
Dunque è così: ogni dodici anni andiamo in finale.
Come è ormai scontato che i tedeschi ce li facciamo sempre. Dopo partite strepitose. Per agonismo ed emozioni.
Chi l’avrebbe detto che questa nazionale qui ci avrebbe regalato tanto?
Con tutto quello che sta succedendo in Italia nel mondo del calcio. Il sistema Moggi-Giraudo-Galliani. Le scommesse via internet. Le chiacchiere intorno a Buffon, Iaquinta, Cannavaro. I sospetti intorno a Lippi. Ecco, Lippi. Non mi è simpatico, e con lui non andrei a mai a cena. Ma qui in Germania ha ampiamente dimostrato il suo valore. Una determinazione assoluta. Una capacità di creare e di gestire il gruppo davvero esemplare. E su questo aspetto mi ricordo quando era a Napoli in una situazione davvero difficile (e quando mai?). Lui riuscì a isolare i giocatori dal resto. E disputò un campionato bellissimo e sorprendente. In Germania non ha praticamente sbagliato nulla. Anche stasera. Soprattutto come tecnico. Dentro Iaquinta lui, centravanti, a fare il tornante e sfruttare la sua per aprire i varchi sul fronte sinistro della difesa tedesca. Dentro Gilardino. Di Toni più fresco, certo. Ma anche più svelto nello stretto, contro i due marcantoni centrali tedeschi. E soprattutto dentro Del Piero in un momento in cui era necessario osare. Non per Totti, stremato. Ma per Perrotta. Cambiato completamente l’attacco. Ed è stata la mossa vincente. Questi uomini - con Grosso -hanno determinato il risultato.
Nulla ha sbagliato Lippi. E ha dimostrato di essere un gran condottiero.
In mattinata ha radunato la squadra. Segrete le parole che ha pronunciato il CT. Ma è molto probabile che abbia guardato negli occhi Buffon, Cannavaro, Pirlo. Gli altri juventini, gli altri milanisti. Il fiorentino Toni. E abbia detto loro che la partita con la Germania poteva essere una grande occasione a portata di mano per dimostrare che il calcio italiano non è tutto sporco. Quello che è successo è successo, d’accordo. Ma i giocatori contro la Germania avrebbero avuto la possibilità di dimostrare che i giocatori sono uomini veri. Che loro le partite se le giocano. E quando se le giocano, se le giocano davvero. Con la sola forza dei loro muscoli. Ecco, contro la Germania sarebbe stato il momento di far vedere di che pasta sono fatti i calciatori italiani.
Questo più o meno deve aver detto Lippi ai suoi uomini.
La partita, per come si era messa non potevamo perderla. Nei primi 90 minuti due limpide azioni da gol per Perrotta e Toni. E poi i due legni nei primi due minuti dei supplementari.
Una grande vittoria.
Un grande risultato. Che sarà molto utile per la ricostruzione del calcio italiano.

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