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    <title>guide</title>
    <link>http://guide.supereva.it</link>
    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Tue, 25 Oct 2011 14:15:24 GMT</pubDate>
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    <copyright>2008-2009 Blogo.it</copyright>
    <language>it-it</language>

    
	<item>
	<title>L&#039;istinto materno</title>
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	<pubDate>Tue, 06 May 2003 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>767</dc:creator>
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    <category>parole_sulla_nascita</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;L&#8217;istinto materno, come del resto l&#8217;istinto paterno, sono iscritti nel codice genetico però non si sviluppano nell&#8217;adulto se non vengono attivati. </p>
<p>L&#8217;attivazione dell&#8217;istinto materno può esserci solo nel momento altamente emotivo del parto, e alla donna, sia che viva un parto naturale, sia che lo viva in anestesia generale, se all&#8217;uscita dall&#8217;anestesia la prima cosa che sente è il bambino (e lo stesso vale se esce da un cesareo), è in quel momento altamente emotivo, che non è dato né da una filosofia né da una ragione psicologica, ma da una scarica di prolattina, che le si attiva il potenziale istinto materno iscritto nel codice genetico.</p>
<p>Quando abbiamo adottato questo nuovo comportamento nel parto, con la presenza dell&#8217;uomo, non in posizione passiva, non collocato in un angolo perché al minimo segno che l&#8217;ostetricia comincia ad andar male deve uscire, ma come partecipante; quando l&#8217;uomo ha vissuto insieme alla sua compagna i mesi della gestazione, quando ha vissuto con lei soprattutto il periodo più duro del parto, che è il periodo dilatante, e meglio ancora, ma non indispensabilmente, è stato presente al parto in maniera attiva e non passiva, noi abbiamo visto nascere una figura di padre che prima non conoscevamo.&#8221;</p>
 
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	<item>
	<title>C come Casa</title>
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	<pubDate>Sat, 14 Dec 2002 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>767</dc:creator>
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    <category>l_abc_della_nascita</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>“Signora, lei si deve ricoverare subito! Le metteremo le prostaglandine. Agiremo sui recettori, modificheremo i neurotrasmettitori, arriverà la contrazione seguita dalla dilatazione e sotto un monitoraggio super efficiente sarà presto mamma”deficiente”, dico io!</p>
<p>E sì, dopo aver programmato, preparato, sognato, sperato e amato un bel parto in casa come da “manuale del parto attivo” mi ritrovo (per la seconda volta) con un ritardo di quindici giorni alla nascita del secondo figlio, costretta da burocrazia e buon senso, ad andare a partorire in ospedale.</p>
<p>Dopo aver fatto le tre telefonate fondamentali per una partoriente prossima (marito, mamma, ostetrica) e dopo aver sistemato la figlia maggiore con la fedele tata, mi avvio al reparto di Ostetricia.</p>
<p>Metto le mie cosine nell’armadietto, indosso la camicia da notte (sono le 14!), le pantofole, e divento la “malata” n° 8.</p>
<p>Una paziente un po’ nervosa, secondo il medico di turno, che come guardiano mi fa subito delle raccomandazioni per mantenere ordine e disciplina in reparto.</p>
<p>Arriva il marito, ma non certo l’intimità: sono, infatti, in una camera insieme a una gioiosissima neomamma filippina circondata dall’affetto di una numerosissima famiglia.</p>
<p>Arriva l’ostetrica: meno male! Sento che è arrivata la mia alleata, che mi conosce e che è qualcosa di mio, non dell’ospedale.</p>
<p>Poi inizia la GRANDE AVVENTURA e, come quando in gita turistica arrivi la sera nella camera d’albergo e cerchi di creare confidenza con la tua nuova dimora, anch’io giro e rigiro nella stanza del travaglio e cerco intimità per potervi dilatare le mie forti contrazioni e distendere le mie dolci pause.</p>
