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C come Casa

Casa come tana, come nido, come rifugio ideale per la nascita. Casa come specchio di tutto ciò che di buono si è fatto nella vita. Casa persa e casa ritrovata, in questa bellissima testimonianza di Benedetta Cuccuini Pucci

“Signora, lei si deve ricoverare subito! Le metteremo le prostaglandine. Agiremo sui recettori, modificheremo i neurotrasmettitori, arriverà la contrazione seguita dalla dilatazione e sotto un monitoraggio super efficiente sarà presto mamma…”deficiente”, dico io!

E sì, dopo aver programmato, preparato, sognato, sperato e amato un bel parto in casa come da “manuale del parto attivo” mi ritrovo (per la seconda volta) con un ritardo di quindici giorni alla nascita del secondo figlio, costretta da burocrazia e buon senso, ad andare a partorire in ospedale.

Dopo aver fatto le tre telefonate fondamentali per una partoriente prossima (marito, mamma, ostetrica) e dopo aver sistemato la figlia maggiore con la fedele tata, mi avvio al reparto di Ostetricia.

Metto le mie cosine nell’armadietto, indosso la camicia da notte (sono le 14!), le pantofole, e divento la “malata” n° 8.

Una paziente un po’ nervosa, secondo il medico di turno, che come guardiano mi fa subito delle raccomandazioni per mantenere ordine e disciplina in reparto.

Arriva il marito, ma non certo l’intimità: sono, infatti, in una camera insieme a una gioiosissima neomamma filippina circondata dall’affetto di una numerosissima famiglia.

Arriva l’ostetrica: meno male! Sento che è arrivata la mia alleata, che mi conosce e che è qualcosa di mio, non dell’ospedale.

Poi inizia la GRANDE AVVENTURA e, come quando in gita turistica arrivi la sera nella camera d’albergo e cerchi di creare confidenza con la tua nuova dimora, anch’io giro e rigiro nella stanza del travaglio e cerco intimità per potervi dilatare le mie forti contrazioni e distendere le mie dolci pause.

Alle 23.50 arriva GIACOMO e dopo l’ubriacatura di gioia ecco anche un po’ di nervosismo generale: la visita del pediatra e le sue insistenti raccomandazioni, la frettolosa preparazione per andare via, il saluto dell’ostetrica e il capolino dei parenti.

Ma finalmente VIA con il mio bambino, con mio marito, dentro la mia macchina e verso LA MIA CASA.

Ed ecco che appena entro, la mia cucina mi “scivola” addosso come l’olio e mi avvolge, gli odori casalinghi mi accarezzano, tutto si stringe a me come in un caldo abbraccio e i suoni della mia alcova mi cullano e gli oggetti mi salutano: “bentornati, siete stati bravi, vi vogliamo bene!!!”

Ho la sensazione di essermi finalmente tuffata nell’acqua della mia piscina-casa che mi contiene tutta, che mi coccola tutta, mi massaggia e mi protegge: CHE BEL BAGNO!!

Confesso che ancora non sono uscita dalla vasca!!

Un caro saluto. Benedetta con Giannozzo, Maria Novella e Giacomo.

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