Questo sito contribuisce alla audience di

Con le mani non armate

A Pari (GR), una mostra storica sulla professione di Ostetrica fra ‘700 e ‘900

L’Associazione Casa della Donna di Pisa ha realizzato una mostra storica sulla figura dell’ostetrica, intitolata “Con le mani non armate. Raccogliere i parti: storia di un’arte femminile tra Settecento e Novecento”.

La mostra si è inaugurata l’8 marzo 2002, è stata a Pisa fino al 5 aprile, poi si è spostata a Pari, un piccolissimo paese nel Comune di Civitella Paganico, a 30 Km a sud di Siena), presso il Centro Studi e Ricerca Internazionale, dove è stata inaugurata il 5 maggio 2002, in occasione di una giornata di studi sulla storia delle donne.

L’ Associazione Casa della Donna di Pisa ha intenzione di rendere la mostra itinerante, in modo che girando possa arricchirsi, contribuendo anche alla ricostruzione della storia dei luoghi dove verrà richiesta, a partire dalla figura carismatica dell’ostetrica condotta del paese.

Non esiste professione più emblematica di quella di ostetrica per chi è interessata alla storia delle donne e al loro patrimonio di conoscenze. Una professione che fino a pochissimo tempo fa è stata esclusivamente femminile, rivolta alle donne in un momento fondamentale della loro esistenza, collocata in un ambito sociale più che sanitario, svolta per lo più fuori dal contesto ospedaliero.

Le Ostetriche sapevano di dover intervenire “con le mani non armate” e si affidavano alla propria abilità, competenza e sangue freddo ma soprattutto alle risorse del corpo della partoriente; e conoscevano l’arte di sostenere, incoraggiare e alzare gli argini contro la paura che può arrivare improvvisa e togliere le forze alla donna proprio nel momento cruciale. Il tatto e l’udito erano particolarmente sviluppati. Appoggiavano lo stetoscopio sulla pancia della donna ed erano capaci di percepire tutte le sfumature del battito cardiaco. Visitavano molto poco, ma “avevano gli occhi in cima alle dita” e sapevano vedere il feto nell’utero. Erano attente all’integrità del corpo della partoriente. Niente forbici pronte all’episiotomia, ma sostegno del perineo affinché non si lacerasse.

Non disturbare, rispettare i ritmi del corpo, avere fiducia nelle risorse della natura, ma essere pronte a individuare i rischi, a riconoscere il parto distocico, e a prendere provvedimenti, ricorrendo al medico o all’ospedale. “Noi rispettavamo la regola delle tre P.: Pazienza, pazienza, pazienza, prudenza, prudenza, prudenza e ancora pazienza, pazienza, pazienza.”

Con un puntuale riferimento alla realtà della provincia pisana e con un ampio supporto documentario, la mostra ha voluto ricostruire e interpretare criticamente le vicende complesse che hanno portato al nascere e all’evolversi di una professione femminile. Tutto è nato da un progetto che Angelica Vitiello dell’Associazione “Casa della Donna” ha condiviso con Francesca Fontana, ostetrica, che lavora nelle attività territoriali della USL 5 di Pisa. Angelica Vitiello è interessata da tempo alla storia delle donne, e la sua ricerca è volta a portare alla luce, insieme alle amiche della casa della Donna, il patrimonio di conoscenze femminili ricchissimo, ma in parte ancora sommerso.

Per Francesca Fontana ha significato andare alle radici più vicine della sua professione e confrontarsi con ostetriche che avevano vissuto l’esperienza dell’assistenza del parto a domicilio. Angelica e Francesca non sono andate con l’intento di raccogliere le voci di un mondo scomparso, ma con domande precise, con la richiesta di parlare del passato per illuminare il presente, per avere indicazioni per il futuro. E non sono state deluse, anzi hanno avuto molto più di quello che si aspettavano. Non hanno trovato donne “in pensione” ma donne di grande vivacità intellettuale che sono ancora presenti nella comunità con un ruolo importante, che continuano ad aggiornarsi.

Sono partite con il registratore per intervistare 18 ostetriche della provincia di Pisa, che si erano diplomate tra il 1924 e il 1956. Molte erano ex ostetriche condotte di Forcoli, Lorenzana, Peccioli, Pontasserchio, Marina di Pisa, Fabbrica di Peccioli, Cenaia, Vecchiano e altre invece erano state libere professioniste, comunque tutte avevano assistito i parti in casa per un lungo periodo della loro attività professionale.

