Questo sito contribuisce alla audience di

La rock art a Siena

Scandalo? Provocazione? Sensibilizzazione? Evoluzione culturale? I capolavori nati dal loro genio e dalla collaborazione tra artisti e musicisti

Siena - Quando nacque la rock art. Quando i Velvet Underground sedussero Andy Warhol. Quando la band capitanata da Lou Reed, che sfornava canzoni infarcite di sesso droga and rock’n'roll, col gusto dello scandalo e della provocazione, esibite sui palcoscenici più alternativi di New York, trovò il suo fan più accanito nel padre della pop art. Accadde una notte, nel 1966, quando, nonostante un esplicito divieto, eseguirono il pezzo “Black Angel’s Death Song”. Il gestore del locale li liquidò in tronco, ma tra il pubblico, ad applaudirli, c’era l’esteta della coca cola e della zuppa Campbell. Dopo questo incontro folgorante, Warhol vorrà Reed & company nel suo visionario progetto “The Exploding Plastic Inevitabile”, un vero e proprio show multimediale, futuristico e premonitore. Una performance eccezionale che portò i Velvet Underground a suonare con l’opera “Vinyl” videoproiettata sui loro corpi, mentre Gerard Malanga e Ingrid Superstar, due icone confezionate nella factory di Warhol, ballavano accanto alla band in un crescendo musicale e sensoriale incontrollabile. Per la prima volta, si offriva al pubblico un’esperienza completamente percettiva.

E proprio quell’evento, fatto di tanta bella musica acida e sconvolgente, allestito secondo rivoluzionarie intuizioni artistiche, con la regia di un vero genio mediatico, ritorna protagonista nel filmato di Roland Nameth, chicca della mostra “Good Vibrations. Le arti visive e il Rock”, curata da Marco Pierini, che invade il Palazzo delle Papesse dal 26 maggio al 24 settembre. Una rassegna vertiginosa e psichedelica, quasi ad emulare nell’allestimento la vertigine sensoriale regalata dalla forza del rock e dallo star system, ma allo stesso tempo anche molto divertente ed intrigante, che indaga tutti i rapporti e le relazioni, magari anche pericolose, tra musica e arte dagli anni Sessanta ad oggi.

E’ un bel viaggio, sull’orlo dell’euforia della perdizione, in due mondi culturali tra i più affascinanti, affollati entrambi di vip, capolavori, geni e star, che inaspettatamente si sono incrociati e intersecati infinite volte. Come raccontano splendidi lavori di collaborazione fra artisti e musicisti, o quelle opere realizzati da artisti visivi su commissione dei musicisti (spaziando tra mitiche memorabilia di copertine, manifesti, loghi, scenografie, videoclip), o ancora quelle opere di arte contemporanea che sono dedicate spassionatamente al Rock e ai suoi principali interpreti. Good Vibrations spazia, infatti, dai ritratti fotografici di Robert Mapplethorpe a quelli dipinti da Elizabeth Peyton, ai più recenti lavori ispirati al mondo della musica di Martin Creed e Jim Lambie.

Ed è il trionfo della cultura pop. Quello che va in mostra è la quintessenza dell’entertainment come fenomeno consumistico. La musica rock straripa nel gusto della massa. Le canzoni, come hit, diventano presenze irrinunciabili nella memoria collettiva. Ma, allo stesso tempo, la forza della musica è vincolata all’immagine. Gli idoli del palcoscenico conquistano attenzione e favore universali attraverso strategie simboliche che li trasfigurano in icone. L’iconografia diventa il passepartout della musica. Su questo fenomeno vivo e vegeto da cinquant’anni a questa parte che insiste la mostra. Accade, allora, che artisti come Ray Johnson, seguito dal già citato Warhol, dagli americani Claes Oldenburg e George Segal, e dagli inglesi Peter Blake e Derek Boshier in Inghilterra, scelgano come protagonisti delle loro opere cantanti e complessi, e che i musicisti stessi coinvolgano sempre più gli artisti nel proprio lavoro, affidando loro la realizzazione di copertine di dischi, scenografie di concerti, videoclip. E che, magari, la body art suggerisca qualche modello da tenere sul palco. (Laura Arcan - Repubblica it).

Le arti figurative e la musica Rock, dagli anni Sessanta in avanti, hanno intrecciato una serie di rapporti e di connessioni reciproche che hanno spesso fruttato il rinnovamento delle specifiche forme espressive, inedite collaborazioni, nuove ricerche ed esperimenti.
Good Vibrations, Le arti visive e il Rock, la mostra che si inaugura il 26 maggio a Siena, Palazzo delle Papesse, e che sarà aperta fino al 24 settembre, intende renderne conto, presentando sia lavori di collaborazione fra artisti e musicisti, sia prodotti realizzati da artisti visivi su commissione dei musicisti, sia quelle opere di arte contemporanea che abbiano avuto per soggetto il Rock e i suoi principali interpreti.

Good Vibrations spazierà quindi dai ritratti fotografici di Robert Mapplethorpe a quelli dipinti da Elizabeth Peyton, dall’Exploding Plastic Inevitabile Show di Andy Warhol con i Velvet Underground (filmato da Roland Nameth) ai più recenti lavori ispirati al mondo della musica di Martin Creed e Jim Lambie.
La mostra e il catalogo sono a cura di Marco Pierini.

Un’intera sezione sarà dedicata ai videoclip girati da artisti, mentre adeguato spazio troveranno anche le copertine, i progetti e i bozzetti a tal fine realizzati.

Saranno presenti in mostra: Caroline Achaintre, Saadane Afif, Kenneth Anger, John Armleder, Peter Blake, Derek Boshier, Francesco Clemente, Anne Collier, Phil Collins, Cao Fei, Janet Cardiff e George Bures Miller, Bruce Conner, Anton Corbijn, Martin Creed, Pablo Echaurren, Carlo Fei, Rodney Graham, Richard Hamilton, Ray Johnson, Jim Lambie, Judy Linn, Robert Mapplethorpe, Dave Muller, Ronald Nameth, Tony Oursler, Nam June Paik, Elizabeth Peyton, Mimmo Rotella, Mario Schifano, Robert Stanley, Wolfgang Tillmans, Andy Warhol.

Sarà inoltre proiettata una rassegna di videoclip girati da: Doug Aitken, Ron Athey, David Bowie, David Byrne, Anton Corbijn, Chris Cunningham, Jean Paul Goude, Keith Haring, Damien Hirst, Eiko Ishioka, Pierre et Gilles, Andy Warhol, William Wegmann. ( socialdesignezie).