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B come Bonding

Il bonding è il primo legame che si crea fra il neonato e i suoi genitori: un nodo d’amore, destinato a durare per tutta la vita

Il bambino sta per uscire dal canale del parto, già si vedono i capelli, ancora poche spinte spontanee e tutto il suo corpo sguscia fuori dal ventre della madre e atterra sul morbido cuscino posto sotto la donna accovacciata. La donna lo vede e per un attimo non crede a suoi occhi, poi tende una mano incerta verso di lui, lo sfiora con un dito, quasi con un timore reverente. Ancora qualche frazione di secondo e qualche migliaio di espressioni che si dipingono sul suo volto. Poi la donna, la madre, lo ri-conosce: ma certo, è proprio lui. è il suo bambino, quello che ha portato in pancia per nove mesi e di cui ha già conosciuto i contorni, i ritmi, i movimenti…il carattere: ora che può vederlo si accorge che sapeva già com’era fatto, non poteva che avere questo viso, questo corpo. Istintivamente lo prende tra le braccia e lo avvicina al seno, come per riunirsi a lui, guardando i suoi occhi, i suoi occhi che si aprono e si fissano nei suoi. In quello sguardo così indefinibile, intenso, antico, così amoroso, la madre misura in un attimo la distanza incredibile che entrambi hanno dovuto superare per incontrarsi, e anche il padre che ora si è unito a loro in quello scambio di sguardi si lascia sopraffare dall’immensità di quel prodigio nel quale ora, forse per la prima volta in nove mesi, riesce a sentire con orgoglio che grande parte ha avuto.

Un momento come quello forse non si ripeterà più nel corso della loro vita futura, ma non lo scorderanno mai perché da quel momento saranno tutti e tre indissolubilmente legati in un vincolo spontaneo e naturale di reciproco amore, di reciproca pre-occupazione di reciproca assistenza. Un vincolo fatto di gioia, di responsabilità e di attenzione che proteggerà la vita e il benessere del bambino e il senso dell’essere genitori nei due adulti. Un legame sì, ma ricco di soddisfazioni come quella grande che provano adesso, di aver messo al mondo un essere completo, perfetto, che già dà segni di comprenderli e di riconoscerli e che con il suo sguardo attento comunica intelligenza e fa sentire più intelligenti. Un legame, certo, ma anche un’esperienza fondamentale, un primo modello di relazione per quel bambino destinato a crescere e, un giorno, ad accogliere e proteggere anche lui un figlio della sua specie.

Questa magia di sguardi e di sensazioni, il cui avverarsi dovrebbe essere garantito per diritto costituzionale a tutti i neonati e a tutti i neo-genitori, è il bonding, la nascita del primo legame e, come per la fuoriuscita della placenta, come per la suzione del colostro dal capezzolo della madre, completa e sancisce il processo della nascita.

Come le femmine dei mammiferi del nostro Pianeta riconoscono di aver messo al mondo un cucciolo dall’odore che questo emana e che provoca in loro un’ondata di istinti all’accudimento che durerà fino alla sua completa autonomia, anche le madri umane e i padri umani hanno bisogno di questo primo contatto esclusivo col proprio piccolo per mettere in moto l’istinto materno e paterno e vivere in seguito con sicurezza e competenza il ruolo di genitori: è la memoria arcaica, quella legata all’istinto della procreazione e alla sopravvivenza della specie che si risveglia, e ci si accorge di fare e di provare con naturalezza gesti e sentimenti che si credeva di non conoscere, ricevendone un grande piacere e un senso di appartenenza. Anche il piccolo, del resto è arrivato col suo bagaglio di memorie arcaiche e si aspetta di essere accolto proprio così, di ritrovare nel calore delle braccia e nel nutrimento del seno, un senso rassicurante di continuità con ciò che provava dentro la pancia. Non si aspetta certo di essere messo da parte, solo, in una culla fredda e ferma, troppo grande, o di essere manipolato da mani estranee di cui non riconosce l’odore…

Ma spesso avviene proprio così e spesso il neonato si ritrova solo mentre i genitori si ritrovano a mani e pancia vuoti e in tutti e tre resta un senso di stupore che non è meraviglia, un senso di disagio sottile e di estraneità che sarà difficile superare e che renderà più duro diventare genitori e figlio. Disagio che nasce anche dal fatto che questa mancanza il più delle volte non è neanche vissuta consapevolmente, perché certe credenze e procedure protocollari l’ hanno mascherata dietro parole come sicurezza, igiene, prevenzione, controllo, ma che invece ha un nome solo: separazione. Cominciare una nuova vita insieme da separati è un controsenso che può portare in alcuni casi anche a conseguenze molto negative nel futuro: malessere, depressione, insofferenza, difficoltà di relazioni… ne vale la pena?

Ma restiamo alla situazione ideale, quella dell’incontro non interrotto, del legame non interferito, quella naturale. E’ favorita certo dalla libertà, da un ambiente rispettoso, da un contesto sociale che ne riconosce il valore, ma anche da quei nove mesi vissuti assieme prima della nascita, nove mesi in cui il contatto fra nascituro, madre e padre ha avuto tanti momenti per essere vissuto e espresso, da quando la mamma ha cominciato ad avvertire i suoi primi movimenti leggeri come sottili vibrazioni, da quando il papà lo ha accarezzato attraverso la pancia e lo ha calmato col suo vocione, da quando i membri della famiglia e gli amici lo hanno accettato con gioia e hanno cominciato a immaginarlo. Il legame in qualche modo si era già creato, il bonding prenatale predisponeva già a un incontro felice.

Di questo bonding prenatale e di quello che avviene al momento della nascita, siamo tutti custodi e responsabili, tutte le persone che circondano una coppia in attesa, tutti gli operatori che si prenderanno cura di loro hanno un dovere di protezione verso il primo legame. Certo, sarà più facile per tutti se ognuno avrà avuto il suo bonding, quand’era il momento…

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