Questo sito contribuisce alla audience di

Solo per una notte

La comunicazione fra il nascituro e la donna che lo porta in grembo è un tema misterioso e affascinante. Spesso i sogni ne sono un canale: altrettanto misterioso e affascinante. Come traspare da questa generosa testimonianza.

”Sono stata in vacanza due settimane con la mia famiglia, mio marito e la mia bimba. Sono stati giorni splendidi. E ho capito subito che sarebbero stati indimenticabili. Quando mi offrivano in vendita una collanina, replicavo che nel mio Paese si pensa che alle donne incinte non porti fortuna indossare collane.

Non ho fatto il test quando sono tornata. So che il Beta HCG è un prodotto degli annessi placentari, quindi, è inutile avere fretta. Ma ho sentito le lievi contrazioni dell’utero all’annidarsi dell’embrione. Alla seconda gravidanza non sfugge niente.

Altre contrazioni sono giunte, fastidiose e non dolorose, ma anche localizzate alla schiena. Sapevo cosa poteva significare: ma così presto, la scienza medica non ha strumenti, deve limitarsi ad osservare la natura,
ad aspettare in silenzio.

Poi una notte ho sognato di dormire nel lettone con il marito e la bambina e di invitare il bambino nuovo a dormire con noi. E con mia grande sorpresa, ha risposto no. Perche’ no? gli ho domandato in sogno. Se anche non vuoi venire sulla terra, perché non stai a dormire con noi questa notte? Vedrai qualcosa del mondo, e chissà, forse cambierai idea, o forse tornerai più avanti. D’accordo, mi ha risposto. E nel sogno abbiamo dormito in quattro: il marito alla mia destra (come sempre) la bimba alla mia sinistra, e il piccolo fra noi due.

Il giorno dopo ho cominciato a perdere il bimbo. Sono stata fortunata. Il raschiamento non è stato necessario. Sono stata assistita non solo da sanitari competenti, ma da esseri umani di una dolcezza infinita.

E in violazione di svariate norme regole e cavilli, il ginecologo mi ha restituito il materiale. Non me la sentivo di gettarlo nel bidone: mi sembrava una mancanza di rispetto, di pietas, se non per l’embrione, almeno per i miei antenati, per gli antenati del mio uomo, che ci hanno generati, che ci hanno donato la vita, e dei quali sono onorata di aver portato in grembo il sangue - anche se purtroppo non ho generato un bambino.

Adesso il loro sangue si scioglie vicino al fiume, dove fra tanta erba, ce n’è un ciuffo più rigoglioso, dove l’acqua che viene dalle montagne e si getta nel mare poco lontano dà la vita a tanti esseri viventi e disseta tanti esseri umani.

Non so come rivolgermi a questa potenza immensa e incomprensibile. Ma se qualcosa muove il suo cuore, voglia lei includermi nei suoi progetti misteriosi, mandarmi presto un bambino che abbia desiderio di nascere.

Mi fa paura, però, pensare che forse non è stato Dio (o la Dio) a decidere quel destino. Che forse Dio e’ impegnato altrove, e ha delegato tutto il potere e la responsabilità di dare la vita - e di negarla - a noi donne”

Mamma D.

Ultimi interventi

Vedi tutti