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La storia del grande prog italiano sul palco romano del Tendastrisce

Roma , per due sere, capitale del rock progressive. "Prog Exhibition" è stata una rassegna di elevata caratura, che ha richiamato spettatori da molti Paesi stranieri. Le performance di Premiata Forneria Marconi, Banco del Mutuo Soccorso, Osanna, Tagliapietra-Pagliuca-Marton, Raccomandata con Ricevuta di Ritorno, Trip, Guest star sono stati Ian Anderson, David Cross, John Wetton, Thijs Van Leer. La cronaca dell'evento


La Premiata Forneria Marconi con Ian Anderson
(foto di Franco Lippolis per MovimentiProg)

Prog Exibithion.
La cronaca dell’evento

Al Teatro Tendastrisce di Roma
il 5 e 6 novembre 2010

Prog Ehibition al Tendastrisce di Roma il 5 e 6 novembre 2010: oltre dieci ore di musica in due serate, con il miglior rock progressivo degli anni Settanta che ancora affascina. Chiamatela operazione nostalgia, chiamatela festa, chiamatela celebrazione a ricordare i 40 anni trascorsi dai mitici Seventy. Ma ha ragione Francesco Di Giacomo del Banco a dire al pubblico: “Non siamo qui per celebrare nulla, noi non siamo come eravamo e nemmeno voi lo siete”. E Franz Di Cioccio della Premiata con la scritta “Randagio” sulla maglietta, ricorda che questa musica è da sempre on the road, da sempre in movimento, non si adagia sugli allori del passato.

Vanno fatti davvero i complimenti alla macchina organizzativa di “D&D Concerti” di Iaia De Capitani che ha saputo realizzare una kermesse prestigiosa che ha richiamato pubblico da tutto il Globo, dal Giappone agli Usa, dal Perù al Cile, dal Guatemala all’Europa tutta, oltre che dall’intera Penisola; in sala molti giovani e donne a dimostrazione che il prog non è musica “per anziani” (d’altronde è stato inventato dai giovani dell’epoca e sa parlare ai giovani) o per soli uomini (e in occasione del “festival” si è tenuta anche la prima riunione dell’Associazione donne del prog). Sold out in tutte e due le serate, ha registrato grande e calda partecipazione. Ci auguriamo che possa diventare un appuntamento stabile, che possa favorire ulteriormente il rinascimento del prog italiano.

Tranne qualche piccolo inconveniente (l’amplificatore di Patrick Dijvas della Pfm che lo ha abbandonato, la corrente che andava e veniva con i Trip, ecc.) tutto è filato abbastanza liscio, con cambi palco veloci, con il “vuoto” riempito con le interviste agli autori di alcuni nuovi libri dedicati a questo genere musicale. Nello spazio della tenda adiacente l’area concerti i banchetti di etichette e fanclub con in vendita magliette, libri e dischi, con il colore e calore che accompagna ed introduce nello spazio live.

E’ davvero passata la storia del prog italiano sullo stesso palco, nelle due magiche serate novembrine a Roma. Ricordate la “rivalità” dell’epoca, Premiata Forneria Marconi Vs Banco del Mutuo Soccorso? A dir la verità costruita più da alcuni critici che dai fans che, alla fine, amavano gli uni e gli altri. E poi Le Orme e gli Osanna per completare la geografia del grande prog inserendo Venezia e Napoli a fianco di Milano e Roma. Quattro band leader che hanno inciso numerosi dischi, e li hanno venduti, che si sono affermate pure sulla scena internazionale. A Prog Exhibition quelle band sono state tutte e quattro assieme appassionatamente nella stessa rassegna… non era mai avvenuto neppure nei Seventy.

La platea ha tributato ovazioni a tutte e quattro le formazioni (ma quella de Le Orme qui presente non chiamiamola così). In piedi ad applaudirle, osannarle.


Ian Anderson e Franz Di Cioccio
(foto di Francesca Zoppo)

La Premiata Forneria Marconi ha chiuso la prima serata magistralmente. La band degli storici componenti Franz Di Cioccio, Franco Mussida, Patrick Dijvas (con anche Lucio “Violino” Fabbri) si è mossa tra passato e presente, con le nuove suite immaginifiche (tali di nome e di fatto accompagnate da proiezioni video che le completano) ed i brani di sempre. C’è il toccante omaggio a Demetrio Stratos che non poteva che partire dal basso di Dijvas che militò negli Area e che è proseguito con il brano che il gruppo scrisse per lui (Maestro della voce). Straordinario il set con l’ospite internazionale, il grandissimo flautista dei Jethro Tull Ian Anderson; in grande forma ha volteggiato da una parte all’altra del palco, suonando come suo stile su una gamba sola. La Pfm non ha avuta alcuna difficoltà a proporre i brani dei Jethtro Tull. Li ha nel dna… è stato un ritorno alle origini, agli esordi quando i brani dei Jethro li avevano in repertorio nei concerti.
Assieme eseguono la trascinante Bouree con il folletto inglese che corre per il palco con il suo piffero magico… la splendida My God in cui l’ospite arpeggia alla chitarra nell’intro, canta con la sua voce inconfondibile, improvvisato al flauto…. e che dire della “Carrozza di Hans” cavalcata con il flauto jethrotulliano? La presenza della Pfm sul palco con Ian Anderson è senza ombra di dubbio uno dei momenti più intensi di tutto il festival.