<p>Alle 23.50 arriva GIACOMO e dopo l’ubriacatura di gioia ecco anche un po’ di nervosismo generale: la visita del pediatra e le sue insistenti raccomandazioni, la frettolosa preparazione per andare via, il saluto dell’ostetrica e il capolino dei parenti.</p>
<p>Ma finalmente VIA con il mio bambino, con mio marito, dentro la mia macchina e verso LA MIA CASA.</p>
<p>Ed ecco che appena entro, la mia cucina mi “scivola” addosso come l’olio e mi avvolge, gli odori casalinghi mi accarezzano, tutto si stringe a me come in un caldo abbraccio e i suoni della mia alcova mi cullano e gli oggetti mi salutano: “bentornati, siete stati bravi, vi vogliamo bene!!!”</p>
<p>Ho la sensazione di essermi finalmente tuffata nell’acqua della mia piscina-casa che mi contiene tutta, che mi coccola tutta, mi massaggia e mi protegge: CHE BEL BAGNO!!</p>
<p>Confesso che ancora non sono uscita dalla vasca!!</p>
<p>Un caro saluto. Benedetta con Giannozzo, Maria Novella e Giacomo.</p>
 
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	<description>“Signora, lei si deve ricoverare subito! Le metteremo le prostaglandine. Agiremo sui recettori, modificheremo i neurotrasmettitori, arriverà la contrazione seguita dalla dilatazione e sotto un[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>B come Bonding</title>
	<link>http://guide.supereva.it/nascita/interventi/2002/07/111143.shtml</link>
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	<pubDate>Sun, 07 Jul 2002 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>767</dc:creator>
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    <category>l_abc_della_nascita</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Il bambino sta per uscire dal canale del parto, già si vedono i capelli, ancora poche spinte spontanee e tutto il suo corpo sguscia fuori dal ventre della madre e atterra sul morbido cuscino posto sotto la donna accovacciata. La donna lo vede e per un attimo non crede a suoi occhi, poi tende una mano incerta verso di lui, lo sfiora con un dito, quasi con un timore reverente. Ancora qualche frazione di secondo e qualche migliaio di espressioni che si dipingono sul suo volto. Poi la donna, la madre, lo ri-conosce: ma certo, è proprio lui. è il suo bambino, quello che ha portato in pancia per nove mesi e di cui ha già conosciuto i contorni, i ritmi, i movimentiil carattere: ora che può vederlo si accorge che sapeva già com’era fatto, non poteva che avere questo viso, questo corpo. Istintivamente lo prende tra le braccia e lo avvicina al seno, come per riunirsi a lui, guardando i suoi occhi, i suoi occhi che si aprono e si fissano nei suoi. In quello sguardo così indefinibile, intenso, antico, così amoroso, la madre misura in un attimo la distanza incredibile che entrambi hanno dovuto superare per incontrarsi, e anche il padre che ora si è unito a loro in quello scambio di sguardi si lascia sopraffare dall’immensità di quel prodigio nel quale ora, forse per la prima volta in nove mesi, riesce a sentire con orgoglio che grande parte ha avuto.</p>
<p>Un momento come quello forse non si ripeterà più nel corso della loro vita futura, ma non lo scorderanno mai perché da quel momento saranno tutti e tre indissolubilmente legati in un vincolo spontaneo e naturale di reciproco amore, di reciproca pre-occupazione di reciproca assistenza. Un vincolo fatto di gioia, di responsabilità e di attenzione che proteggerà la vita e il benessere del bambino e il senso dell’essere genitori nei due adulti. Un legame sì, ma ricco di soddisfazioni come quella grande che provano adesso, di aver messo al mondo un essere completo, perfetto, che già dà segni di comprenderli e di riconoscerli e che con il suo sguardo attento comunica intelligenza e fa sentire più intelligenti. Un legame, certo, ma anche un’esperienza fondamentale, un primo modello di relazione per quel bambino destinato a crescere e, un giorno, ad accogliere e proteggere anche lui un figlio della sua specie.</p>
