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Porta Palazzo a Torino, ombelico del mondo

Ottimo album di esordio dell' Orchestra di Porta Palazzo, una formazione multietnica che a Torino intreccia le musiche delle vecchie osterie di Borgo Dora con le percussioni africane, le sonorità orientali, i ritmi sudamericani. Omaggio anche a George Moustaki. La recensione

L’Orchestra
di Porta Palazzo

(Folkclub Ethnosuoni)

Qualche anno dopo l’avvio dell’esperienza dell’Orchestra di Piazza Vittorio a Roma (che in questo periodo sta riscuotendo grande successo con la rilettura teatrale del “Flauto Magico” di Mozart, ndr), si è avviata un’esperienza analoga, altrettanto suggestiva, che mescola i suoni ed i ritmi in un’altra città multirazziale per eccellenza, Torino. Porta Palazzo (Porta Pila in dialetto) è un pò la piazza Vittorio di Torino; e lì ha sede il famoso mercato delle pulci torinese, il Balon.

L’ Orchestra di Porta Palazzo - che pubblica finalmente il suo album d’esordio (Folkclub Ethnosuoni) - ricomprende quattordici musicisti, provenienti da Tunisia, Algeria, Cina, Cuba, Senegal, Nigeria, Stati Uniti, Isole Mauritius e Italia, che danno vita ad un disco variegato e colorato, con l’energia di un concerto dal vivo e l’eleganza di un prodotto in studio.

Le storie di migranti, le culture differenti, i suoni si fondono, si amalgamano. Si intrecciano le musiche delle vecchie osterie di Borgo Dora con le percussioni africane, con le sonorità orientali, con i ritmi sudamericani. Ne esce così un disco affascinante, dai mille aromi e sapori.

Ricomprende anche “Porta Pila“, la struggente canzone dedicata a questo luogo che è davvero ombelico del mondo e delle culture; con il dialetto torinese che si unisce alle lingue straniere…

Da qualche angolo della città giunge il canto di un vecchio classico di George Moustaki, “Lo Straniero”, che si sposa con il tango e che diventa una canzone in arabo: «Con questa faccia da straniero /sono soltanto un uomo vero / anche se a voi non sembrerà…».

Come è bello questo brano di quarant’anni fa che racconta storie di “stranieri” così attuali.

Gaetano Menna