Banco del Mutuo Soccorso con John Wetton
(foto di Luca Fiaccavento)

A chiudere la seconda serata il concerto del Banco del Mutuo Soccorso con i membri storici Vittorio Nocenzi, Francesco Di Giacomo, Rodolfo Maltese. Una brutta laringite non ha permesso a Di Giacomo di dare il meglio di sé. Una esibizione per lui tormentata, ma portata avanti con grande spirito di sacrificio nei confronti dei fans. E’ ritornato in palcoscenico Maltese assente per problemi di salute; ci auguriamo di vederlo presto in piena forma perché resta una colonna portante della band. Insomma un Banco un po’ “incerottato” ma che dimostra comunque di essere stato e di essere tuttora leader del rock progressive italiano. Tra le novità la riproposta live del brano “Canto nomade per un prigioniero politico”; un canto contro la guerra e per la libertà che si rivela, oggi più che mai, di viva attualità. Ottimo il set con l’ospite internazionale John Wetton bassista e vocalist dei King Crimson. Atmosfere cromsoniane, una superba “Starless and Bible Black”, una favolosa “Non mi rompete” cantata a doppia voce da Big Francesco e da John rispettivamente in italiano ed in inglese…


Osanna: Lino Vairetti e Gianni Leone
(foto di Luca Fiaccavento)

Gli Osanna recuperano la loro teatralità scenica, i volti truccati, le maschere di Pulcinella. Uniscono rock e tradizione, sound e commedia dell’arte. La loro è una performance davvero di alto livello, che ha mostrato i progressi e l’affiatamento raggiunto dalla band partenopea. Si parte con ‘O pazzariello - ‘O culore ‘e Napule (un brano inedito)… ci sono echi della canzone napoletana classica (Funiculì funiculà e addirittura ‘O sole mio), atmosfere popolane. Un rock verace e viscerale che entra nel “ventre di Napoli”. Lino Vairetti è il matador, l’anima (e la mente) della band. L’ospite internazionale qui è di casa; è David Jackson, l’eccezionale fiatista dei Van Der Graaf Generator, in tutto e per tutto componente del gruppo partenopeo. Sul palco altra guest star è Gianni Leone (Balletto di Bronzo), trascinatore e glamour, con la scritta “rock” sul petto, balla e fa ballare l’hammond, lancia come sua consuetudini “bigliettini”. La formazione dei nuovi Osanna è quella collaudata con Lino Vairetti (voce e chitarre), il figlio d’arte Irvin Vairetti a tastiere e computer, Gennaro Barba alla batteria, Fabrizio Fedele (giovane ma davvero valente chitarrista), Nello D’Anna (basso); Sasà Priore (piano e tastiere). Gli Osanna sono una macchina perfetta e ben oliata; addirittura abbiamo notato una sincronia tra il cantato live e quello del Vairetti delle immagini del passato (prossimo e remoto) che scorrono alle spalle. Non manca la rilettura di Theme One dei VDGG con Jackson alle prese con due sassofoni (come nel suo stile ma anche in quello di Elio D’Anna all’epoca).


Tagliapietra-Pagliuca-Marton con David Cross
(foto di Enrico Rolandi)

Al Tendastrisce eccezionale novità è stata il ritorno assieme sul palco di Aldo Tagliapietra, Tony Pagliuca e Tolo Marton a 35 anni di distanza dalla realizzazione a Los Angeles dell’album de Le Orme “Smogmagica”. I tre sul palco non chiamateli Orme, ma certo vederli suonare assieme è una grande emozione. Una performance che vede la band decisamente prog, con Pagliuca circondato da tastiere, trascinatore del nuovo sound; la voce di Tagliapietra che è unica ed inconfondibile, la chitarra smagliante di Tolo Marton, che ritorna sul palcoscenico dopo una breve battuta d’arresto per qualche problema di salute… ballate e brani rock. Il vento veneziano di “Amico di ieri”, con l’armonica e la chitarra, è un vento caldo e coinvolgente. Marton suona un suo cavallo di battaglia strumentale “Alpine Valley” dedicato all’indimenticabile Germano Serafin, che è sempre nei cuori dei componenti vecchi e nuovi de Le Orme. L’ospite internazionale che si unisce alla band è David Cross dei King Crimson, che ricama al violino in una particolare rilettura di “All’infuori del tempo” tratta da Felona e Sonora; segue la crimsoniana “Exiles” con la lunga introduzione del violino di Cross e la voce di Tagliapietra… da brividi.