<p>Questa magia di sguardi e di sensazioni, il cui avverarsi dovrebbe essere garantito per diritto costituzionale a tutti i neonati e a tutti i neo-genitori, è il bonding, la nascita del primo legame e, come per la fuoriuscita della placenta, come per la suzione del colostro dal capezzolo della madre, completa e sancisce il processo della nascita.</p>
<p>Come le femmine dei mammiferi del nostro Pianeta riconoscono di aver messo al mondo un cucciolo dall’odore che questo emana e che provoca in loro un’ondata di istinti all’accudimento che durerà fino alla sua completa autonomia, anche le madri umane e i padri umani hanno bisogno di questo primo contatto esclusivo col proprio piccolo per mettere in moto l’istinto materno e paterno e vivere in seguito con sicurezza e competenza il ruolo di genitori: è la memoria arcaica, quella legata all’istinto della procreazione e alla sopravvivenza della specie che si risveglia, e ci si accorge di fare e di provare con naturalezza gesti e sentimenti che si credeva di non conoscere, ricevendone un grande piacere e un senso di appartenenza. Anche il piccolo, del resto è arrivato col suo bagaglio di memorie arcaiche e si aspetta di essere accolto proprio così, di ritrovare nel calore delle braccia e nel nutrimento del seno, un senso rassicurante di continuità con ciò che provava dentro la pancia. Non si aspetta certo di essere messo da parte, solo, in una culla fredda e ferma, troppo grande, o di essere manipolato da mani estranee di cui non riconosce l’odore</p>
<p>Ma spesso avviene proprio così e spesso il neonato si ritrova solo mentre i genitori si ritrovano a mani e pancia vuoti e in tutti e tre resta un senso di stupore che non è meraviglia, un senso di disagio sottile e di estraneità che sarà difficile superare e che renderà più duro diventare genitori e figlio. Disagio che nasce anche dal fatto che questa mancanza il più delle volte non è neanche vissuta consapevolmente, perché certe credenze e procedure protocollari l’ hanno mascherata dietro parole come sicurezza, igiene, prevenzione, controllo, ma che invece ha un nome solo: separazione. Cominciare una nuova vita insieme da separati è un controsenso che può portare in alcuni casi anche a conseguenze molto negative nel futuro: malessere, depressione, insofferenza, difficoltà di relazioni ne vale la pena?</p>
<p>Ma restiamo alla situazione ideale, quella dell’incontro non interrotto, del legame non interferito, quella naturale. E’ favorita certo dalla libertà, da un ambiente rispettoso, da un contesto sociale che ne riconosce il valore, ma anche da quei nove mesi vissuti assieme prima della nascita, nove mesi in cui il contatto fra nascituro, madre e padre ha avuto tanti momenti per essere vissuto e espresso, da quando la mamma ha cominciato ad avvertire i suoi primi movimenti leggeri come sottili vibrazioni, da quando il papà lo ha accarezzato attraverso la pancia e lo ha calmato col suo vocione, da quando i membri della famiglia e gli amici lo hanno accettato con gioia e hanno cominciato a immaginarlo. Il legame in qualche modo si era già creato, il bonding prenatale predisponeva già a un incontro felice. </p>
<p>Di questo bonding prenatale e di quello che avviene al momento della nascita, siamo tutti custodi e responsabili, tutte le persone che circondano una coppia in attesa, tutti gli operatori che si prenderanno cura di loro hanno un dovere di protezione verso il primo legame. Certo, sarà più facile per tutti se ognuno avrà avuto il suo bonding, quand’era il momento</p>
 
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	</item>
    
	<item>
	<title>A come Attesa</title>
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	<pubDate>Fri, 07 Jun 2002 00:00:00 GMT</pubDate>
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    <category>l_abc_della_nascita</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Il tempo dell’attesa è un tempo pieno di speranze, desideri, ansie, fantasie, domande. </p>
