Questo sito contribuisce alla audience di

La maison des journalistes

Giornalisti di tutto il mondo ospitati per un mondo migliore

A Parigi, sulle rive della Senna, è stata fondata la prima Maison des journalistes. Questa casa accoglie, ogni anno, circa trenta giornalisti in fuga dal loro paese perchè perseguitati per le loro idee libere.

E’ una casa rifugio che ha come presidente onorario Sebastiao Salgado, uno dei più apprezzati fotografi del mondo. La maison è formata da quindici stanze occupate, a turno, per sei mesi, dai giornalisti in esilio. Il tempo di ottenere la documentazione necessaria per l’asilo politico.

L’edificio è una vecchia fabbrica di spazzole ristrutturata dal comune di Parigi. All’interno c’è anche una redazione, computer, collegamenti in rete e rassegne stampa per fare in modo che i giornalisti mantengano i contatti con il loro lavoro.

Vengono da ogni parte del mondo, Yemen, Cuba, Pakistan, Algeria, Costa d’Avorio, Cina, Camerun. Molte delle loro storie sono drammatiche: pressioni psicologiche, violenze carnali, ricatti, soprusi di ogni genere.

L’idea è quella di accogliere persone distrutte psicologicamente, la cui, unica, colpa era quella di raccontare la verità sui fatti di corruzione  nei loro, rispettivi, paesi.

La possibilità di media liberi noi la coltiviamo come un fiore - ha dichiarato Danièle Ohayon, fondatrice della Maison des journalistes, durante la inaugurazione.

La maison ha un entrata di 300 mila euro all’anno. Metà della cifra proviene dal Fondo Monetario Europeo per gli Esuli e il resto dai maggiori gruppi editoriali francesi. I giornalisti quindi possono ricevere vitto e alloggio ma anche la possibilità di utilizzare i telefoni, i computer, accedere ai corsi di francese e all’assistenza da parte di uno psicologo.

Per chi vuole continuare il mestiere di giornalista può frequentre i corsi propedeutici e imparare le tradizioni giornalistiche francesi. Molti dei giornalisti, infatti, una volta trovata una sistemazione, vogliono impegnarsi professionalmente e politicamente per denunciare le ingiustizie nel mondo.

Noi non possiamo che augurarci che, altre case, sorgano in tutto il mondo e anche in Italia ma allo stesso tempo che non ce ne sia più bisogno a dimostrazione di un mondo libero dalle dittature, dai soprusi delle organizzazioni criminali e da ogni discriminazione razziale, sessuale, culturale, religiosa…