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WONDERFUL: Volevano la vita eterna.

A Volterra una piccola apocalisse domestica. Splendida rappresentazione dei luoghi comuni, rifugio della mediocrita'. 28 Luglio 2004, Teatro di S.Pietro.

VOLTERRATEATRO, incastonato nel contesto millenario di una delle città più belle e suggestive d’Italia, ricco di cultura, storia e arte, è divenuto il centro dove il confronto tra innovazione e tradizione produce pratiche e idee per il futuro e per la nostra vita attuale.

VOLTERRATEATRO vuole riconfermarsi sempre più come luogo che non si pone come sola vetrina di spettacoli, ma luogo dove si ha la possibilità di “incontrare e conoscere il teatro”.

Ai lettori di natural street consiglio lo spettacolo teatrale wonderful del quale allego la descrizione fatta dagli autori. Wonderful puo’ essere definita una raffinatissima e intelligente rappresentazione dei luoghi comuni dettati dalla debolezza umana. I luoghi comuni colpiscono ognuno di noi, anche chi pensa di esserne immune. Ma ci sono persone che ne fanno un uso esagerato piu’ o meno consapevolmente sino a raggiungere l’olimpo del grottesco. E dell’inutile.

Lo spettatore viene invitato a osservare e ascoltare gesta e parole ripetute ossessivamente in un ritmo sempre piu’ serrato. Un crescendo monocorde che invece di annoiare riesce a catturare l’attenzione, indurre a riflettere, persino a far divertire. Gli autori e gli attori danno forza ai personaggi persi nei loro gesti quotidiani sempre uguali vissuti privi di consapevolezza e di godimento, intensi e poetici nei loro sguardi vuoti. Carichi di paradossi che vestono le insicurezze come i vestiti vestono le vergogne. Anche masturbarsi è un’azione come un’altra svolta sotto la tavola perfettamente imbandita, linda e profumata. Priva di pietanze. Un fermento di voglie, di forze liberatorie intrappolate nella trama del finto bon-ton e che genera sofferenze sotterranee che portano all’alienazione.

Gli autori e registi Manuela Capece e Davide Doro hanno saputo calibrare senza esagerare il ritmo e la progressione della vicenda, riuscendo a coinvolgere il pubblico in una giostra familiare degenerante. Gli attori Andrea Lesignoli, Martino Bonardi, Giada Melley, Sara Zanella tutti molto bravi a interpretare la freddezza, solitudine e vuoto mentale dei personaggi con la stessa capacità con cui si puo’ emozionare il pubblico attraverso un crescendo graduale e inesorabile.

“Ci serve una testa”- disse il boia. Tutti spinsero avanti un volontario.

Poi più niente.

una produzione Rodisio

con il sostegno di

Tracce di Teatro d’Autore

Teatro delle Briciole

Wonderful - volevano la vita eterna è una piccola apocalisse domestica.

È un monologo a quattro voci. Quattro personaggi si muovono, senza paure alcune, in uno spazio pieno, troppo pieno. Una splendida sala da pranzo ad ospitare la meravigliosa esistenza dei quattro protagonisti.

I gesti, i sorrisi, i corpi sono allargati, portati ad un’estrema finzione. Si mostra una realtà alterata, succhiando al quotidiano, verità e materia viva.Lo spettacolo si svolge nel corso di una cena, dove non c’è niente da mangiare e, quando si solleva un bicchiere, non c’è niente da bere. Si toglie la verità al cibo e alle piante che ornano la sala da pranzo.

Un realismo esasperato, artefatto, costringe il lavoro degli attori in luoghi comuni e ripetuti.Un cinico déjà vu li sacrifica. La carne lascia il posto alla plastica. Il movimento alla fissità. Il respiro all’apnea.Lo scarto tra la finzione imposta agli attori e la loro palese fatica, in un lavoro di resistenza fisica e concentrazione, diventa una poesia piccola, quasi impercettibile.Consideriamo poesia i respiri ultimi, in cui si sbriciola una risata che durava da troppo tempo per essere vera.

Wonderful - volevano la vita eterna nasce da una ricerca durata due anni, che ha attraversato alcune delle opere teatrali di Harold Pinter.In particolare tre testi, The Birthday Party, Celebration e Party Time, sono stati necessari per arrivare alla costruzione dello spettacolo.È il teatro di Pinter che, come lui stesso dice, rifiuta l’impegno come elemento di predeterminazione, che ci affascina e ci chiama.Il suo fastidio per qualunque preesistenza di una tesi, sia morale che politica, che condividiamo.

Ed è proprio nell’intervallo che si estende tra il riconoscersi cittadini responsabili, contro qualunque attentato alla dignità umana, e la volontà di utilizzare lo strumento teatro per esibire il dissenso, che scopriamo la libertà creativa di un teatro che si batte senza la costrizione di una definizione.

Suggeriti da Pinter poniamo l’accento sulle pause, tra le parole, così che le parole stesse, poche ed essenziali, vengano influenzate dalle varie forme, dai vari

significati dei silenzi che le ornano.Ci riconosciamo nell’affermazione dello scrittore inglese che vuole che i personaggi acquistino maggiore presenza proprio nei silenzi.Wonderful - volevano la vita eterna è la metafora di un solo meccanismo, quello della Violenza che insidia, minaccia, oltraggia l’individuo, a cui rimane la sola possibilità di nascondersi sotto le parvenze di una villana mansuetudine.