<p>Il tempo dell’attesa in gravidanza è in realtà solo attesa di vederlo, perché il bambino c’è già fin dall’inizio, fin dal primo istante. E’ in viaggio, è in evoluzione, ma esiste già. </p>
<p>Spesso per rendercene conto ricorriamo all’ecografia, perché il senso più importante e sviluppato nella nostra vita moderna è la vista e abbiamo bisogno di appagarlo.</p>
<p>Ma è possibile vedere anche con gli occhi dell’<b>attenzione</b>. Non attenzione nel senso di Attenzione! Achtung!  Pericolo! Ma nel senso di <b>attenzione a sé</b>, alle proprie percezioni, ai sogni, ai pensieri, alle sensazioni, di cui una mamma in attesa è ricchissima. <b>Attenzione come ascolto</b>, contatto con quel piccolo essere che già comunica con la mamma attraverso il liquido amniotico, attraverso la placenta e il cordone ombelicale, attraverso la chimica degli ormoni.</p>
 
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Il tempo dell’attesa in gravidanza è in realtà solo attesa di vederlo, perché il bambino c’è già fin[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>La celebrazione della vita: nascere nel mare</title>
	<link>http://guide.supereva.it/nascita/interventi/2002/06/106282.shtml</link>
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	<pubDate>Sat, 01 Jun 2002 00:00:00 GMT</pubDate>
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    <category>incontri_e_convegni_sulla_nascita</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Dalle 21.00 alle 22.30 di giovedì 6 giugno 2002, Verena Schmid e Gabriella Fois, ostetriche da anni impegnate nell’assistenza al parto a domicilio e nella formazione sui temi della nascita naturale, terranno la prima conferenza di un ciclo che hanno pensato per offrire l’occasione di un dialogo sulla nascita, a donne e uomini di ogni età, bambini e adolescenti. </p>
<p>La nascita è un tema che ci riguarda tutti, sia come esperienza personale da ricordare, rielaborare o immaginare, a seconda dell’età, sia come esperienza collettiva capace di stimolare il potere creativo, non solo procreativo, che donne, uomini e bambini possiedono, e di aprire la strada a quell’istinto di coesione sociale, di amore per la propria specie, che spesso sonnecchia sotto le ceneri di un modello di parto tecnologico, più malattia che esperienza umana.<br />
Offrire immagini positive della nascita e stimolarne una revisione culturale, allargando la visuale oltre il monopolio medico del parto, è l’obiettivo di queste serate che si terranno gratuitamente presso il <b>Centro Le Risonanze, Via San Gervasio 28 o Viale Fanti 53, Firenze, tel. 055 575567.</p>
 
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	<description>Dalle 21.00 alle 22.30 di giovedì 6 giugno 2002, Verena Schmid e Gabriella Fois, ostetriche da anni impegnate nell’assistenza al parto a domicilio e nella formazione sui temi della nascita naturale,[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Con le mani non armate</title>
	<link>http://guide.supereva.it/nascita/interventi/2002/05/105021.shtml</link>
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	<pubDate>Fri, 24 May 2002 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>767</dc:creator>
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    <category>incontri_e_convegni_sulla_nascita</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>L’Associazione Casa della Donna di Pisa ha realizzato una mostra storica sulla figura dell’ostetrica, intitolata<b> “Con le mani non armate. Raccogliere i parti: storia di un’arte femminile tra Settecento e Novecento”</b>.</p>
<p>La mostra si è inaugurata l’8 marzo 2002, è stata a Pisa fino al 5 aprile, poi si è spostata a Pari, un piccolissimo paese nel Comune di Civitella Paganico, a 30 Km a sud di Siena), presso il Centro Studi e Ricerca Internazionale, dove è stata inaugurata il 5 maggio 2002, in occasione di una giornata di studi sulla storia delle donne.</p>
<p><b>L’ Associazione Casa della Donna di Pisa ha intenzione di rendere la mostra itinerante, in modo che girando possa arricchirsi, contribuendo anche alla ricostruzione della storia dei luoghi dove verrà richiesta, a partire dalla figura carismatica dell’ostetrica condotta del paese.</b></p>
