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Il parkour

Dalla periferia di Parigi alle strade di tutto il mondo, si diffonde anche in Italia la nuova disciplina degli sport urbani

Per utilizzare una definizione altamente sfruttata nella tecnologia, l’urban free flow è lo sport di ultima generazione, innovativo e spettacolare. E’, infatti, uno di quegli sport di tendenza e come tale ha origine nelle strade metropolitane.

E’ nato in Francia circa 17 anni fa in un quartiere periferico di Parigi. I suoi inventori avevano allora 15 anni. David Belle e Sebastien Foucan i quali, scorrazzando per le strutture architettoniche della strada, tra tentativi di salti, capriole e acrobazie varie, perfezionarono, con il passare del tempo, questo sport. Vero erede dello skate, della bmx o dello snowboard.

Adesso è una vera e propria disciplina che include anche caratteri delle filosofie orientali e delle arti marziali. I giovani che lo praticano si chiamano traceurs ( esecutori di un tracciato ) si preparano a lungo prima di esercitarlo professionalmente. Infatti è richiesta molta pratica e dopo una esperienza di qualche anno si può arrivare a fare balzi di 6 metri tra una parete e l’altra. Restare in equilibrio a testa in giù a una certa altezza, arrampicarsi sui tetti, saltare e fare acrobazie tra gli ostacoli della città, sui muri, i balconi, parapetti, ringhiere, scalinate, ponti, etc.

David e Foucan battezzarono questo sport con il nome di Parkour. In francese significa percorso con la k al posto della c. Oggi il parkour è praticato nelle grandi metropoli dove l’attrazione per le strutture urbane, da parte dei giovani, è fortissima. Londra, New York, Parigi. In Italia siamo ancora agli inizi. Purtroppo il Bel Paese fa fatica a recepire le novità provenienti dalle strade metropolitane, la resistenza culturale è sorprendente.

E’ da poco online un sito tutto italiano che si chiama proprio parkour. Grande merito ai suoi ideatori per aver contibuito al vuoto di informazioni nel nostro paese.

L’idea del portale nasce all’interno della crew romana del PKColosseum nell’estate del 2004 (una crew è un gruppo di traceur, cioè di appassionati del parkour): dopo i sorprendenti risultati del nostro sito locale, www.pkcolosseum.135.it, grazie al quale abbiamo in pochissimo tempo conosciuto appassionati da Roma e dal resto d’Italia, abbiamo deciso di impegnarci nella realizzazione di un portale dedicato a tutte le crew che diventi la vetrina del movimento italiano. Questo è quanto spiegano i ragazzi del parkour italiano.

L’obiettivo dei trauceurs di tutto il mondo è quello di riuscire a creare una federazione e poter sviluppare il parkour a livello professionistico. E’ chiaro che tutti gli sport, provenienti dai quartieri delle grandi città, appartengono a quella cultura, genuina, underground che, in qualche modo, ha un suo fascino e una sua poesia. Il pericolo, come sempre, è che una disciplina urbana tra sponsor e competizioni internazionali possa perdere tutta la sua spontaneità e lo spirito per il quale è stata creata.