Non c’è riparo, dunque, nemmeno tra le mura domestiche, dove la furia oppressiva si trasforma, prende altre forme, si fa ironica, di un’ironia acre e dolorosa. C’è una sofferenza palpabile, schietta nella sua finzione, nel tentativo di non apparire.È proprio in questo tentativo, vano, commovente, talvolta disperato che il lavoro dell’attore si concentra.

C’è una distanza da colmare, uno spazio da riempire, tra il corpo innaturale, compresso, costretto, e l’arrendevolezza di una voce che chiama “A tavola”.È un vuoto che non ha fame di cibo, ma si nutre golosamente di dubbi, incertezze, dolore. All’attore viene chiesto di riempire questo vuoto. Sono disperati i tentativi di placare la violenza che fugge al controllo del corpo di plastica, che solo un attimo prima sorrideva pacato.

La casa si fa gabbia, la tavola da pranzo assiste immobile alla distruzione. I corpi vivono in uno stato di perenne meraviglia, direttamente proporzionale ad un meno consapevole stato di fragilità. Inzuppati in un blando pensare democratico.Poche le domande. Tutte le mattine i corpi si svegliano, fanno colazione e vanno a lavorare, in macchina.E poi ai corpi viene fame e allora mangiano. E sono fortunati perché vivono in un paese dove il cibo è accessibile a tutte le ore del giorno e della notte e chiede solo di essere addentato in ogni occasione.

Sono corpi comodi, che non fanno fatica, si sentono attivi, idealisti, intellettuali, viziati, pessimisti, generosi, democratici, ubbidienti, sani, informati, romantici, sensibili, stressati, con molti interessi, annoiati, amano la tecnologia, rispettano le tradizioni, sono corpi credenti, ansiosi, ottimisti.Questi corpi vivono un tempo di passioni tristi, di opinioni in libertà, di caos non interpretato, mal interpretato, banalizzato. Hanno il privilegio dell’immobilità e di un’abbondanza di informazioni trasformate in sentito dire.Ogni utopia è destinata al fallimento. C’è solitudine in quello sguardo. Il lavoro di relazione tra i corpi è carico di tensione.I corpi fluttuano tutti con la stessa dolorosa leggerezza. Si sfiorano, si tollerano, gli uni con gli altri. Si negano al contatto.

Bisognerà attendere una crepa, bisognerà resistere nell’attesa di una spaccatura, di un meccanismo che si inceppa. Allora i corpi, non più costretti alla sobrietà, non più compressi in un’immagine stampata, smetteranno di tollerarsi.Allora, verrà ripagata l’attesa, la sofferenza, la costrizione diventerà preludio alla libertà, alla verità.Lo scarto tra la finzione imposta agli attori e la loro palese fatica, in un lavoro di resistenza fisica e concentrazione, diventa una poesia piccola, quasi impercettibile.Poesia i respiri ultimi, in cui si sbriciola una risata che durava da troppo tempo per essere vera.Si chiede fatica, si cerca fatica, si ambisce fatica.

Nel percorso drammaturgico e registico di Manuela Capece e Davide Doro, si ricordano Il bulbo dal fiore rosso (Finalista Premio Scenario 2001), Malgradomadrecourage (Finalista Premio Scenario 2003), Senza Cuore (Prod. Teatro delle Briciole, 2004), Wonderful - Volevano la vita eterna (Finalista Premio Scenario 2005), Campo Libero (documentario Finalista al Parma Video Festival 2005), A 9 anni salverò il mondo (2006).

Preziose, nella loro formazione teatrale, le collaborazioni con Antonio Catalano, Luciano Nattino e Maurizio Agostinetto di Casa degli Alfieri, Madalena Victorino del Centro Culturale di Belèm (Lisbona), Giorgio Rossi, Cesar Brie, Giuseppe Bertolucci, Cristina Pezzoli, Maddalena Crippa e Giancarlo Ilari.
Hanno collaborato con la compagnia L’Impasto di Alessandro Berti e Michela Lucenti (Skankrèr, Trionfo Anonimo, L’Agenda di Seattle), con Liberamente di Davide Iodice, con Valentin Rossier e il Theatre du Loup di Ginevra.
Hanno lavorato con Letizia Quintavalla, Bruno Stori, Marco Baliani, Maria Maglietta, Maurizio Bercini, Marina Allegri e Alessandro Libertini, Mamadou Dioume, attore di Peter Brook.
Hanno lavorato inoltre con Claudio Coloberti e con Angelo Loy, Amref Italia.
Insieme progettano e conducono da diversi anni laboratori teatrali, nelle scuole materne, elementari, medie e superiori, e progetti di formazione rivolti a giovani ed adulti.
Hanno recentemente ideato e curato il progetto di formazione teatrale CAMPO LIBERO, realizzato in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Parma e il Campo Nomadi di Parma.
Significativa nel 2000 la partecipazione alla Biennale d’Arte Contemporanea di Venezia con il progetto Ora Locale, insieme a Roberto Lucca Taroni ed Emanuele Araldi.
Hanno lavorato inoltre con Christiane Camille Richard al Teatro Massalia di Marsiglia.
Dal 1998 al 2001 sono gli ideatori e conduttori del progetto teatrale all’interno della comunità terapeutica L’Orizzonte C.E.I.S. di Parma.
Dirigono dal 2001 il progetto di formazione teatrale nel Liceo d’Arte P. Toschi di Parma.
Collaborano con il Teatro delle Briciole ed il Teatro Europa di Parma.

Fondamentale è l’incontro con Armando Punzo e la Compagnia della Fortezza, con cui Manuela Capece lavora, in qualità di assistente alla regia, dal 2004.