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Steve Winwood all'Auditorium di Roma. Dear Mr Fantasy fai ancora sognare

Winwood, 62 anni, fisico asciutto, sorridente, è accompagnato da una band di validi musicisti. Suona,come sempre da virtuoso, il glorioso organo Hammond. A volte prende la chitarra mentre la splendida voce, inconfondibile, fa viaggiare indietro nel tempo. La recensione di Paolo Ansali del concerto a Roma del 3 ottobre 2010


Steve Winwood
Auditorium Parco Della Musica 3 ottobre 2010
la recensione

C’era il pubblico delle grandi occasioni per il ritorno a Roma di Steve Winwood. Lo storico musicista inglese è tornato per presentare la doppia antologia “Revolutions – The very Best Of” che fa il punto su una carriera leggendaria, iniziata quando a 15 anni gia sapeva cantare come un soul-man, scrivere e arrangiare canzoni da maestro.

In una Sala Santa Cecilia strapiena si vedono anche i volti di giornalisti noti come Ernesto De Pascale e Carlo Massarini, che ha dedicato il nome della sua trasmissione a una delle celebri canzoni dei Traffic.

Winwood, 62 anni, fisico asciutto, sorridente, è accompagnato da una band di validi musicisti. Suona,come sempre da virtuoso, il glorioso organo Hammond. A volte prende la chitarra mentre la splendida voce, inconfondibile, fa viaggiare indietro nel tempo. A leggere la scaletta ci sono solo tredici brani ma spesso dilatati, come in passato, mescolati abilmente a sapori che vanno dal folk al blues fino ad influenze latine e jazz. Di recente ha accompagnato Carlos Santana in tour e la sua influenza si avverte in certe sonorità.

L’hit dello Spencer Davis Group “I’ m a man” arriva quasi subito così come “Can’t find my way home”, ballad da brividi incisa con i Blind Faith insieme ad Eric Clapton e Ginger Baker.

Non ci sono solo canzoni “vintage” ma anche alcune tracce del suo ultimo disco “Nine Lives” di due anni fa, tra cui “Dirty city”. Il pubblico vuole ascoltare soprattutto i Traffic. La parte a loro dedicata inizia con “Light up or leave me alone” seguita dalla seducente “The Low Spark Of High Heeled Boys”. Notevole “Empty pages”, l’unico estratto dal capolavoro “John Barleycorn must die” (ci saremmo aspettati anche la title-track o “Glad”). Il ricordo va ai compianti compagni di gruppo, Jim Capaldi e Chris Wood.

Siamo già arrivati ai bis e non poteva mancare “Dear Mr Fantasy”. Qui Winwood si produce in un lungo assolo alla chitarra che strappa applausi. Mentre “Gimme some lovin’” scatena tutto il pubblico che si lancia verso il palco divertito. Si chiudono così quasi due ore di grande musica, una bella serata con uno dei protagonisti della storia del rock.

Paolo Ansali

Scaletta Steve Winwood
Different light
I’m a man
Hungry man
Can’t Find My Way Home
Dirty city
Fly
At Times we do forget
Light Up Or leave Me Alone
The Low Spark Of High Heeled Boys
Empty pages
Higher love

Bis
Dear Mr. Fantasy
Gimme Some lovin’