La piccola peste è nella sua stanza. Sì, mia nipote Lucy, di 13 anni, ha un suo rifugio in casa nostra. Quando ha voglia, sale un piano di scale del palazzo e si rifugia da me e Bruna, i nonni.
Nonni beat come ci prende in giro affettuosamente, per via della nostra passione per il quartetto di Liverpool. Nella sua cameretta c’è il poster dei Fab Four con la zazzera. E’ proprio lì, di fronte al letto…
Entriamo a darle la buonanotte e la troviamo seduta al centro del letto, immancabilmente alle prese con il Nokia a scrivere il milionesimo sms. Risponde con un saluto distratto e gli occhi che non si staccano dal cell. Poi, all’improvviso - proprio mentre stiamo uscendo dalla stanza - abbandona il telefonino sul cuscino e ci chiede a bruciapelo: “Nonni, ma chi erano i Beatles?”, con gli occhi furbetti puntati su quelli di John che la guarda dalla parete assieme a Paul, George e Ringo…
Bruna, sorride, torna indietro…siede sul letto, stringe le mani della piccola Lucy nelle sue.
“Vedi – dice la nonna alla nipote - c’era un tempo che ci affascinava una canzone dedicata ad una ragazza che si chiamava come te, che stava nel cielo con i diamanti. Una canzone così diversa, così affascinante, così misteriosa. Il nonno ed io ci innamorammo, ascoltandola” .
“Quel disco mi sembrava come… come una chiave che poteva aprire la porta per entrare in un mondo migliore. Avevo 18 anni nel 1967 e stavamo cambiando il mondo”.
La piccola guarda la nonna con sguardo interrogativo.
“Oh sì, davvero… era tutto così diverso, da quello che avevano costruito i nostri genitori… E quella musica, quel disco di un Sergente e la sua banda era, era… sconvolgente! Ascoltando quelle note sentivo il profumo di Londra, il nuovo che avanzava…Sentivo il profumo del futuro. La love summer l’avrebbero poi chiamata”.
Mi avvicino alle spalle di Bruna, le accarezzo le spalle, mentre i ricordi fanno venire le lacrime agli occhi… “Due anni dopo - prosegue a dire la nonna – già, quarant’anni fa, è nato il tuo papà…
Figlio della “rivoluzione”, delle barricate, delle notti in un sacco a pelo a cantare i Beatles in un’università okkupata
Vivevamo il Sessantotto, la rivoluzione culturale… E credevamo davvero che il mondo potesse essere migliorato. Eravamo assieme ragazzi di sinistra, ragazzi di destra, noi giovani contro il vecchio…”.
“Rimasi incinta, cantando i Beatles, ma decidemmo di tenere quel piccolo frutto rivoluzionario. Nonostante tutto e tutti. I Beatles si sciolsero dopo un ultima stupenda canzone Let it be e ci trovammo pieni di speranze negli anni Settanta… Poi John - prosegue la nonna guardandolo sul poster – incise Imagine. L’ascoltavo ballando con il mio piccolo, stringendolo al seno, convinto che un mondo migliore sarebbe davvero arrivato…”.
Invece tutto sarebbe stato diverso in quei turbolenti anni Settanta, dove la rivoluzione avrebbe preso altre strade e spento i riflettori sulla Love Summer e sulle speranze. Ma questo non lo dico alla piccola peste.
Guardo i suoi occhi limpidi, e mi specchio in essi. L’abbraccio forte. E le sussurro all’orecchio: “Lucy tu ci chiedi chi erano i Beatles… Ebbene erano un sogno. Solo un piccolo grande sogno sotto… un cielo di marmellata”.
(G. M.)

Claudio Costantino








