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L'istinto materno

Sono stati versati fiumi di inchiostro nei mari della psicologia, della sociologia, della storia, per definire questo concetto, e il dibattito è ancora in corso, poiché di generazione in generazione muta il punto di vista sul problema...Lorenzo Braibanti ne dava un'interpretazione molto convincente

“L’istinto materno, come del resto l’istinto paterno, sono iscritti nel codice genetico però non si sviluppano nell’adulto se non vengono attivati.

L’attivazione dell’istinto materno può esserci solo nel momento altamente emotivo del parto, e alla donna, sia che viva un parto naturale, sia che lo viva in anestesia generale, se all’uscita dall’anestesia la prima cosa che sente è il bambino (e lo stesso vale se esce da un cesareo), è in quel momento altamente emotivo, che non è dato né da una filosofia né da una ragione psicologica, ma da una scarica di prolattina, che le si attiva il potenziale istinto materno iscritto nel codice genetico.

Quando abbiamo adottato questo nuovo comportamento nel parto, con la presenza dell’uomo, non in posizione passiva, non collocato in un angolo perché al minimo segno che l’ostetricia comincia ad andar male deve uscire, ma come partecipante; quando l’uomo ha vissuto insieme alla sua compagna i mesi della gestazione, quando ha vissuto con lei soprattutto il periodo più duro del parto, che è il periodo dilatante, e meglio ancora, ma non indispensabilmente, è stato presente al parto in maniera attiva e non passiva, noi abbiamo visto nascere una figura di padre che prima non conoscevamo.”

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