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attivismo artistico, net.art, hardcore

le nuove, libere forme di espressioni artistiche tra strade reali e strade virtuali

Sino al 18 maggio è di scena a Parigi, al Palais de Tokio l’Hardcore un modo di esprimersi, attraverso l’arte che sta portando a un nuovo attivismo. E’, un’ottima occasione per capire cosa pensano, producono, amano o contestano le nuove generazioni. Quelle, per intenderci che sono state generate dal crollo delle ideologie.

L’attivismo artistico si è sviluppato a cavallo tra gli anni ‘60 e ‘70. Grazie alle tecnologie di oggi, compresa intenet, ha trovato, grazie alla sua adattabilità, un filo conduttore, una buona motivazione per continuare ad esserci e nuovi canali di diffusione.

Qualcuno critica questo metodo di esibizione artistica. Infatti sembra che stia venendo meno la forza dei grandi movimenti organizzati, le esposizioni collettive, la collaborazione ideologica tra artisti. I creativi dell’era tecnologica hanno scoperto infinite strade internetaute, ma con eventi isolati, quasi solitari, individuali.

Con lo scopo di rivelare incoerenze e deviazioni del sistema, che oppongono un uso critico, alternativo, creativo dei media al tentativo di trasformarli in mezzi di coesione sociale, che lavorano spesso ai limiti e sui limiti….Come dice una recensione, per la mostra, sul sito Random. http://random.exibart.com/NotiziaStandard.asp?IDNotizia=28239&IDCategoria=7816

L’arte come resistenza è questo il punto. Un nuovo radicalismo venuto alla luce dalle continue mutazioni attraverso i passaggi storici degli ultimi cento anni. Dalle americane Guerrilla Girls On Tour alla messicana Minerva Cuevas. Dall’albanese Anri Sala all’italiano Gianni Motti, dal Kossovaro Sislej Xhafa, ( di cui su Natural Street ne abbiamo già parlato), alla Taiwanese Shu Lea Cheang.

Ma l’attivismo artistico, al di là della celebrazione museale si muove liberamente per le strade contemporanee. E come dicono quelli di Rekombinant è nelle fasi di transizione che si genera il nuovo. Si parla quindi di espressione di origine individuale o collettiva non vincolata alle logiche del profitto, no-copyright dicono loro. Il tutto per stimolare la reale sperimentazione sui linguaggi espressivi al di fuori di ogni censura, per una libera riflessione sull’uso delle nuove tecnologie.

L’attivismo artistico allora è come il delta di un fiume. Si dirama in mille percorsi per poi sfociare nel grande mare. Oggi la parola più utilizzata è Net.art ma la sfida maggiore dell’attuale societa’ “interconnessa” sembra essere la completa fusione del sistema dei media e delle tecnologie digitali con la realta’ politica, economica e sociale

Dicono su AHA parlando di attivismo e net.art. Appare sempre più riduttivo cercare di definire un’opera d’arte partendo dal suo “supporto”, come un tempo si era soliti fare per la scultura, la pittura, la video-arte stessa.
L’analisi andrebbe spostata dal mezzo al messaggio, dalle definizioni e dai “nomi” alle pratiche.
La net.art di cui tanto si parla, e che ancora, per fortuna, risulta difficile definire in maniera univoca, per sua intrinseca caratteristica va aldilà dell’appartenenza a un mezzo “fisico” e si esprime attraverso pratiche che non vivono unicamente nella Rete.

Arte transmediale mostrata attraverso il media attivismo del progetto AHA con una mostra al Museo laboratorio di arte contemporanea a Roma. Un luogo di scambio collettivo sulle forme di attivismo che propongono un uso libero dell’arte e della tecnologia.

Per arte si intende, quindi una forma di apertura, come la capacità di intervenire personalmente nella produzione di informazione, espressione e comunicazione, partecipando in prima persona nella costruzione dell’immaginario collettivo.