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La mitica Kustom Culture: tra arte ed evasione

Dalle strade, dei quartieri americani più poveri, agli eventi artistici più importanti del mondo

Negli anni ‘50 i giovani americani, appertenenti alle famiglie più disagiate, non avendo abbastanza denaro, per comprarsi le auto di ultima generazione, acquistavano quelle degli anni precedenti e soprattutto degli anni ‘30.

Le auto, comprate a prezzi bassissimi, venivano smontate, elaborate e verniciate secondo la creatività di ognuno. Inoltre, i ragazzi dei quartieri più emarginati, erano anche abili meccanici e avevano dato vita a un quotidiano fermento, diffusosi ben presto in tutti i quartieri vicini, grazie al desiderio di migliorarne anche le prestazioni. La voglia di riscatto era tanta e quindi questo adattarsi aveva favorito una tendenza, involontaria, che presto sarebbe divenuta una moda.

La cultura Hot Rod favorì il successo di quella oggi viene chiamata Kustom Culture. Le vetture customizzate, ovvero personalizzate. Vengono talmente personalizzate che rappresentano l’estenzione creativa di chi le ha realizzate. Queste auto, infatti, sono amate, venerate, protette ed esibite come dei figli o la propria compagna.

Oggi è diventata una vera e propria arte che permette l’esibizione presso eventi e mostre internazionali. Alcuni artisti sono diventati famosi e hanno fatto fortuna. Ed è un movimento culturale con una sua filosofia e una sua storia tipicamente americana o meglio degli Stati Uniti. Sebbene ha estimatori e creativi sparsi in tutto il mondo.

La Kustome Culture è una espressione artistica popolare, come tutta la street art, tipicamente underground e riconosciuta ufficialmente anche dai critici d’arte. In Italia non mancano le occasioni espositive alla Biennale di Venezia, ad esempio.

Uno dei simboli/icona della Kustom Culture è la pin-up. Le auto dei ragazzi, elaborate e rese scintillanti dalla fantasia, servivano, infatti, a far colpo sulle ragazze, le quali rimanevano affascinate dall’originalità espressiva del mezzo e accettavano di essere scorrazzate per le strade e farsi notare dalle amiche. Oppure per recarsi presso i drive in e scambiarsi effusioni amorose.

Big Daddy Roth è considerato, a ragione, il padre indiscusso della Kustome Culture. Abile decoratore di motociclette, caschi, auto, surf e altro. Egli favorì la crescita artistica di un altro talento americano. Robert Williams. Mitico creativo con una giovinezza passata sulle strade della California. Così ce lo descrive chorux.com.

Tra bande giovanili, macchine ipercromate e giacche di pelle, Robert Williams si trova, ben presto, con la necessità di guadagnarsi da vivere. (…) Le sue innumerevoli opere, stracitate e apprezzate dalle culture giovanili e dai critici cutting edge, sono state raccolte in una serie di libri…

Oggi R.W. è il direttore della rivista di arte visionaria Juxtapoz ed è un pittore affermato le cui opere spesso riproducono immagini legate alle sue esperienze con la Kustom Culture e le auto in particolare.

Oggi le auto vengono trasformate in telefoni giganti, in squali, , quadri di Mondrian, cattedrali e ad avere questa passione, numerose, sono anche le donne. Auto coperte d’erba, fanalini che si trasformano in accattivanti occhi truccati con ciglia sexy e ammiccanti. C’è un libro che ne parla e le ritrae. Art Cars di Herrod Blank. Grande promotore della K.C. e lui stesso artista prolifico. Persino il suo maggiolino non è passato inosservato. Tempo fa lo aveva ricoperto di ossa giganti e se lo portava in giro per le strade americane o ai ritrovi con grande orgoglio.

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