Stop all'uso dei bambini soldato.

La campagna di sensibilizzazione promossa da numerose associazioni umanitarie per fermare il coinvolgimento dei bambini nei conflitti in tutto il mondo.

In tutto il mondo è stimato che sono più di 300.000 i ragazzi di 18 anni coinvolti nelle guerre
Son centinaia e centinaia di migliaia i soldati bambini tra i 10 e 18 anni costretti a combattere in conflitti che spesso non li riguarda perchè gli unici impegni che dovrebbero seguire sarebbero quelli di giocare, studiare, amare ed essere amati, crescere insomma. Sono 120.000 i bambini reclutati a Maputo e la stessa cosa accade in Asia e nella più sviluppata Europa. O in eserciti regolari o in eserciti di opposizione questi bambini devono rispettare ferree regole e in caso di errori vengono puniti severamente o uccisi in caso di diserzione.
La tendenza del coinvolgimento diretto dei bambini nella guerra è dovuto al fatto che la natura dei conflitti è cambiato. Le motivazioni sono principalmente etnico/religiose e l’Unicef ha stimato che nei territori dove ci sono conflitti i civili che muoiono sono il 90% rispetto al 5% del primo novecento.Altro problema sono le nuove armi automatiche e leggere, più facili da portare e i conflitti che risultano essere molto lunghi, spesso irrisolvibili. Non dimentichiamo che i bambini vengono avviati durante la loro crescita alla cultura della guerra e spesso intervengono in atti di violenza per difendere o proteggere parenti e amici.
Molti ragazzi che sopravvivono, rimangono mutilati, altri si ammalano e tanti si infettano di AIDS. Non dimentichiamoci, anche, le conseguenze psicologiche che li segnerà per tutta la vita rendendo difficile il loro inserimento nella società, se sopravvissuti o usciti dal conflitto, e il rapporto con gli altri.
Molti dei ragazzi e bambini utilizzati nei conflitti provengono da situazioni familiari precarie e in caso di non guerra sono coinvolti anche nello sfruttamento sia in ambito lavorativo che sessuale.
Molte nazioni si sono impegnate a combattere questo problema che coinvolge l’umanità ma i risultati sono scarsi. L’ONU, già nel 1994 aveva iniziato a interessarsi con maggiore impegno a questo flagello. Costituendo un gruppo di lavoro che studiasse l’impatto dei conflitti armati sui bambini e dopo due anni fu approvato dalla Assemblea generale con il suggerimento di innalzare l’eta’ a 18 anni. Nel 2000 fu approvato dall’Assemblea Generale dell’ONU il testo definitivo sul coinvolgimento dei minori nei conflitti. L’Italia lo ha ratificato nel 2002.
Nel sito di “BAMBINI SOLDATO” è possibilire visualizzare la lista di chi ha firmato e chi no, chi ha ratificato e chi no il documento. http://www.bambinisoldato.it/sec05/index.php
Perchè del documento:
“I 18 anni sono l’età minima per votare nelle legislazioni nazionali della stragrande maggioranza degli stati e segnano il momento formale di transizione tra l’adolescenza e l’età adulta.
La Convenzione dei Diritti dell’Infanzia del 1989 ha definito come “minore” ogni essere umano inferiore ai 18 anni.
La maggior parte dei Paesi non recluta minori e non permette che questi prendano parte ai conflitti armati.
L’uso dei bambini-soldato deve essere considerato come uno sfruttamento illegale di minori per la natura pericolosa del lavoro in cui questi si trovano coinvolti. I 18 anni sono l’età minima stabilita dai trattati internazionali per accedere a lavori pericolosi.”
La coalizione umanitaria “Bambini soldato” è una organizzazione internazionale costituitasi per sensibilizzare, denunciare e opporsi a queste ingustizie, ovviamente con la speranza che qualunque conflitto cessi indipendentemente che siano coinvolti minori o adulti. Ne fanno parte una nutrita schiera di importantissime organizzazioni: Save the Children Italia, Amnesty International, Alisei, BICE-Italia, Jesuit refugee Service-Centro Astalli, Coopi-Cooperazione internazionale, Societa’ degli Amici(Quaccheri), Telefono Azzurro, Terre des Hommes, Unicef Italia.
Il logo della coalizione è rappresentato da una mano che simbolicamente dice stop alla guerra.
Numerosissime sono le adesioni private e non, di giornalisti, associazioni politiche, culturali, sindacali, enti pubblici, personaggi autorevoli si spera che la lista diventera’ sempre più lunga e che la campagna raggiungera’ presto i suoi obiettivi. In particolare i paesi che non hanno ancora preso impegni in questo senso, soprattutto quelli maggiormente coinvolti affinchè modifichino le loro leggi.

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