Raccomandata con Ricevuta di Ritorno: Luciano Regoli e Thijs Van Leer (foto di Luca Fiaccavento)

Viva attesa anche per la Raccomandata con Ricevuta di Ritorno del cantante-pittore Luciano Regoli con il chitarrista storico Nanni Civitenga (ora al basso). E’ la Raccomandata ma sul palco ricorda molto la band precedente di Regoli “Il Ritratto di Dorian Gray”; infatti sono con lui due grandi musicisti di quellqa formziuone, il tastierista Claudio Simonetti ed il batterista Walter Martino (che tra l’altro, hanno collaborato attivamente alla realizzazione del nuovo disco della RRR, “Il pittore volante”, recentemente pubblicato e registrato negli studi di Martino all’Isola d’Elba, con un brano “Il mondo nuovo” in cui Simonetti ha suonato tutti gli strumenti). Regoli si presenta sul palco con il volto coperto a metà da una maschera, a ricordare l’autoritratto che ha realizzato come copertina del nuovo disco della RRR. Il sound, rispetto alla band degli anni ’70 è decisamente più rock, più duro e grintoso. Simonetti si lancia in un amarcord gobliniano in trenta secondi alle tastiere per poi proporre “Il mondo nuovo” . Ospite internazionale della band è il fondatore del gruppo olandese Focus, l’organista, flautista e vocalist Thijs Van Leer. Due i pezzi con la guest star: il successo dei Focus, il trascinante “House of the king”, in cui Thijs Van Leer suona il flauto e si alterna con Simonetti, giocoliere dell’hammond ; poi il flauto olandese introduce magicamente uno dei brani più belli della prima Raccomandata “Un palco di marionette”. Ottimo ritorno quello della Raccomandata, focalizzato decisamente a valorizzare i nuovi brani. Poco amarcord e molto rock pittorico.

Arvid “Wegg” Andersen dei Trip
(foto di Francesca Zoppo)

C’era davvero grande attesa e curiosità per i ritorno dei Trip, la band, che si è ricostituita con i tre componenti della formazione dell’album “Atlandide”, prevede sul palco Joe Vescovi alle tastiere, Furio Chirico alla batteria, Arvid “Wegg” Andersen (che ha abbandonato il basso per problemi ad un braccio e fa solo il vocalist), affiancati dai giovani (e bravi) strumentisti, Fabri Chiarelli alla chitarra e Angelo Perini al basso. Certo Wegg non è in forma smagliante ma tutto sommato la performance della band è portentosa con due strepitosi musicisti come Vescovi e Chirico, con l’organo impressionistico, il drumming muscoloso… scorrono i brani dei loro album: Atlantide, Evoluzione, Caronte, Two Brothers, Ode a J.Hendrix (l’omaggio solenne all’indimenticabile chitarrista), Ora X, Analisi, Distruzione, Il Vuoto… La loro performance è stato un grandissimo successo, che spinge gli artisti ritrovati a fare nuovi progetti. Ci dice Vescovi: “Abbiano in cantiere un nuovo disco oltre che un libro ed ovviamente abbiamo in previsione di fare concerti sia in Italia che all’estero”.

Sinestesia
(foto di Francesca Zoppo)

Ad aprire le due serate, e a riscaldare l’atmosfera, quattro gruppi “non big”, ma Maschera di Cera e Periferia del Mondo non hanno bisogno di presentazione e sono gruppi già conosciuti ed apprezzati anche all’estero, con all’attivo esperienze internazionali importanti. Rappresentano due progetti neo progressive molto validi, di grande levatura.
Interessanti anche i Sinestesia e gli Abash con la loro taranta prog.

I Sinestesia propongono “C.W. A. Prelude”, e le due lunghe suite “The birth,the death,trance by the river” (dall’album “The day after flower”) e “Aquarium” (da “Sinestesia).
Maschera di Cera parte con “Fino all’aurora” (dal nuovo album ‘Petali di fuoco’), Orpheus (da ‘Luxade’), “Agli uomini che sanno già volare” (anche questo da ‘Petali di fuoco’) (2010). Quindi “La consunzione” (da ‘Il grande labirinto’).

Alex Papotto di Periferia del Mondo
(foto di Luca Fiaccavento)

Periferia del Mondo suonano tre brani: “L’infedele” (dal disco “In ogni luogo, in ogni tempo”), “Suite mediterranea” (da: “Periferia del mondo”), “The ghost in the shell” (anche questo da “In ogni luogo, in ogni tempo”).
Gli Abash partono con una “Intro” di cinque minuti, quindi “Madri” (da ‘Madri senza terra’), seguono due brani dall’album “Spine e malelingue”: la title track e la trascinante “La taranta”.

C’è da dire che tutta la grande kermesse è stata videoregistrata con un imponente spiegamento di telecamere e si pensa alla pubblicazione di un cofanetto con più dvd che sarà anch’esso, come tutto ciò che attiene a questa rassegna, unico.

Gaetano Menna

(foto di Luca Fiaccavento, Franco Lippolis, Enrico Rolandi, Francesca Zoppo)

Il prog da indossare