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Brainticket: psiconauti nell'Oceano celestiale

Riediti a Londra, in versione cd, due album di culto della band di respiro internazionale Brainticket. Gli album "Psychonaut" e "Celestial Ocean", furono incisi nei primi anni '70 in Italia. Propongono musica descrittiva e fluttuante che uniscono naturalismo e cosmo, arpa e moog. La recensione dei dischi


BRAINTICKET

PSICHONAUT
CELESTIAL OCEAN

(Esoteric Recordings, 2010)

L ‘etichetta londinese Esoteric Recordings di Mark Powell sta scandagliando gli antichi suoni progressive allargando l’approfondimento a tutta l’Europa. Ha pubblicato ora due album di culto della band “Brainticket“, usciti originariamente nel 1972 e 1973: “Psychonaut” e “Celestial Ocean” (distribuiti in Italia da Audioglobe).

I Brainticket erano una band di respiro internazionale, associati alla corrente dei “corrieri cosmici” tedeschi, composta dal musicista di origine belga Joel Vandroogenbroeck, dall’americana Carol Muriel, dallo svizzero Barney Palm.

Esoteric ripropone i loro dischi più importanti in versione compact disc, rimasterizzati ed arricchiti da booklet molto curati, con le annotazioni di Ernesto De Pascale. Non è un caso che sia un valente critico musicale italiano a raccontare la band; il trio infatti ebbe un legame particolare con l’Italia.

I tre musicisti dopo il primo album del 1970, “Cottonwoodhill“, si trasferirono nel nostro Paese, dove vissero alcuni anni ed incisero i due album ora riediti in Gran Bretagna.

La permanenza in Italia, la partecipazione al Festival Pop di Caracalla a Roma nel 1971, la collaborazione con l’ambiente musicale tricolore contribuì a perfezionare quella che, all’epoca, venne definita dalla critica “musica descrittiva”.

“Psychonaut”, lo lascia intendere il titolo, è un’escursione nella propria psiche. “Celestial Ocean” è un viaggio sulla navicella dei faraoni nell’oceano celeste, alla ricerca della propria coscienza. Insomma i tre musicisti sono dei “cosmonauti” che hanno timbrato il biglietto per avviare un viaggio nell’Io.

Le loro composizioni sono un suggestivo mix di naturalismo e cosmo, di suoni acustici e elettronici, di aperture celestiali ed elucubrazioni sintetiche, di arpa e moog. Eppure i contrasti, all’ascolto, non appaiono stridenti. I suoni sono fluttuanti e riescono a “descrivere” contemporaneamente oasi bucoliche e galassie spaziali. Vibrazioni, elucubrazioni, visioni per una circumnavigazione attorno alla mente.

I Brainticket pubblicarono altri due dischi nel 1982, per poi realizzare una reunion nel 2000 che ha permesso l’uscita del sesto ed ultimo album “Alchemic Universe”. Ora Londra riscopre i loro suoni dell’origine.

Gaetano Menna