<p>Non esiste professione più emblematica di quella di ostetrica per chi è interessata alla storia delle donne e al loro patrimonio di conoscenze. Una professione che fino a pochissimo tempo fa è stata esclusivamente femminile, rivolta alle donne in un momento fondamentale della loro esistenza, collocata in un ambito sociale più che sanitario, svolta per lo più fuori dal contesto ospedaliero. </p>
<p>Le Ostetriche sapevano di dover intervenire “con le mani non armate” e si affidavano alla propria abilità, competenza e sangue freddo ma soprattutto alle risorse del corpo della partoriente; e conoscevano l’arte di sostenere, incoraggiare e alzare gli argini contro la paura che può arrivare improvvisa e togliere le forze alla donna proprio nel momento cruciale. Il tatto e l’udito erano particolarmente sviluppati. Appoggiavano lo stetoscopio sulla pancia della donna ed erano capaci di percepire tutte le sfumature del battito cardiaco. Visitavano molto poco, ma <b>“avevano gli occhi in cima alle dita”</b> e sapevano vedere il feto nell’utero. Erano attente all’integrità del corpo della partoriente. Niente forbici pronte all’episiotomia, ma sostegno del perineo affinché non si lacerasse.</p>
<p>Non disturbare, rispettare i ritmi del corpo, avere fiducia nelle risorse della natura, ma essere pronte a individuare i rischi, a riconoscere il parto distocico, e a prendere provvedimenti, ricorrendo al medico o all’ospedale. <b>“Noi rispettavamo la regola delle tre P.: Pazienza, pazienza, pazienza, prudenza, prudenza, prudenza e ancora pazienza, pazienza, pazienza.”</b></p>
<p>Con un puntuale riferimento alla realtà della provincia pisana e con un ampio supporto documentario, la mostra ha voluto ricostruire e interpretare criticamente le vicende complesse che hanno portato al nascere e all’evolversi di una professione femminile. Tutto è nato da un progetto che Angelica Vitiello dell’Associazione “Casa della Donna” ha condiviso con Francesca Fontana, ostetrica, che lavora nelle attività territoriali della USL 5 di Pisa. Angelica Vitiello è interessata da tempo alla storia delle donne, e la sua ricerca è volta a portare alla luce, insieme alle amiche della casa della Donna, il patrimonio di conoscenze femminili ricchissimo, ma in parte ancora sommerso.</p>
<p>Per Francesca Fontana ha significato andare alle radici più vicine della sua professione e confrontarsi con ostetriche che avevano vissuto l’esperienza dell’assistenza del parto a domicilio. Angelica e Francesca non sono andate con l’intento di raccogliere le voci di un mondo scomparso,  ma con domande precise, con la richiesta di parlare del passato per illuminare il presente, per avere indicazioni per il futuro. E non sono state deluse, anzi hanno avuto molto più di quello che si aspettavano. Non hanno trovato donne “in pensione” ma donne di grande vivacità intellettuale che sono ancora presenti nella comunità con un ruolo importante, che continuano ad aggiornarsi.</p>
<p>Sono  partite con il registratore per intervistare 18 ostetriche della provincia di Pisa, che si erano diplomate tra il 1924 e il 1956. Molte erano ex ostetriche condotte di Forcoli, Lorenzana, Peccioli, Pontasserchio, Marina di Pisa, Fabbrica di Peccioli, Cenaia, Vecchiano e altre invece erano state libere professioniste, comunque tutte avevano assistito i parti in casa per un lungo periodo della loro attività professionale. </p>
<p>Mentre le ostetriche ripercorrevano le tappe della loro vita professionale, le intervistatrici si sono rese conto di quanto avessero ancora da trasmettere alle donne e in particolare alle giovani che si stanno formando ora a questa professione. Le ostetriche intervistate hanno vissuto grandi cambiamenti sociali e culturali e hanno vissuto traumaticamernte il passaggio dall’assistenza al parto in casa, esercitato con autonomia e orgoglio delle proprie competenze, all’impiego nelle strutture pubbliche.</p>
