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Il taglio del cordone ombelicale

La funzione mediatrice del cordone ombelicale nell’adattamento del neonato al mondo esterno

Sul ventre di tutti noi umani c’è un segno, considerato un po’ il centro del nostro essere: l’ombelico.

Può assomigliare a un minuscolo cratere, a un bocciolo, a una piccola spirale di carne, ma è una cicatrice, che ricorda il momento in cui, dopo la nascita, abbiamo cominciato a respirare coi nostri polmoni e siamo stati fisicamente separati da nostra madre, inaugurando un contatto diretto e personale col mondo.

Attualmente, solo nell’assistenza al parto a domicilio e nelle Case Maternità è in uso il taglio “ritardato” del cordone.

Si aspetta, cioè, che il cordone abbia smesso da solo di pulsare, senza interrompere mediante il taglio la circolazione sanguigna feto-placentare, e con essa l’apporto di ossigeno che arriva ancora al bambino attraverso il sangue del cordone. Si è osservato, infatti, che appena nato, il bambino, sebbene ancora unito alla placenta mediante il cordone, tenta da solo e subito, ma progressivamente, di respirare.

Il primo soffio d’aria è brevissimo e ad esso segue un piccolo grido, poi il bambino smette, riprova due o tre volte ed entro pochi minuti ha imparato a respirare senza paura. A questo punto i suoi atti respiratori sono efficaci e il bambino riceve l’ossigeno di cui ha bisogno direttamente dai propri polmoni, e non più dalle arterie ombelicali.

I polmoni neonatali, come due piccole spugne compresse, hanno potuto assorbire aria a poco a poco, dolcemente, sfruttando quel legame con la mamma che ancora garantiva ossigeno.

Il cordone ombelicale, esaurita la sua funzione smette di pulsare e nel tagliarlo allora, come dice Leboyer, “non si taglia più niente, è un legame già morto: madre e figlio possono essere divisi senza trauma”.

Un’assenza di trauma che si rivela nel volto sereno e disteso del bambino, privo di quell’espressione contratta e sofferente che in un altro contesto ci sembrerebbe “normale”.

L’altro contesto è quello ospedaliero, dove tutti i tempi sono diversi e il cordone ombelicale viene reciso al massimo dopo quattro minuti dalla nascita, quando ancora pulsa.

Anche in quel contesto il sangue cordonale viene ritenuto prezioso: si è scoperto infatti che contiene cellule staminali totipotenti che, se prelevate alla nascita, congelate e conservate in “banche”, possono essere efficacemente utilizzate nella cura di leucemie e di altre gravi malattie del sangue.

Molti ospedali in Italia si stanno attrezzando per questo prelievo che consente di mettere a disposizione di vite umane in pericolo, una risorsa preziosa. Ma i tempi del taglio del cordone ombelicale devono essere ulteriormente abbassati: massimo entro 10 secondi dalla nascita, altrimenti le cellule staminali raccolte non saranno in quantità sufficiente a essere conservate.

Il neonato è un essere meravigliosamente adattabile e riesce a imparare la respirazione anche senza fare affidamento sull’ossigeno di riserva dato dal sangue del cordone; ma innegabilmente in questo modo scegliamo di privarlo della funzione mediatrice della placenta, sottoponendolo a uno stimolo molto forte al quale dovrà rispondere, con tutto il suo sistema, in modo forte.

Sotto il profilo fisiologico è come se lo “scaraventassimo” nel mondo senza accompagnarlo.

Forse dovremmo chiederci quali conseguenze a lungo termine, sia sul sistema endocrino e immunitario del nuovo essere, che sulla sua relazione futura col mondo, si possono provocare decidendo di cambiare direzione a un disegno della natura che aveva riservato le risorse del prezioso sangue cordonale a “quel” neonato.

Non sarebbe più semplice comprendere e rispettare appieno il valore della fisiologia naturale, per favorire in ognuno, fin dalla nascita, la capacità di vivere in salute?

Commenti dei lettori

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  • cordone ombelicale

    13 Oct 2010 - 12:33 - #1
    0 punti
    Up Down

    interessante articolo. non conoscevo affatto la pratica del taglio ritardato del cordone ombelicale.

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