PFM rende omaggio alla "Buona novella" di De André

La PFM suona e aggiorna musicalmente il disco capolavoro di Fabrizio De André del 1970. All’epoca, i musicisti avevano collaborato in studio con Faber (come Quelli) per realizzarlo. Ora, nel quarantennale dell'uscita, la band di Di Cioccio, Mussida e Djivas lo ha arricchito, integrandolo con un consistente apporto strumentale inedito che raddoppia la durata originale del disco, prolungandola a oltre un'ora d'ascolto. La recensione

PFM
A.D. 2010 - La Buona Novella

(Aereostella 2010)

Una clessidra in cui scorre la terra del tempo… è la copertina del nuovo disco della PFMA.D.2010 - La Buona Novella” (Aereostella). E’ la rilettura fatta dalla band di Franz Di Cioccio del concept album di Fabrizio De André del 1970. La Premiata Forneria Marconi omaggia così, nel quarantennale dell’uscita, uno dei dischi più belli e suggestivi di Faber dedicato al Nuovo Testamento alla luce dei Vangeli apocrifi, per una rilettura ateo-religiosa più che della storia di Gesù , di quella di Maria, Giuseppe, i ladroni… “personaggi” che emergono per la loro “umanità”…

Come ricorda Paolo Ghezzi (nel libro “Il Vangelo secondo De André”, Ancora Editrice 2003 - 2006) nel disco in questione è Maria di Nazareth la protagonista… il cantautore «mostra una grande tenerezza per Maria Bambina e per il suo insolito destino: di speciale grazia e gloria per i cristiani; di speciale passione e dolore per De André che la vuole cantare come donna, e non come Madre di Dio».

Nelle note di copertina del 33 giri il produttore (del disco originario) Roberto Danè ebbe a sottolineare: «ll legame con i Vangeli Apocrifi è allo stesso tempo profondo e tenue… al personaggio Giuseppe, per esempio, De André ha dato un’anima che negli apocrifi non ha. Gli autori di duemila anni fa lo dicono servitore di un’idea, ma non dicono che cosa lui ne pensasse».

Il senso dell’ opera di De André si ritrovava nell’aprirsi con il “Laudate Dominum” ( “L’ infanzia di Maria”) e chiudersi con il gran finale del “Laudate Hominem” in cui cantava rivolgendosi a Gesù: «Non voglio pensarti figlio di Dio / ma figlio dell’uomo, fratello anche mio».

La PFM, nell’anniversario, non si limita solo a “rileggere” l’opera di Faber, ma la fa davvero propria, ci lavora sopra, la indossa e la rinnova sotto il profilo musicale. Non a caso il disco (pubblicato in versione cd digipack e doppio LP) porta nel titolo la dizione “A.D. 2010”: a ricordare che è l’album originale di De André attualizzato nei suoni, arricchito in chiave rock.

La band di Di Cioccio, Mussida e Djivas ha integrato i dieci brani deandriani con un consistente apporto strumentale inedito che raddoppia la durata originale del disco, prolungandola a oltre un’ora d’ascolto. Motivo del lavoro, ha spiegato il front man della PFM Franz Di Cioccio, è stato «voltare la clessidra del tempo, sceneggiare musicalmente un disco che ha significato tanto per noi e suonarne una versione libera da vincoli».

Allora, voltata la clessidra, si torna a proporre quel disco a cui, all’epoca, i musicisti avevano collaborato in studio con Faber (come Quelli) per realizzarlo (e va ricordato il fondamentale apporto di Giampiero Reverberi per gli arrangiamenti).

Quarant’anni dopo i componenti della band si riaccostano all’opera con immutato spirito propositivo e collaborativo. Dando un apporto sostanzioso che rinfresca il capolavoro e ne esalta la poesia.
La poetica di Faber unita alla “grinta” musicale della PFM.

Gaetano Menna

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