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Vacalebre (Mattino): Sorrenti ed Osanna, torna la nostalgia canaglia

Il critico musicale del quotidiano di Napoli "Il Mattino" dedica un articolo ai nuovi dischi di Jenny Sorrenti ("Burattina") e Osanna ("Prog Family"). "I due cd nella pila di novità napoletane, messi insieme, fanno uno strano effetto, un po’ madeleine proustiana, un po’ macchina del tempo".

Da “IL MATTINO
del 19 aprile 2009

SORRENTI ED OSANNA,
TORNANO GLI ANNI ‘70

articolo di
FEDERICO VACALEBRE

Quei due cd nella pila di «novità napoletane» messi insieme fanno uno strano effetto, un po’ madeleine proustiana, un po’ macchina del tempo.

Già, perchè Jenny Sorrenti come gli Osanna appartiene di diritto a quella «Prog family» a cui il riformato gruppo di «Palepoli» ha addirittura intitolato il suo nuovo album, anche se la sorella del «figlio delle stelle» Alan ha messo da parte da tempo il sound dei suoi Saint Just (ma si diceva che li volesse riformare) per virare su un post-folk,che tiene insieme le sue radici celtico-partenopee con le esperienze di Marcello Vento, batterista e percussionista proveniente dal Canzoniere del Lazio.

Lino Vairetti, unico superstite della storica formazione anni ’70 con Danilo Rustici, Lello Brandi, Massimo Guarino e Elio D’Anna, da anni lavora al rilancio della griffe Osanna, convinto che ri-registrare, come in questo caso, gli hit del gruppo, da «L’uomo» a «There will be time», da «’A zingara» a «Fuje a chistu paese» con giovani strumentisti (suo figlio Irvin, Fabrizio Fedele, Nello D’Anna, Sasà Priore e Gennaro Barba), possa «ridar quel vigore e quella grinta che ha sempre caratterizzato il nostro sound», spiega il cantante, autore anche dell’immagine di copertina, oltre che produttore e discografico del progetto con la sua Afrakà Record. Ma è davvero una famiglia allargata, ed unita dalla nostalgia canaglia per la stagione barocca del progressive rock, quella che vede uniti nel disco David Jackson, sassofonista dei Van der Graaf Generator di cui viene ripreso il celebre «Theme one»; David Cross, violinista già al servizio dei King Crimson; Tm Stevens; Gianni Leone, ex Balletto di Bronzo; il ritrovato Lello Brandi; il Solis Strig Quartet. Una famiglia a cui farà particolarmente piacere l’edizione, doppia, in vinile, annunciata per maggio-giugno.

Jerry Sorrenti, invece, dopo il ritorno nel 2001 con «Medieval zone» e il bis di tre anni dopo con «Com’è grande enfermidade», cerca nel folk la risposta alla crisi/noia del filone new age, usa al meglio la sua voce e in «Burattina» (Odd Times/Egea) si apre a sonorità in arrivo dal Mediterraneo, l’Africa, il Nord Europa e la sua Napoli.

Accompagnata dall’Orchestrina Malombra guidata dal coautore Vento, eccola debuttare nel dialetto partenopeo in «Maronna mia», «dedicata a Manina Consiglia, organizzatrice di un progetto che si occupa dei bambini di Nosy be, Madagascar, aiutandoli ad andare a scuola, ma anche a collaborare con gli adulti nel costruire le case in cui poi vivranno», spiega lei. «Bachgen bach o dincer» è «ispirato a una filastrocca gallese, un ritorno a casa dedicato non a caso a mia madre». «Nessuno è più forte di chi non ha nulla più da perdere», nonostante il duetto con Enzo Gragnaniello, potrebbe venire dagli anni Settanta, mentre «’A stessa terra» getta un ponte tra Partenope e il Cairo.

Con voce-strumento che non dimentica la lezione del maestro Demetrio Stratos, Jenny affronta la confusione della vita in «Stella luntana» e chiude simbolicamente questo suo viaggio che è anche un amarcord, per quanto in divenire, con un brano manifesto come «Ricostruire».