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Il fenomeno dei MEDIA TATTICI.

Una panoramica sui media Tattici e una piccola raccolta di articoli, spunti e vari punti di vista.

Media tattici sono quello che succede quando i media a basso costo e “fai da te” resi possibili dalla rivoluzione che c’e’ stata nell’elettronica di consumo e da estese forme di distribuzione (dall’accesso pubblico al cavo all’Internet), vengono sfruttati da gruppi e individui che si sentono danneggiati o esclusi dalla cultura dominante. I media tattici non solo riportano gli eventi, ma non sono mai imparziali, dato che partecipano ed e’ questa piu’ di ogni altra cosa che li separa dai media ufficiali/tradizionali.” (Da l’ABC dei Media Tattici - David Garcia e Geert Lovink - Project - traduzione tactical media crew).

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Media Activism è un libro operativo, una scatola degli attrezzi, un manuale e una cartografia dell’attivismo mediatico degli anni a venire». Indymedia, Adbuster, Candida Tv, Etoy, Radio Gap sono alcuni dei nomi più noti dei network di comunicazione e informazione indipendenti nati negli ultimi tempi. Su scala nazionale e internazionale, da alcuni anni si vanno diffondendo e affermando diversi poli di informazione alternativa. Le nuove tecnologie hanno infatti dato a chiunque la possibilità di improvvisarsi e diventare «media», dalla diffusione di notizie in rete alla vera e propria produzione di televisioni. I media indipendenti non sono allora semplicemente serviti al popolo globale per incontrarsi, organizzarsi e decidere cosa fare in occasione delle contestazioni dei vertici internazionali, ma hanno svolto anche una grande campagna di informazione e produzione di cultura. ( Media Activism di Mario Pasquinelli da Derive e Approdi).

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I media autogestiti ed indipendenti sono luoghi che si trovano per la maggior parte in rete (internet) in cui si professa e si mette in pratica la libera informazione per cui ognuno può diventare attivista in questo campo. ( Elisa Vatteroni da Hackerart ).

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Il concetto di “network organizzati” è utilizzato da Lovink e Rossiter per una riflessione ad ampio raggio sulle pratiche radicali condotte attraverso i new media negli ultimi anni. “Dopo dieci anni di “media tattici” è venuto il tempo di far crescere le questioni in merito alle pratiche dei media radicali”. Occorre ripensare le modalita’ di azione e organizzazione del medioattivismo on-line, puntare alla sostenibilita’, per andare oltre il breve-terminismo che troppo spesso ha contraddistinto tali pratiche. (traduzione del saggio di Geert Lovink e Ned Rossiter da Cybercultura).

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Un libro sul media attivismo non poteva non essere aperto collettivo collaborativo. Questa e’ una bozza provvisoria dell’indice che chiunque puo’ proporre di modificare. Molti testi e autori sono solo ipotetici. Potete proporre anche argomenti gia’ segnalati o abbozzati. Per partecipare scrivete a mat@rekombinant.org. Low low budget, non sono previsti compensi :) Il libro non e’ stato gia’ scritto (come pensa qualcuno vedendo l’indice, geniale!) ma e’ stato solo “copertinato” come si dice in gergo editoriale. Sara’ copyleft e diffuso in rete. Questo e’ importante. Sui dettagli della licenza da adottare (GFDL?) la questione invece e’ aperta. (Media attivismo. Un libro - di Matteo Pasquinelli da Rekombinant).

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L’uso politico della rete per cercare di provocare un cambiamento sociale, culturale o politico nel mondo: dagli hacker ai culture jammer, dai sabotatori anti-corporation ai partiti politici istituzionalizzati. È questo il tema principale del libro, in cui la Rete è trattata come parte del generale ambiente mediatico, del mediattivismo. Nei vari capitoli del libro è presa in esame una serie di campagne, da tre punti di vista: la natura e la potenzialità dell’interattività; la tradizione e le caratteristiche dei media alternativi; il modello emergente dei media tattici. In quest’ultimo, in particolare, i media fanno proprie le tattiche “mordi e fuggi” tipiche della guerriglia, il culture jamming e il sabotaggio online. (Disobbedienza civile elettronica di Graham Meikle da Book Google).

