Sul parto cesareo

Il parto cesareo in Italia sta diventando una modalità di nascita: perché?

Sento dire che molti reparti ospedalieri si stanno specializzando per “fare bene i cesarei”. Sento dire che sempre più donne “chiedono” di partorire col cesareo.

Io sono convinta che se davvero le donne arrivano a chiedere di partorire col taglio cesareo, vuol dire che non sono state adeguatamente informate sul parto; non sanno che il parto non è una malattia e che il corpo femminile è naturalmente predisposto per dare alla luce un bambino, dove ‘naturalmente predisposto’ significa naturalmente potente, naturalmente attrezzato, naturalmente sapiente.

Non lo sanno perché nessuno gliel’ha detto, non hanno avuto né madri, né sorelle, né nonne con cui parlarne, né operatrici preparate a un approccio personalizzato per informarle. Le donne in attesa sono sempre più isolate, in un contesto sociale dove la produttività è considerata un valore più forte della maternità, dove nascono pochi bambini, dove il lavoro di cura che le donne fanno per tutta la loro vita è tenuto nell’ombra e svalorizzato, dove, soprattutto, c’è una carenza di servizi sociali in grado di accogliere i bisogni e i desideri naturali delle donne.

I servizi medici, al contrario, quelli sì, sono sempre meglio organizzati, sempre più tecnologici e in grado di soddisfare un bacino d’utenza sempre più vasto. E’ cultura della sanità, è scienza, è progresso, tutte cose positive, ma attenzione!, un bacino d’utenza sempre più vasto per la sanità, vuol dire anche un numero sempre più grande di malati. E forse non è questa la direzione in cui il Progresso voleva davvero muoversi, quanto piuttosto quella della promozione della salute, della fisiologia, della naturalità.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda: “I Paesi con i più bassi tassi di mortalità perinatale al mondo, hanno tassi di cesareo sotto il 10%. Non c’è giustificazione in alcuna specifica area geografica per avere più del 10-15% dei parti con taglio cesareo”, e ancora: “Non c’è nessuna prova che dopo un precedente taglio cesareo trasversale basso sia richiesto un ulteriore taglio cesareo per la gravidanza successiva. Parti vaginali dopo un cesareo dovrebbero essere di norma incoraggiati”.

In Italia la media dei casi di ricorso al taglio cesareo è ben più alta (siamo intorno al 30%!) rispetto a queste Raccomandazioni che, basate su ampie ricerche epidemiologiche, sembrano contrastare decisamente l’idea che la sicurezza sia un elemento correlato al ricorso al cesareo.

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