Moda, costume, cultura e sociale: Stanno bene insieme?

Le culture emergenti stanno perdendo la loro essenza e il fascino. Moda e costume quasi parole vuote. Una nuova presa di coscienza al servizio dell'umanità.

Natural Street non vuole fare politica nel senso stretto del termine. La mia ambizione e di chi mi segue è quella di ricevere e comunicare informazioni, le piu’ svariate, su quanto succede nel mondo. Come si sarà intuito, sulla comunicazione, le nuove tendenze e culture, i nuovi linguaggi, modi di agire, vestire. Tutto cio’ che contribuisce volenti o nolenti a evolvere il costume di una società. La identifica e diventa patrimonio della storia, del presente e del futuro.

Per chi si interessa di moda sa bene che c’è una distinzione tra moda e costume. Non mi addentro nella sociologia della moda perchè c’è una letteratura ottima, anche italiana, a questo riguardo. Se volete dei suggerimenti basta contattarci. E’ necessario precisare che la moda riguarda il cambiamentto progressivo e temporaneo del modo di vestire, agire, arredare, viaggiare, etc. Lo stile di vita. Un tempo i cambiamenti erano molto lenti, oggi sono sempre piu’ veloci, sono talmente veloci che tra non molto non si noteranno piu’. Questo percorso che ha seguito la moda di oggi ha portato alla mescolanza degli stili e all’apparente morte dello stile dato da una cultura emergente. Ritorneremo dopo su questo per dare spazio, in poche righe, anche al costume.

Il costume, invece, è qualcosa di più statico. Ha tempi più lunghi, raccoglie in se le caratteristiche che permette di riconoscere una società da un’altra, una civiltà da un’altra, un’epoca da un’altra. Costume e moda si influenzano a vicenda ma, in particolare è la moda la vera capricciosa. Vuol dettar legge, spinge l’accelleratore, a volte raccontando grandi bugie, creando forti illusioni. Corteggia l’umanità intera anche chi crede di esserne esente. Colpisce l’immaginario collettivo. Seduce e invita ad essere migliori, almeno in apparenza, ad avvicinarci ad una certa immagine. Ci coinvolge e ci fa credere di essere quello che vorremmo essere e qualche volta ci riusciamo.

Tornando al discorso delle culture emergenti è molto difficile, al momento, valutare questo aspetto. Poichè le conseguenze di una novità culturale che abbia attecchito o meno nel terreno della società, che abbia lasciato, insomma, un segno evidente, lo si puo’ verificare in seguito. Rimanendo, quindi, nel generico, alcuni avvicendamenti sociali, politici ed economici lasciano presupporre che sia in atto un annullamento delle culture emergenti. Queste vengono scovate sul nascere prese e messe nell’incubatrice, in laboratori appositamente progettati per allevarle con cura, mantenendo la loro essenza ma orientando la sua inclinazione. La sua devianza, in quanto cultura generata spontaneamente, dal basso, viene adottata. Sradicata dal suo terreno originario e immessa in un terreno sterile dove potrà essere curata, valorizzata, vestita, infiocchettata, promozionata e messa sul mercato.

Per una cultura emergente sarà molto dura sfuggire alla vista acuta e arguta di cool hunter e produttori di creativi e aziende che cercano disperatamente la novità sempre piu’ rara. E in quanto tale di grande valore, proprio come il tartufo o i minerali preziosi. Basti pensare all’evoluzione/rivoluzione del punk e dell’hip hop. Se una come Rosy Bindi, per la sua candidatura al partito democratico, ha utilizzato in un video, ( direttamente o indirettamente), una promozione, in versione rap, con tanto di veri artisti hip hop, vuol dire tanto. (Anti Santi Comunicazione non canonica). Non entro nella critica che ha coinvolto molti, soprattutto i puristi, contro questo episodio. C’è chi ha gridato allo scandalo e addirittura chi ha inneggiato a Hitler. Sono solo reazioni istintive e non pertinenti. Però questo dimostra i cambianti che una cultura o subcultura con una forza prorompente e innovativa come queste due può portare anche nel linguaggio della comunicazione. Raggiungendo ambienti che sino a pochi anni fa venivano considerati quasi reazionari.

In effetti mi viene un dubbio. O prima veniva diffuso un messaggio errato o le esigenze di notorietà modificano la visione del mondo. Vabbè se una evoluzione c’è ben venga, l’importante che sia in positivo e che non si perda di vista i contenuti e la storia, l’evento che le ha generate. Che non avevano la presunzione di insegnare su come vestirsi o ballare. Volevano raccontare di un mondo che esiste tutt’ora ma che viene celato. Non perdiamo di vista le vere motivazioni sociali che ci coinvolge tutti. Culture poi diffusesi a livello planetario perchè sostenute anche dal mercato, dalla loro evidente commercializzazione.

L’hip hop ormai ha quarant’anni, si puo’ parlare di costume? Quasi gli stessi anni del punk. Le due culture infatti, volutamente o no, sono state gemellate e hanno generato nuovi sottogeneri ad uso e consumo dei giovani.

Ben vengano le nuove culture ma che rimangano spontanee e che abbiano qualcosa da dire oltre che da far vedere. Oggi sono in tanti a giocare ai poeti maledetti ma pochi sono nati e cresciuti nella strada. Di questi pochi, una volta scoperti, si lasciano corteggiare dalle lusinghe del denaro. In quanto appassionato di tutto ciò che è creativo, sono amante anche io della bellezza estetica, di un abito fatto bene, di un nuovo modo di arredare, di cucinare, di scrivere o disegnare. Ma sarebbe ancora piu’ bello se questa estetica generata dal basso mantenesse la sua vocazione sensibilizzatrice. Per evitare che il sopruso si mescoli alla prevaricazione. Che non diventino un’unica cosa che non si trasformino in gadget o oggetti da vetrina. Che promuovino il senso etico, che divulghino il rispetto delle differenze, che colorino il mondo cancellando la noia del monocolore e il piattume delle coscienze addormentate. Che i bambini non vengano sfruttati e gli artigiani, in qualunque parte del globo, mal pagati. Che la natura non venga toccata. Che tutti possano usufruire dei beni che produciamo, se non possiamo livellare al ribasso i prezzi, quanto meno di variarli conservando la qualità e la salubrità dei materiali. Che il mondo diventi una festa, anche se ci vedrà contrapporre lo stile minimalista a quello massimalista, l’essenzialità al barocchismo.

E anche se a qualcuno questo può sembrare pura illusione e che in fondo in fondo anche io sono coinvolto in questo circolo vizioso, bè si forse è così perchè in questo mondo ci vivo. Pero’ cerco di far meno danni, nel mio possibile. Di essere meno “menefreghista”. E di credere che non sempre si muore disperati se la speranza è accompagnata dall’impegno di ognuno.

Commenti dei lettori

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  • stefano1

    01 Feb 2009 - 14:42 - #1
    0 punti
    Up Down

    ho letto un libro al riguardo, “filosofia del non convenzionale..” di Maurizio P. , è illuminante sull’argomento.

    grazie

    stefano

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