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Da oggi ad Amsterdam prende l’avvio «Next five minutes», l’incontro internazionale sul rapporto tra tecnologie della comunicazione e sviluppo dei movimenti sociali
ARTURO DI CORINTO
Dopo 4 anni di assenza ritorna Next Five Minutes, un festival internazionale dedicato ai media tattici (tactical media) e alla fusione tra arte, politica e media. E come le passate edizioni riunisce artisti, attivisti, hackers accomunati dalla tensione all’uso alternativo, orizzontale e pubblico delle tecnologie di comunicazione. L’incontro inizia oggi ad Amsterdam, e fino al 14 settembre sarà costellato da dibattiti, performance, installazioni e videoproiezioni di singoli e collettivi provenienti da ogni angolo del globo. La data d’inizio è fortemente simbolica e cade ad un anno di distanza dall’avvio dei laboratori che ne hanno preparato i temi e i contenuti, come risposta all’evento che ha rimesso in discussione lo stesso concetto di villaggio globale, cioè l’attentato alle Twin Towers. Gli effetti che la successiva war on terrorism ha dispiegato sulla libertà di comunicazione e di movimento sono infatti un tema trasversale a molti degli incontri del festival, dalla pratica dei noborders per l’abbattimento dei confini fisici ed elettronici, alle cartografie del potere del bureau d’etudes
che illustrano le relazioni formali e informali fra stati, multinazionali e istituzioni. (Dal manifesto del 11.09.03 media prossimi venturi su Nomade tv).

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Il suo progetto di ricerca Biomapping da circa due anni sta girando i più importanti festival di new media art, ultimo fra questi il Sonar di Barcellona all’interno dell’esibizione ALWAYS ON dedicata alla tecnologia e cultura mobile. Ma il suo lavoro tende a distinguersi dai vari progetti artistici che spesso sembrano a tutti i costi volere ostentare l’uso delle nuove tecnologie perdendo di vista il reale contenuto del progetto.

Questo 30enne inglese propone un’idea semplice, poetica e intelligente, la cui attuazione va ben al di là di angusti spazi espositivi. Oltre alla filosofia dei media tattici, Biomapping attraversa infatti i domini della scienza biometrica, della tecnologia mobile e della cartografia, per invertirne il senso di rotta e visualizzare… le emozioni. ( Biomapping ambienti emotivi condivisi di Sara Tirelli su DIGICULT).

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Recombinant Theatre è la definizione data dal collettivo statunitense Critical Art Ensemble al proprio lavoro performativo. Nato nel 1987 a Talahasse in Florida il Critical Art Ensemble fondato da Hope e Steve Kurtz, Steve Barnes, Dorian Burr, Beverly Schlee, a cui ha collaborato a lungo Beatriz da Costa, si autodefinisce un collettivo di artisti dediti all’esplorazione delle intersezioni tra arte, tecnologia, attivismo politico radicale e teoria critica.

Azioni e installazioni quelle del CAE connesse con i media tattici, con la tematica del plagiarismo, del boicottaggio e della riappropriazione creativa e sovversiva dei mezzi di comunicazione; recombinant è un aggettivo caro alla generazione dei media attivisti ed è riconducibile al valore di rifunzionalizzazione semantica e di détournement situazionista. I loro testi tra cui Disobbedienza Civile Elettronica (con il famoso motto Cyber rights now!) pongono l’accento sul fatto che una tecnocultura alternativa possa nascere da un movimento organizzato (il tactical media movement ) e da una pratica reale di socializzazione dei saperi tecnologici e di “interventismo” (parola che il collettivo preferisce ad “impegno”), di “digital resistence”. ( critical art ensamble di Annamaria Monteverdi su DIGICULT).

