Questo sito contribuisce alla audience di

Max Meazza & Pueblo sono sempre on the road

I Pueblo a metà degli anni Settanta incisero hit in stile West Coast. La band guidata da Max Meazza pubblica ora il cd “Race against destiny”… è attratta dall’America dei lunghi tragitti con le classic cars statunitensi, dei lunghi nastri d’asfalto nel nulla, dove è possibile compiere la propria “gara contro il destino”. La recensione

I Pueblo a metà degli anni Settanta incisero alcuni hit in stile West Coast (“Mariposa”, “Song Girl”, “Rio Hondo”, tra i brani di maggior successo) ed un interessante 33 giri.
Si proponevano originalmente come un trio di chitarristi, Max Meazza, Claudio Bazzarri e Fabio Spruzzola.

Brani come “Mariposa” proponevano suggestioni acustiche… un tappeto di percussioni, intrecci di chitarre, svisate ed un testo scarno ma efficace ad omaggiare l’incanto, il fascino incontaminato di Mariposa in California. Il nome Mariposa viene dalla farfalla come era chiamata nella lingua dei pellerossa. La località si chiama così perché era una zona popolata da farfalle multicolori. Pensate farfalle ed una splendida foresta di sequoie. Insomma erano musa ispiratrice le suggestioni della west coast americana, che tanto affascinavano anche in campo musicale.

La musica californiana, a cui si ispiravano i Pueblo, prese avvio dal country rock sul finire degli anni ‘60, ma poi si sviluppò verso vari orizzonti musicali unendosi al pop, al soul e alla fusion, acquisendo così una sua fisionomia.

I Pueblo, come abbiamo detto, negli anni ‘70 si proponevano come un trio di chitarristi. Spruzzola proveniva dalla musica classica e ad essa è tornato. Infatti oggi è docente di Chitarra presso il Conservatorio di Udine ed un valente concertista molto apprezzato.
Meazza invece in questi anni ha continuato a coltivare la sua passione per il blues, con a fianco sempre l’altro reduce dei Pueblo, Bazzarri.

Esce ora (per le etichette Desolation Angels Records e Ird) come Max Meazza & Pueblo l’album “Race against destiny” (che significa “gara contro il destino”) ; con Meazza oltre il fido Claudio Bazzarri hanno collaborato ottimi musicisti (Rob Tognoni, Gigi Cifarelli, Tim Jones, Lucio Bardi, Walter Calloni, Massimo Spinosa, Enrico Ferraresi, Luca Crippa, ed altri).

Max, oggi, più che prediligere l’America della costa, non so Miami Beach, o le bellezze naturali come quelle di Mariposa, si orienta verso il Deserto di Sonora, come ci fanno comprendere le foto di copertina e del booklet.

E’ attratto dall’America dei lunghi tragitti con le classic cars statunitensi, dei lunghi nastri d’asfalto nel nulla, dove è possibile compiere, per l’appunto, la propria “gara contro il destino”. Un’America polverosa, arida, non da cartolina.

Max ci sembra un cow boy del rock ‘n blues, quello che si suona nei piccoli club accaldati e fumosi come ci fa comprendere nel brano live proposto “Big Knife”.
Si richiama ad un mondo per certi versi andato – come lasciano intendere la foto di copertina con la carcassa d’auto d’epoca nel deserto ed anche il titolo dell’album – un mondo che ha le sue suggestioni, che preserva sonorità calde e vintage.

Ma al di là delle suggestioni acustiche della west coast, c’è in questo nuovo disco di Max Meazza & Pueblo l’amore per i suoni sanguigni statunitensi: E c’è pure la passione per un rock-blues di impronta inglese.

Non a caso Max propone, oltre le sue composizioni originali, le riletture di brani d’Oltremanica come “Down and dirty” e “Rock Steady” di Paul Rodgers e Bad Company. Dice Max: “Ho imparato a cantare grazie a Paul Rodgers ed andando in Inghilterra ad ascoltare i Free”.
E ancore Gran Bretagna in una canzone come “Solid Air” (che era l’omaggio di John Martyn a Nick Drake). Ma c’è anche l’omaggio personale di Meazza a Drake con “As a falling leaf” (come una foglia che cade); questa è una sua canzone delicata, intensa, da accapponare la pelle, che si ispira al rock-blues inglese.

Però un brano ci colpisce in particolare. E’ “Solid Air”, si proprio la canzone di John Martyn dedicata a Nick Drake. Ora che se ne è andato anche Martyn, “Solid Air” diventa l’omaggio di Max Meazza a entrambi… di più, ad un mondo tormentato che è giunto alla fine.
E’ bella, intensa, la rilettura di questa canzone. Max la indossa come un vestito, la fa propria. Ed è un vestito che gli calza a pennello.

Dopo la sosta inglese però vale la pena correre nel deserto americano (come lascia intendere il brano “Desert Ride”). Si Max Meazza & Pueblo sono sempre on the road.

Gaetano Menna