copertina del dvd c’è questa grande figura sui trampoli di direttore d’orchestra, con la bacchetta. Arriva all’inizio del concerto sul proscenio; ed il concerto inizia così con questa figura altissima filmata dal basso ed è il direttore d’orchestra magico che dirige dal cielo e la musica sotto sa “di terra”… cresce cresce e poi finisce con il grande assolo un po’ chopeniano di Gianni Nocenzi.
Quindi un’operazione molto bella con immagini particolari, perché c’era la voglia di raccontare anche in modo cinematografico

Il dvd con il concerto è arricchito da una lunga, interessante intervista a Vittorio Nocenzi.
Questo film lo considero un caposaldo di una storia del rock che in Italia non si è ancora scritta perché non c’è niente di sistemizzato; si è lasciato questo fenomeno musicale (il rock progressivo) in qualche modo ad estinguersi; ed anche questo repêchage che si ha oggi, viene fatto in modo un po’ folclorico. E allora ho detto a Vittorio: voglio intervistarti e ti chiedo di fare il punto sulla storia del rock progressive italiano, con gli avvenimenti che anche voi avete attraversato in qualche modo. E’ un’intervista di 45 minuti in cui lui dà tutta una serie di informazioni e fa un’ analisi anche di quello che è stato un fenomeno dagli anni Settanta ad oggi.
L’intervista è intitolata “L’età darwiniana del rock”. Il titolo l’ho suggerito io anche perché Darwin era nel loro DNA e naturalmente noi siamo evoluzionisti e non creazionisti; e il lavoro fatto sulla musica, sulle forme musicali dal gruppo, da Vittorio, da Gianni e da tutti gli altri è stato proprio quello di passare evolutivamente da alcune forme ad altre, contaminandosi, arricchendosi. In qualche modo vedo che al BMS non gli si è ancora riconosciuto tutto ciò che meriterebbe. E’ ora che venga detto apertamente che il gruppo del Banco è uno di quelli che più ha lavorato in termini di cultura. In questa intervista ho molto assecondato, ho interloquito molto poco; ho offerto uno schema, ho fatto delle richieste e Vittorio si è infilato dentro da grande affabulatore e conoscitore della materia.

(di Luigi Faccini , dichiarazioni raccolte da Gaetano Menna)