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La bizzarra foglia caduta di Andrea Vercesi

Al nuovo lavoro solista dell'artista pavese, “Mad Fallen Leaf”, hanno collaborato alcuni membri storici dei Jethro Tull. Il sound è senz'altro figlio dei JT e del folk progressive inglese, ma si pone in evidenza per l’originalità. Emergono un suono incantato (magicamente sospeso, intriso di passione acustica), ed una vocalità avvolgente. La recensione

ANDREA VERCESI
MAD FALLEN LEAF
la recensione

Andrea Vercesi ha una passione innata per la band di culto inglese dei Jethro Tull. Realizza concerti sia come “Jethro-Tull-Acoustic-Solo-Tribute”, sia come chitarrista acustico/mandolinista/corista dei Beggar’s Farm (la cover-band ufficiale dei Jethro Tull), con cui partecipa alle Convention nazionali degli Itullians, ovvero i fans della mitica band di Ian Anderson. I Beggar’s Farm si distinguono per la cura maniacale dei dettagli durante l’esecuzione delle composizioni dei Jethro Tull.
Insomma Andrea ha davvero all’attivo un’intensa attività live e discografica diretta a esaltare in Italia un mito del rock inglese.

Il nuovo lavoro solista del musicista pavese, polistrumentista e cantante, che si intitola “Mad Fallen Leaf”, è senz’altro figlio dei Jethro Tull e del folk progressive inglese. Ma si pone in evidenza per l’originalità e la maturità acquisita da Vercesi che lo ha realizzato con massima professionalità ed intenso feeling.

Hanno collaborato con lui, per la realizzazione del disco, proprio alcuni membri storici dei Jethro Tull: Clive Bunker (primo batterista dal 1968 al 1971 dei Jethro Tull), Jonathan Noyce (bassista dei Jethro Tull dal 1995 al 2006), Andrew Giddings (tastierista dei Jethro Tull dal 1993 al 2006). Con loro anche il grande Gary Pickford-Hopkins (vocalist dei Wild Turkey ma anche della band del tastierista degli Yes Rick Wakemann), e Paolo Bonfanti (valente chitarrista blues internazionale degli Slow Feet il supergruppo di Franz di Cioccio) e poi tanti altri compagni di avventura di questi ultimi 3 anni di attività musicale.

L’album, grazie agli illustri collaboratori, ed alle ottime composizioni ci sembra davvero uno spicchio di campagna inglese catapultata all’ombra della certosa di Pavia.

Tutti i pezzi, cantati in inglese, sono scritti da Andrea Vercesi ad esclusione di “An Italian Love Song” scritta da Gary Pickford-Hopkins nei primissimi anni settanta. Una gemma rimasta nascosta fino ad oggi che Gary ha voluto inserire nel cd di Andrea.

Questo album ci appare davvero, come potremmo tradurre il titolo del cd, una “bizzarra foglia caduta”. A sottolineare la sua diversità, il suo essere figlio di un sound indubbiamente di matrice anglosassone.
La filosofia del disco è racchiusa proprio nella title track in cui Andrea canta una considerazione che ci appare autobiografica: “Voglio continuare a vivere in una sorta di incanto, voglio volare in alto e avvicinarmi ai miei desideri”.

Una vocalità avvolgente ed un sound che è - più che bizzarro - incantato, magicamente sospeso, intriso di passione acustica. Ma anche trascinante, con cavalcate folk .

Gli undici brani sono tutti molto belli. Oltre la title track, oltre la composizione degli anni Settanta di Gary Pickford-Hopkins, va segnalata almeno la delicata “The Snow Song”, una canzone molto progressive con le tastiere vintage che ci riporta ad un paesaggio invernale inglese, congeniale a questo inizio di gennaio.
Un brano melodicamente ammantato di neve.

Gaetano Menna