Il copyleft alla conquista del sistema per liberare l'arte

Un nuovo modo di diffondere l'espressione artistica evitando l'ostacolo del marchio protetto

Copyleft, ovvero il diritto di copiare. Inoltre questa parola, che si sta diffondendo a macchia d’olio, rappresenta la battaglia contro il culto della personalità. Con lo sviluppo tecnologico e la crescita esponenziale di internet la libertà di espressione artistica sta prendendo un’altra forma. Ovvero sta convincendo migliaia e migliaia di artisti e amanti dell’arte che il copyright non è l’unica tutela dell’ingegno. Anzi non lo è affatto.

Nei media e negli encefali imperversa l’ideologia confusionista in materia di diritto d’autore e proprietà intellettuale, anche se il rinascere dei movimenti e le trasformazioni in corso la stanno mettendo in crisi. Fa comodo solo ai grassatori e ai parassiti d’ogni sorta far credere che “copyright” e “diritto d’autore” siano la stessa cosa, o che la contrapposizione sia tra “diritto d’autore” e “pirateria”. Non è così.

Così ne parla la rivista Il Mucchio selvaggio in un articolo di un paio d’anni fa. Ma cos’è questo copyleft che sta incuriosendo masse di giovani autori, alternativi, squattrinati con la voglia di esprimersi senza essere prigionieri di ostacoli legali e contratti capestro?

La parola non ha una traduzione comprensibile in italiano, ma inizialmente è stata considerata una filosofia ribelle, adesso sta diventando una alternativa ai diritti d’autore. Sempre dal Mucchio selvaggio, leggiamo:

La prima delle licenze libere  è stata la GPL [GNU Public License] del software libero, nata per tutelare quest’ultimo e impedire che qualcuno (Microsoft, per fare un nome a caso) si impadronisse, privatizzandoli, dei risultati del lavoro di libere comunità di utenti (per chi non lo sapesse, il software libero è a “codice-sorgente aperto”, il che lo rende potenzialmente controllabile, modificabile e migliorabile dall’utente, da solo o in collaborazione con altri).
Se il software libero fosse rimasto semplicemente di dominio pubblico, prima o poi i rapaci dell’industria ci avrebbero messo sopra le grinfie. La soluzione fu rivoltare il copyright come un calzino, per trasformarlo da ostacolo alla libera riproduzione a suprema garanzia di quest’ultima. In parole povere: io metto il copyright, quindi sono proprietario di quest’opera, dunque approfitto di questo potere per dire che con
quest’opera potete farci quello che volete, potete copiarla, diffonderla, modificarla, però non potete impedire a qualcun altro di farlo, cioè non potete appropriarvene e fermarne la circolazione, non potete metterci un copyright a vostra volta, perché ce n’è già uno, appartiene a me, e io vi rompo il culo.

Uun altro articolo, apparso sul sito quintostato sottolinea, però, la confusione che sta venendo fuori a livello internazionale. La libertà di espressione sta diventando un argomento nuovamente, delicato con il rischio di favorire una legislazione più restrittiva:

Un gruppo di veterani del movimento americano per i diritti civili realizza proiezioni pubbliche non autorizzate di un documentario da tempo fuori distribuzione: in nome del copyright, accusano gli organizzatori, si impedisce alla gente di accedere alla conoscenza. Una nuova applicazione della tecnologia del tagging: un sito americano aiuta i ragazzi che condividono gli stessi desideri a fare comunità. Novità rivoluzionaria in Romania: liberalizzato il mercato della musica online, per venderla basterà avere un sito e pagare dei diritti forfettari su base annua. Un gruppo di scienziati rilascia le prime biotecnologie open source: si tratta di due metodi di manipolazione genetica per prodotti agricoli protetti da una licenza in stile free software. Libertà di informazione a rischio? La riforma dei codici penali militari di imminente approvazione alla Camera potrebbe reintrodurre la censura di guerra per le “operazioni di pace” in cui è attualmente impegnato il nostro esercito.

C’è, addirittura, un gruppo di net artisti gli 01.org che hanno fatto del copyleft la loro musa ispiratrice. Vanno in giro per l’Europa e il web a esprimersi rivoltando i canoni dei diritti d’autore. Loro addirittura danno poca importanza al nome perchè dietro al nome si nasconde il fardello del diritto di propietà. Il marchio gestito dalla legge, il copyright che uccide l’arte invece di proteggerla.

La liberazione dell’arte diventa, essa stessa, opera d’arte. http://0100101110101101.org/

Una chicca è il sito, clonato, del vaticano. Identico, nell’estetica, a quello della Santa Sede ma variandolo in alcuni contenuti con ironia. Viene ridicolizzato il culto della personalità, considerato inutile e offensivo in un periodo, come il nostro, in cui molti dogmi stanno crollando.                            http://www.vaticano.org/pages/1/index.htm

Per chi volesse approfondire l’argomento, divertendosi, potrà visitare il sito dei s8suono con tanto di fumetto animato e sonoro. E’ la storia, ideatata da Angelo Rindone,  di un gruppo di astronauti che si recano su un pianeta libero e cercano di colonizzare il sistema per diffondere  il loro c-software. Ovvero il softrware libero, il copyleft.

 

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