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Il suono post-fantascientifico dei Daal

Merita grande attenzione il nuovo progetto musicale di Davide Guidoni ed Alfio Costa. Ci troviamo davanti ad un post-prog, ad un post-rock, ad post-jazz (non sappiamo definirlo) cupo, misterioso, sinistro eppure che ha grandi aperture e squarci metal, tra techno ed industrial oppure a volte inaspettatamente melodici; oppure al contrario che si avventura nei territori aspri del free jazz. La recensione


DAAL
Disorganicorigami

Mellow Records

La recensione

Forse vale la pena partire dal titolo “Disorganicorigami” per comprendere il senso del disco strumentale dei DAAL, il nuovo progetto musicale di Davide Guidoni ed Alfio Costa. (DAAL è un acronimo nato dall’unione dei nomi DAvide e ALfio, ndr).
Nel titolo dell’album c’è un richiamo agli origami, ovvero alla tecnica giapponese di piegatura della carta con cui si creano modelli, costruzioni anche estremamente complicate. Costruzioni complesse ma allo stesso tempo fragili.Sogni di carta.

Ecco i brani di questo disco sono disorganici ma complessi, potenti ma allo stesso tempo fragili. C’è l’elettronica, c’è il drumming potente, ci sono tutte le tastiere possibili e immaginabili a ricamare e costruire. E poi gli interventi di tanti ottimi artisti della nuova scena (neo)progressive a “plasmare”: Fabio Zuffanti (Finisterre, Maschera di Cera), Cristiano Roversi (Moongarden, Mangala Vallis), Alessandro Papotto (Banco del Mutuo Soccorso, Periferia del Mondo), Vincenzo Zitello (Jenny Sorrenti), Laura Mombrini (Prowlers) e il fratello minoredi Alfio, Flavio Costa (Prowlers, Tilion). Sogni di note.

L’organicità diventa disorganicità e si creano “suoni-origami” come “costruzioni” apocalittiche ma bellissime. Suggestioni e mistero in uno scenario catastrofico. Ci piace la definizione data da Alfio Costa alla musica dei Daal: “Un miscuglio alchemico di atmosfere sonore e ritmiche viscerali“.

Quello dei DAAL è un sound che non è prog, né rock, né jazz. Ci troviamo davanti ad un post-prog, ad un post-rock, ad post-jazz (non sappiamo definirlo) cupo, misterioso, sinistro eppure che ha grandi aperture e squarci metal, tra techno ed industrial oppure a volte inaspettatamente melodici e romantici con intarsi di flauto, violino, piano ed archi; oppure al contrario che si avventura nei territori aspri del free jazz (in questo senso c’è stata, tra le altre, una collaborazione superba di Alex Papotto al sax).

Siamo distanti anni luce dal suono vintage, eppure questo disco è figlio (spurio e disorganico) di una stagione, di un’epoca. Della voglia di sperimentare dei King Crimson, dei Tangerine Dream e dei Pink Floyd più psichedelici; raccoglie la lezione della “storia”, (soprattutto quando le tastiere si librano al di là ed al di fuori della coltre elettronica) senza farsi condizionare; si pensi alla personale rilettura di “A Saucerful Of Secrets” dei Pink Floyd di Syd Barrett, con il contributo delle voci-strumento di Laura Mombrini e Cristina Vinci.

Come bonus track c’è un’altra cover, quella del brano “Var Glas Var Dag” dei Ragnarök (proposta inizialmente da “Rökstenen”, il tributo antologico al progressive pock svedese degli anni Settanta dell’ etichetta francese Musea).

A noi piacciono i dischi dei Taproban, dei Tillion, ma questo - e lo diciamo senza enfasi eccessiva - supera i precedenti lavori di Guidoni e Costa; il disco va oltre, con coraggio, con passione, avventurandosi su sentieri tracciati per poi allontanarsi da essi. Crediamo che sia stata vincente la “disorganicità” delle esperienze dei due musicisti in binomio.

C’è da evidenziare anche la complessità (e bellezza) della grafica algida, dark, spaziale del booklet (curata da Davide Guidoni che è anche uno dei migliori disegnatori che si occupano di artwork) a dare una personale ed avvincente “lettura” del suono e della storia raccontata in note, una interpretazione in chiave “post-fantascientifica”.

Nell’ insieme un disco curato, particolare, realizzato con grande professionalità e creatività. Che sa ricordare ma mai banalizzare, che sa sperimentare e innovare. Piedi in parte nel passato, testa decisamente nel futuro.

Gaetano Menna