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La gonna agli uomini per uomini con le gonne.

Crea sempre meno scalpore la gonna maschile che viene anche celebrata nei musei a dimostrazione della sua virilità

Nella Repubblica Democratica del Congo la comunità etnica Kuba realizza stupendi tessuti, decorati a mano, in rafia. Questi tessuti vengono creati per la confezione di gonne che indosseranno anche gli uomini. Per loro, le gonne, sono più lunghe di quelle donne e la particolarità è che, le donne, confezionano le gonne per gli uomini e gli uomini le confezionano per le donne.

Questo dimostra che l’accettazione o meno della gonna maschile è legata essenzialmente a fattori culturali, storici, ambientali, religiosi, etc. Di tradizioni vestimentarie, simili a quella ricordata, la storia del costume ne è piena.

Per il mondo cosiddetto occidentale la gonna per l’uomo è sinonimo di scarsa virilità, di sessualità deviata, di omosessualità. Tutte convenzioni mentali provenienti da mentalità condizionate dalle falsa cultura maschilista. In un ambiente in cui l’uomo deve dimostrare il proprio essere maschio attraverso l’utilizzo di un atteggiamento, di un abbigliamento e stile di vita consono al suo essere uomo ogni evento, fuori dei canoni, porta scompiglio e disorientamento.

Per fortuna, anche se a fatica, l’uomo si sta liberando di alcune catene culturali che, esteticamente, consentivano un’immagine da vero duro e che interiormente accrescevano, invece, la sua fragilità. Oggi, si sa, non è necessario dimostrare di essere un vero maschio. Il lato cosiddetto femminile, (anche qui ci sarebbe da discutere), dell’uomo, è stato liberato e può esprimersi con maggiore naturalezza.

Molti stilisti, nel tempo, si sono cimentati con questo argomento e hanno voluto dare un contributo affinchè fossero modificate alcune di queste convenzioni. Spesso si pensa che il ruolo dei fashion designer sia quello di ideare novità che possano rendere più belli e interessanti sia l’uomo che la donna. E anche di rendere più confortevoli i vestiti. Non è solo questo.

Gli stilisti più giovani, quelli degli ultimi 20 anni, definiti per vari motivi, enfant terrible, con le loro provocazioni hanno voluto non solo far parlare di se ma anche inviare messaggi, più o meno celati, affinchè il pubblico prendesse visione di punti di vista mai presi in considerazione. Queste provocazioni hanno permesso, merito degli stilisti, di aprire confronti e discussioni spesso accese a livello sociale.

L’8 febbraio scorso si è chiusa a New York, al Metropolitan Museum of Art, la mostra Men Skin, la storia della gonna rigorosamente maschile. Partendo dalle gonne kilt scozzesi alle gonne maschili di Jean Paul Gaultier. Fu lui, infatti, il fashion designer che presentò in passerella la prima gonna maschile. Era il 1984 e fece molto parlare. Gonna che oggi è celebrata e che ha sponsorizzato l’evento.

I capi esposti sono stati un centinaio. Da Vivien Westwood a Walter van Beirendonk, ( di cui abbiamo già parlato), da Yohji Yamamoto a Andrew McKenziee, da Antonio Marras a Hedi Slimane per Dior e John Galliano. Nomi, alcuni giovani, che appartengono alla storia della moda e che spesso hanno affrontato i tempi con coraggio e anticipando i cambiamenti culturali.

Spiegando la mostra, Andrew Bolton, curatore di Men in Skirt, aveva dichiarato che gli uomini hanno approfittato, storicamente, di pochi capi appartenenti al guardaroba femminile. La gonna ha una connotazione femminile troppo forte per far scomparire il timore che, indossandola, possa mettere in discussione il loro orientamento sessuale

Commenti dei lettori

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  • Profilo di cembo

    cembo

    15 Oct 2008 - 08:24 - #1
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    Non riesco a capire il motivo per il quale ad un uomo sia negato il comfort di una gonna o di un abito a foggia di tunica, indumenti storicamente apparsi prima di altri ed oggi, a torto (si pensi agli ovvi motivi di dimensioni esterne…) ritenuti di esclusiva pertinenza femminile.
    Va altresì detto che molti capi, dal design sobrio ed elegante potrebbero essere portati indifferentemente dall’uno o dall’altro sesso, anche in occasioni formali od assimilabili, senza modificazione alcuna, così come già accaduto nel senso opposto, quando non vi era l’esigenza della comodità, ma quella della praticità d’uso e dell’agilità nel compiere certe manovre (come il montare a cavallo).
    Quanto al problema delle gambe totalmente o parzialmente a vista, non capisco perché il problema non sussista con i calzoni corti, mentre si pone con le gonne o con gli abiti a foggia di tunica, lunghi o corti essi siano.Da tempo, una donna con i pantaloni ed i calzini non è bollata con epiteti ingiuriosi, perché un uomo con la gonna ed i collants o gli stivali dovrebbe esserlo?
    Tra l’altro, alcuni, ancora troppo pochi, per la verità, hanno già cominciato ad indossare la gonna: visto che erano insieme alla loro donna, si suppone che non siano omosessuali e si spera che questa patente incomoda sparisca presto.
    A mio personalissimo parere, l’inerzia è probabilmente dovuta ad un necessario adeguamento delle industrie: non tanto per l’istituzione di linee e modelli diversi (ce n’è già una tale abbondanza che è possibile scegliere un capo a proprio gusto nella produzione attuale), bensì per il raddoppio della produzione dei capi di tipo cosiddetto femminile e la riduzione di un terzo della produzione di calzoni. Infatti, se una donna attualmente possiede il 50% di calzoni ed il restante 50% fra gonne ed abiti a tunica, un uomo possiede il 100% di calzoni: supponendo la composizione del guardaroba sia indipendente dal sesso, si ottengono i risultati di cui sopra. Tra l’altro, cercando in rete, si trovano molti siti e discussioni dalle quli emerge un numero molto elevato di maschi che vorrebbero indossare capi diversi dalla solita divisa, anche in occasioni formali e non lo fanno per paura di essere etichettati malamente o, forse, perche nessuno ha ancora dato il La in maniera convincente e, nelle sfilate, non è ancora stato dato un segnale di svolta decisiva, in modo tale da permettere anche al sesso maschile di abbigliarsi secondo il proprio gusto, anziché per stereotipi cui, volente o nolente, è ancora costretto ad aderire.