<p>Hanno fatto molte considerazioni interessanti sul perché la gravidanza si è trasformata in un lungo percorso di malattia e il parto in un’operazione chirurgica.<br />
La sala del parto si è riempita di medici molto più preparati alla patologia che non alla fisiologia del parto. Questa invasione ha spezzato l’ alleanza tra donne. </p>
<p>Le ostetriche intervistate hanno manifestato la speranza  che si ricostruisca su nuove basi quella stretta relazione tra donne e ostetriche da cui le une e le altre hanno attinto forza e valorizzazione reciproca. “Sta a noi mantenerci le donne fedeli. Bisogna far capire alle donne che le ostetriche sono importanti, non lasciare campo libero ai ginecologi” (dice un’ostetrica diplomata nel 1936).</p>
<p>Ma la ricerca non era conclusa con le interviste. Angelica Vitiello si è sentita quasi costretta ad andare avanti, <b>a passare dalle case delle ostetriche agli archivi, alle biblioteche</b>.</p>
<p>Durante l’intervista alle ostetriche di Vecchiano, era venuto fuori che una della loro famiglia nella seconda metà dell’Ottocento aveva studiato all’Ospizio di Maternità degli Innocenti di Firenze. </p>
<p>A quel punto bisognava sapere di più di questa scuola nata per fornire di abili levatrici le campagne del Granducato che allora era governato dai Lorena. </p>
<p>E uno dei documenti rinvenuti all’archivio dell’Istituto degli Innocenti ha ispirato il titolo della mostra. Nel 1817 il direttore della scuola scriveva una memoria in cui difendeva le competenze delle ostetriche che possono affrontare anche parti contro natura con il semplice aiuto delle mani, <b>“mani non armate di alcuno strumento tagliente e non tagliente”</b>. </p>
<p>Era proprio il titolo giusto per la mostra: un titolo che indicava sia l’essenza di questa professione dedicata al parto, una grande impresa di pace,  sia l’ essenza di una associazione che lavora da anni per la pace. (Questo progetto è stato presentato proprio nei giorni in cui era scoppiata la guerra in Afganistan, a metà ottobre 2001).</p>
<p>Dal Granducato di Toscana dove governavano i Lorena con i loro progetti innovativi nel campo sanitario e in particolare nel campo dell’ostetricia, Angelica Vitello ha fatto una piccola puntata anche in Francia seguendo nei loro viaggi di formazione i chirurghi toscani che andavano a perfezionarsi alle scuole dei famosi ostetrici Levret e Baudelocque, quella Francia dove infuriava il dibattito tra i sostenitori dell’ostetricia aspettante e quelli dell’ostetricia interventista. Ma in Francia prima ancora degli ostetrici, Angelica ha incontrato le grandi ostetriche francesi tra cui la più famosa, quella che ha perseguito con grande tenacia e intelligenza il primo grande progetto organico di formazione delle ostetriche: Madame du Coudray che ha  girato tutta la Francia, formando più di 5000 ostetriche.<br />
La ricerca storica è proseguita poi all’Archivio di Stato di Pisa, dove sono conservati i documenti sui primi reparti di maternità, i fascicoli delle allieve levatrici della scuola di Ostetricia di Pisa dal 1878 al 1923. Nei fascicoli sono presenti le relazioni dei parti che le allieve scrivevano. Queste relazioni costituiscono uno spaccato di storia non solo dell’ostetricia ma anche di storia sociale di grandissimo interesse.</p>
<p>Le strade che si sono aperte, partendo dalle interviste, sono state molteplici.</p>
<p><b>Tutte le ostetriche intervistate, anche le più anziane, hanno sempre la loro “borsa” a portata di mano. La partoriente che bussasse alla loro porta potrebbe sempre contare su di loro. Sono pronte ad intervenire con le mani non armate. </b></p>
<p>Il catalogo della mostra uscirà dopo l’estate.</p>
<p>Per informazioni: angelicavit@tiscalinet.it</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20020524000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20020524000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20020524000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20020524000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fnascita%2Finterventi%2F2002%2F05%2F105021.shtml"/></p>