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La principale novità culturale della rete negli ultimi anni, in termini di massa è la partecipazione ai siti cosiddetti di social networking. Myspace.com è un territorio abitato da centosedici milioni di persone per lo più giovanissime, ma nel mondo ci sono altri ambienti simili come migente, facebook, con numeri elevatissimi di popolazione. In cosa consiste il social networking ? I ragazzini che escono da scuola invece di andare al bar a giocare a biliardino o di trovarsi nel parco per pomiciare corrono a casa per connettersi e mantenersi in contatto non-contatto.

Altro che social network, in realtà si tratta di una pratica che cancella la socializzazione, o piuttosto (io credo) si tratta di una pratica che risponde al bisogno di desocializzazione. Il contatto, la presenza, la vicinanza diventanon sempre meno sopportabili per la generazione che ha imparato più parole da una macchina che dalla mamma, per bambini che non hanno frequentato bambini, e sono cresciuti attaccati a un mediatore di socialità. ( Blogsfera cinica di Franco Berardi su MULTITUDES).

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Quale ritiene sia oggi nei Paesi Bassi e nel mondo, lo “stato di salute” dell’attivismo mediatico?

Potremmo chiederci allo stesso modo: come usano i macellai olandesi Internet? Oppure gli anziani, le imprese di pompe funebri, le società sportive? Il punto é che gli attivisti mediatici sfortunatamente non rappresentano una categoria ben precisa per quanto riguarda la diffusione di Internet. Non esiste un’avanguardia finalizzata a questo. Ciò in parte per la loro attitudine tecno-scettica e tecno-fobica in passato. Tenga presente che l’assorbimento di Internet è oggi del 69%, uno dei più alti al mondo, insieme a quello dei Paesi Scandinavi. Se il tempo fosse più clemente qui, questa percentuale sarebbe molto più bassa, le assicuro. Ma forse la sua domanda riguarda il movimento di Seattle del recente 1999, inizialmente conosciuto come “il movimento anti-globalizzazione”. Non molto di quello è rimasto, tranne un generale senso di malcontento. I timori legati all’esternalizzazione del lavoro, al potere delle corporation sono assai diffusi in questo periodo e non dovrebbero essere associati più all’ attivismo.

I media tattici possono essere considerati una delle possibili manifestazioni dell’attivismo mediatico?

Si. Esiste anche un attivismo mediatico “all’antica”, focalizzato su radio, tv e giornali. C’è poi l’attivismo strategico, si pensi al l’open source ed alle iniziative legate al software libero, che guarda al cuore delle strutture dell’informazione e non ha questa maniacale attitudine al “mordi e fuggi”.

Come definirebbe i media tattici?

La risposta a questa domanda è nel capitolo in italiano del mio libro Dark Fieber. Non potrei descrivere meglio questo concetto rispetto a quanto ho fatto lì. Questo capitolo è la summa di anni di scrittura sull’ argomento insieme a David Garcia. I media tattici rispondono in modo inatteso; vanno e vengono, mutano, si nascondono e ricompaiono con nuovi nomi.

Quali pensa che siano i punti di forza e quelli critici dei media tattici?

Il miglior aspetto è la loro abilità di apparire e sparire. Ovviamente questa logica ti rende debole perché la gente non riesce a mediare le sue esperienze molto facilmente. Il metodo “mordi e fuggi” necessita di essere attentamente documentato e mitizzato, altrimenti i media tattici rimangono piuttosto isolati e disperati “atti di bellezza”. Il punto di forza dei media tattici è che sono giocosi e ironici. Non sono evangelici e neppure tecno-deterministi. L’aspetto negativo è facile da riassumere: sono senza senso, e questo è il lato divertente. ( Luci ed ombre dell’attivismo mediatico secondo Geert Lovink di Francesca Garrisi su PAZLAN.NET)