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I NUOVI SINGLES

COME CAMBIANO I MODI DI VIVERE DA UNA RICERCA(ANCORA UNA VOLTA INGIAPPONE)DESCRITTA SU APRILE DA GIULIA ZIMEI

DA UN ARTICOLO DI GIULIA ZIMEI SU APRILE

Sono i nuovi eremiti. Il loro identikit è nazionalità giapponese, sesso maschile e un’età compresa tra i 12 e i 30 anni. Improvvisamente dicono addio al mondo esterno e si sottraggono alla vita sociale. Si allontanano dalla scuola, dagli affetti e dagli amici. Iniziano una vita sregolata: dormono di giorno, si svegliano al tramonto e passano la notte fissando la tv, leggendo avidamente manga e giocando ai videogame. I contatti con i familiari più stretti diventano conflittuali: lo spazio che questi giovani occupano (la loro camera, una soffitta o qualsiasi angolo poco accessibile della casa) viene difeso dall’intrusione altrui anche con la violenza. Il fenomeno che stiamo descrivendo è quello degli hikikomori, adolescenti e giovani che ad un tratto si rifiutano di prender parte alla società, e si rifugiano in una rassicurante clausura tra le pareti domestiche. La parola letteralmente significa rinchiudersi.

Il fenomeno è nato alla fine degli anni Novanta ed è soltanto una delle aberrazioni presenti in società ultra-tecnologiche come il Giappone. All’inizio degli anni Ottanta compaiono gli otaku, termine che identifica una generazione di giapponesi maniaci dei fumetti manga, dei cartoni animati realizzati al computer e dei videogame tanto da diventare monomaniacali e antisociali. Dalla metà degli anni Ottanta fanno la loro comparsa gli Harajuku (nome che deriva dall’area attorno l’omonima stazione della Yamamoto line a Tokyo, zona dove si radunano giovani alternativi che vestono abiti eccessivi e trasgressivi).

Gli harajuku kids (o la loro versione femminile le Gothic lolita), stimati attorno ai 300 mila tra 12 e 18 anni nel solo quartiere di Shybuia, si prostituiscono per affermare la loro indipendenza economica. Ultimo in ordine di tempo e quasi contemporaneo agli hikikomori sono i suicidi collettivi: attraverso alcuni siti internet specifici, teenager ma anche adulti provenienti da diverse regioni del Giappone chattano per trovare compagnia nel mettere in atto il loro proposito. Questa forma di suicidio collettivo conta circa 20 vittime ogni settimana nella sola Tokyo; 32 mila i suicidi in Giappone nel 2004.

Gli altri fenomeni descritti, però, sono difficilmente individuabili e quantificabili perché i giovani si nascondono e le loro famiglie provano imbarazzo per la situazione, rendendo una stima impossibile se non per approssimazione. Secondo lo psicologo Saito Tamaki che ha per primo individuato il fenomeno si parlerebbe di 1 milione di giovani, quasi uno su dieci, con la punta massima di uno su sette a Tokyo. Stime più ottimistiche del ministero della Salute giapponese parlano, invece, di 500 mila individui.

Secondo gli studiosi le cause di questo malessere psicologico sono da identificarsi in un’eccessiva competitività scolastica, in un tasso di disoccupazione in drammatica ascesa e nella dilagante solitudine: nella quasi totalità gli hikikomori, infatti, sono figli di una middle class che lavora fino a 10 ore al giorno e perciò crescono circondati soltanto dalla tv, da internet e dai videogiochi. Con le dovute differenziazioni culturali legate al paese d’origine, le sindromi descritte vengono importate anche in Occidente: la più diffusa è la Parasaito shinguru, il “single parassita”.

Il termine, coniato dal sociologo nipponico Masahiro Yamada, definisce un gruppo di persone, tra i 20 e i 35 anni che decidono di non sposarsi e di continuare a vivere con i genitori, per dipendere da loro e mantenere un alto tenore di vita, esente da troppe preoccupazioni. In Inghilterra la definizione data per queste persone è neet (Not currently engagged in employment, education and training) nullafacenti che hanno superato i 20 anni e che rifiutano qualunque ruolo nella società; gli omologhi statunitensi sono i twixter che fino a 30anni e oltre passano di lavoretto in lavoretto con un unico scopo: continuare a dipendere dai genitori. Non se ne discute spesso anche a proposito dei giovani di casa nostra? E gli italiani lo fanno per necessità o virtù?

Commenti dei lettori

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  • ilovenipponandharajukugirls

    01 Jan 2010 - 03:00 - #1
    0 punti
    Up Down

    le harajuku girls non si prostituiscono!!! quelle sono le ragazze “truzze”del giappone…di cui adesso nn ricordo il nome,ma comunque non le harajuku.

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