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	<description>L’Associazione Casa della Donna di Pisa ha realizzato una mostra storica sulla figura dell’ostetrica, intitolata “Con le mani non armate. Raccogliere i parti: storia di un’arte femminile tra[...]</description>
	
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	<title>Solo per una notte</title>
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	<pubDate>Sun, 14 Apr 2002 00:00:00 GMT</pubDate>
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    <category>incontri_e_convegni_sulla_nascita</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>”Sono stata in vacanza due settimane con la mia famiglia, mio marito e la mia bimba. Sono stati giorni splendidi. E ho capito subito che sarebbero stati indimenticabili. Quando mi offrivano in vendita una collanina, replicavo che nel mio Paese si pensa che alle donne incinte non porti fortuna indossare collane.</p>
<p>Non ho fatto il test quando sono tornata. So che il Beta HCG è un prodotto degli annessi placentari, quindi, è inutile avere fretta. Ma ho sentito le lievi contrazioni dell&#8217;utero all&#8217;annidarsi dell&#8217;embrione. Alla seconda gravidanza non sfugge niente.</p>
<p>Altre contrazioni sono giunte, fastidiose e non dolorose, ma anche localizzate alla schiena. Sapevo cosa poteva significare: ma così presto, la scienza medica non ha strumenti, deve limitarsi ad osservare la natura,<br />
ad aspettare in silenzio.</p>
<p>Poi una notte ho sognato di dormire nel lettone con il marito e la bambina e di invitare il bambino nuovo a dormire con noi. E con mia grande sorpresa, ha risposto no. Perche&#8217; no? gli ho domandato in sogno. Se anche non vuoi venire sulla terra, perché non stai a dormire con noi questa notte? Vedrai qualcosa del mondo, e chissà, forse cambierai idea, o forse tornerai più avanti. D&#8217;accordo, mi ha risposto. E nel sogno abbiamo dormito in quattro: il marito alla mia destra (come sempre) la bimba alla mia sinistra, e il piccolo fra noi due.</p>
<p>Il giorno dopo ho cominciato a perdere il bimbo. Sono stata fortunata. Il raschiamento non è stato necessario. Sono stata assistita non solo da sanitari competenti, ma da esseri umani di una dolcezza infinita.</p>
<p>E in violazione di svariate norme regole e cavilli, il ginecologo mi ha restituito il materiale. Non me la sentivo di gettarlo nel bidone: mi sembrava una mancanza di rispetto, di pietas, se non per l&#8217;embrione, almeno per i miei antenati, per gli antenati del mio uomo, che ci hanno generati, che ci hanno donato la vita, e dei quali sono onorata di aver portato in grembo il sangue - anche se purtroppo non ho generato un bambino.</p>
<p>Adesso il loro sangue si scioglie vicino al fiume, dove fra tanta erba, ce n&#8217;è un ciuffo più rigoglioso, dove l&#8217;acqua che viene dalle montagne e si getta nel mare poco lontano dà la vita a tanti esseri viventi e disseta tanti esseri umani.</p>
<p>Non so come rivolgermi a questa potenza immensa e incomprensibile. Ma se qualcosa muove il suo cuore, voglia lei includermi nei suoi progetti misteriosi, mandarmi presto un bambino che abbia desiderio di nascere.</p>
<p>Mi fa paura, però, pensare che forse non è stato Dio (o la Dio) a decidere quel destino. Che forse Dio e&#8217; impegnato altrove, e ha delegato tutto il potere e la responsabilità di dare la vita - e di negarla - a noi donne”</p>
<p>Mamma D.</p>
 
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	<title>Tutti mamme e papà di Pinocchio</title>
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	<pubDate>Thu, 28 Mar 2002 00:00:00 GMT</pubDate>
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    <category>i_vostri_sogni_in_gravidanza</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Ricordo un sogno allegro che fece una donna gravida che frequentava un mio corso di preparazione alla nascita.</p>