Mentre le ostetriche ripercorrevano le tappe della loro vita professionale, le intervistatrici si sono rese conto di quanto avessero ancora da trasmettere alle donne e in particolare alle giovani che si stanno formando ora a questa professione. Le ostetriche intervistate hanno vissuto grandi cambiamenti sociali e culturali e hanno vissuto traumaticamernte il passaggio dall’assistenza al parto in casa, esercitato con autonomia e orgoglio delle proprie competenze, all’impiego nelle strutture pubbliche.

Hanno fatto molte considerazioni interessanti sul perché la gravidanza si è trasformata in un lungo percorso di malattia e il parto in un’operazione chirurgica.
La sala del parto si è riempita di medici molto più preparati alla patologia che non alla fisiologia del parto. Questa invasione ha spezzato l’ alleanza tra donne.

Le ostetriche intervistate hanno manifestato la speranza che si ricostruisca su nuove basi quella stretta relazione tra donne e ostetriche da cui le une e le altre hanno attinto forza e valorizzazione reciproca. “Sta a noi mantenerci le donne fedeli. Bisogna far capire alle donne che le ostetriche sono importanti, non lasciare campo libero ai ginecologi” (dice un’ostetrica diplomata nel 1936).

Ma la ricerca non era conclusa con le interviste. Angelica Vitiello si è sentita quasi costretta ad andare avanti, a passare dalle case delle ostetriche agli archivi, alle biblioteche.

Durante l’intervista alle ostetriche di Vecchiano, era venuto fuori che una della loro famiglia nella seconda metà dell’Ottocento aveva studiato all’Ospizio di Maternità degli Innocenti di Firenze.

A quel punto bisognava sapere di più di questa scuola nata per fornire di abili levatrici le campagne del Granducato che allora era governato dai Lorena.

E uno dei documenti rinvenuti all’archivio dell’Istituto degli Innocenti ha ispirato il titolo della mostra. Nel 1817 il direttore della scuola scriveva una memoria in cui difendeva le competenze delle ostetriche che possono affrontare anche parti contro natura con il semplice aiuto delle mani, “mani non armate di alcuno strumento tagliente e non tagliente”.

Era proprio il titolo giusto per la mostra: un titolo che indicava sia l’essenza di questa professione dedicata al parto, una grande impresa di pace, sia l’ essenza di una associazione che lavora da anni per la pace. (Questo progetto è stato presentato proprio nei giorni in cui era scoppiata la guerra in Afganistan, a metà ottobre 2001).

Dal Granducato di Toscana dove governavano i Lorena con i loro progetti innovativi nel campo sanitario e in particolare nel campo dell’ostetricia, Angelica Vitello ha fatto una piccola puntata anche in Francia seguendo nei loro viaggi di formazione i chirurghi toscani che andavano a perfezionarsi alle scuole dei famosi ostetrici Levret e Baudelocque, quella Francia dove infuriava il dibattito tra i sostenitori dell’ostetricia aspettante e quelli dell’ostetricia interventista. Ma in Francia prima ancora degli ostetrici, Angelica ha incontrato le grandi ostetriche francesi tra cui la più famosa, quella che ha perseguito con grande tenacia e intelligenza il primo grande progetto organico di formazione delle ostetriche: Madame du Coudray che ha girato tutta la Francia, formando più di 5000 ostetriche.
La ricerca storica è proseguita poi all’Archivio di Stato di Pisa, dove sono conservati i documenti sui primi reparti di maternità, i fascicoli delle allieve levatrici della scuola di Ostetricia di Pisa dal 1878 al 1923. Nei fascicoli sono presenti le relazioni dei parti che le allieve scrivevano. Queste relazioni costituiscono uno spaccato di storia non solo dell’ostetricia ma anche di storia sociale di grandissimo interesse.

Le strade che si sono aperte, partendo dalle interviste, sono state molteplici.

Tutte le ostetriche intervistate, anche le più anziane, hanno sempre la loro “borsa” a portata di mano. La partoriente che bussasse alla loro porta potrebbe sempre contare su di loro. Sono pronte ad intervenire con le mani non armate.

Il catalogo della mostra uscirà dopo l’estate.

Per informazioni: angelicavit@tiscalinet.it

Ultimi interventi

Vedi tutti