Le canzoni-autoscatto di Leonora

La cantautrice romana incide "Electronic ballads", un album introspettivo, riflessivo, intimistico , di grande atmosfera. I testi dei brani esprimono i pensieri, le preghiere, i respiri, i silenzi, le parole dentro. Produttore del disco è Marco Olivotto conosciuto dai fans dei VDGG. La recensione


LEONORA
Electronic Ballads

Lol Productions
(distrib. BTF)

Sanremo Giovani del 1996. Tra i 24 interpreti, cantautori e gruppi esordienti che vi parteciparono c’erano anche Alex Baroni, Niccolò Fabi, Paola e Chiara, Miki Mix (ovvero Caparezza), Tony Blescia. Ed anche la cantante Leo Nhora e propose la canzone “Bit”. Un piano elettrico e sonorità elettroniche che portarono una ventata di freschezza ed innovazione alla riviera dei fiori.
Il brano faceva comprendere già allora una passione della cantante per sonorità elettroniche, che proseguirà nel tempo.

14 anni dopo Leonora è diventata una parola sola, senza l’acca ed è il nome d’arte della cantautrice romana Eleonora Cardellini, che ha inciso in questi anni altri brani, ha fatto qualche importante apparizione televisiva. Ma praticamente propone solo ora il suo primo vero album. Si intitola “Electronic Ballads” (pubblicato dalla Lol Productions e distribuito da BTF) ed è un disco che si presenta curato nei particolari, raffinato, elegante e di grande intensità spirituale e musicale.

Il lavoro è introdotto da un’accattivante booklet con gli autoscatti dell’artista. Un pò come guardarsi allo specchio. E questo disco, in un certo qual modo, è una riflessione su se stessi.

L’album è stato realizzato tra Roma (dove risiede l’artista) e Trento (dove vive il produttore e ingegnere del suono Marco Olivotto).
C’è da dire che Olivotto è una vecchia conoscenza degli appassionati del rock progressive ed in particolare dei Van Der Graaf Generator. Tra l’altro è animatore del gruppo di Studio per le opere di Peter Hammill, ed ha collaborato al concerto live del 2006 di Tony Pagliuca-David Jackson-Nic Potter come cantante (proponendo i brani del “generatore”…).

Leonora-Olivotto, Roma-Trento con le distanze annullate da Internet ed un sodalizio tra i due soprattutto virtuale ma che ha funzionato alla perfezione.

Un cd che ha un pò la mentalità del vecchio 33 giri. Infatti è pensato come se avesse due facciate: il lato A con le ballate in inglese, il lato B con quello in italiano. Ad unire le due facciate una traccia nascosta solo musicale. Equilibrato, il disco fornisce le due anime di Leonora, testimonia la doppia personalità. Il lato inglese la porta sui sentieri di Radiohead, Bjork, Suzanne Vega; quello italiano verso interpreti come Alice, Grazia Di Michele e Cristina Donà…

Un’artista ispirata che apre il disco con una preghiera laica, una supplica-confessione, “Dear Mary“, dedicata alla Madonna… un mea culpa elettronico. “Beata ignoranza” racconta di foto di donne occidentali in guerra… feriscono più delle macerie. Sono un orrore nell’orrore.

I testi dei brani esprimono i pensieri, le preghiere, i respiri, i silenzi, le parole dentro. Descrivono i grandi orizzonti dell’interiorità. Per un album introspettivo, riflessivo, intimistico , di grande atmosfera.

I fans sono coinvolti anche al di là del disco. Sul sito Internet di leonora si forniscono tracce vocali di alcune sue canzoni e le foto per costruire personali remix audio ed illustrativi, invertendo il rapporto: ora è l’ascoltatore a costruire l’opera che propone all’artista.
Nel gioco di capovolgere le parti ed i ruoli. Nel gioco degli specchi e dei riflessi.

Gaetano Menna

2006: Marco Olivotto sul palco con Tony Pagliuca, David Jackson, Nic Potter e Tolo Marton. Leggi l’articolo sulle prove del concerto

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