<p>Lei una notte sognò che da qualche parte al sicuro e al caldo c&#8217;era una specie di pagnotta di pasta di pane che stava lievitando e che in pratica era la sua bambina che lievitava sempre di più, e a un certo punto le sono spuntati due allegri occhietti e ha incominciato a saltare qua e là mentre lei le correva dietro.</p>
<p>Paola</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20020328000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20020328000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20020328000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20020328000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fnascita%2Finterventi%2F2002%2F03%2F99471.shtml"/></p>
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	<title>Io sono mia!</title>
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	<pubDate>Thu, 28 Mar 2002 00:00:00 GMT</pubDate>
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    <category>i_vostri_sogni_in_gravidanza</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Ho sempre avuto un forte desiderio di avere un figlio; molti anni fa ho sognato che avevo appena dato la luce a una bambina.</p>
<p>Guardavo la bambina che mi diceva: “io mi chiamo Lisa”. </p>
<p>Pensando di poter discutere la faccenda le ho risposto: “a me non piace il nome Lisa”. </p>
<p>Senza esitazioni lei mi ha risposto: “a me che me ne frega, io mi chiamo Lisa” (testuali parole, che mi hanno colpito per tanta assertività in una neonata). Non mi è sembrata più una cosa di cui si potesse discutere e così quando ho saputo di essere incinta di una bambina, sapevo che si chiamava Lisa.</p>
<p>Ale</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20020328000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20020328000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20020328000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20020328000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fnascita%2Finterventi%2F2002%2F03%2F99472.shtml"/></p>
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Guardavo la bambina che mi diceva: “io mi chiamo Lisa”. 
Pensando di poter[...]</description>
	
	</item>
    
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	<title>E il bambino nato da un parto cesareo?</title>
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	<pubDate>Thu, 28 Feb 2002 00:00:00 GMT</pubDate>
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    <category>nascita</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>L’adattamento del neonato è più difficile quando la nascita avviene con taglio cesareo, soprattutto se è un cesareo di elezione, cioè non attuato d’urgenza a travaglio iniziato, ma programmato. Le condizioni che si verificano durante il travaglio naturale sono infatti benefiche per il bambino sia sul piano respiratorio e termico che su quello comportamentale e relazionale. Il travaglio di parto infatti scatena l’attivazione di tutta una serie di ormoni nella partoriente e nel bambino (catecolamine, endorfine, ossitocina) che agiscono come un’orchestra per armonizzare le funzioni del neonato alla nuova realtà.</p>
<p>Fra queste funzioni c’è anche quella della relazione, del contatto di sguardi che il neonato fisiologico sa sapientemente intrecciare con la mamma e il papà e che garantisce un imprinting d’amore istintivo. La natura aiuta poi a recuperare l’esperienza mancata del travaglio, ma tutto avviene in modo più faticoso. E’ importante quindi che il ricorso al taglio cesareo derivi da reali indicazioni mediche e che sia considerato la risposta a una situazione patologica, non una modalità di nascita.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20020228000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20020228000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20020228000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20020228000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fnascita%2Finterventi%2F2002%2F02%2F95795.shtml"/></p>
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