
Nonostante le forti controversie sull’uso di psicofarmaci per risolvere problemi comportamentali nei bambini, tra sei mesi arriverà nelle nostre farmacie il Ritalin, psicofarmaco a base di anfetamina per il trattamento del disturbo da ADHD (disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività), un’etichetta che descrive bambini distratti e irrequieti, disattenti, difficilmente controllabili e disobbedienti.
Il metodo usato per etichettare un bambino come malato di ADHD ha suscitato molte polemiche, in quanto si fonda unicamente su un test con domande del tipo: “Non riesce a stare fermo seduto? E’ irrequieto, iperattivo?”, “Non riesce a concentrarsi, non mantiene a lungo l’attenzione?”, “Non porta a termine i giochi o le attività?”, “E’ disattento e si distrae facilmente?”, “Si preoccupa molto se si separa dai genitori?”, “Evita di guardare gli altri negli occhi?” e così via. Non sfuggirà che la maggior parte dei bambini, a periodi alterni, mostra queste caratteristiche. E’ sufficiente comunque che 6 risposte su 9 siano affermative affinché il bambino sia considerato malato.
Risulta che questi questionari stiano per essere distribuiti negli asili, nelle scuole elementari e medie inferiori in diverse città d’Italia. Apparentemente nulla di male, anzi… Ma in realtà lo scopo del test è quello di individuare quelle categorie di bambini che hanno, secondo discutibili metodi scientifici, disturbi mentali che abbisognano di cure preventive anche a base di psicofarmaci. L’approvazione del Ritalin, uno dei principali psicofarmaci per l’ADHD, pare quindi cadere a fagiolo. In sostanza ci sembra che il fenomeno ADHD obbedisca, più che ad un allarme medico scientifico, ad una precisa strategia di marketing, il cui target è il mondo dell’infanzia, un mercato ancora pressoché vergine, se non per le industrie dei giocattoli e dei pannolini.
In America, la stessa strategia oggi importata nel nostro Paese ha prodotto 8 milioni di bambini etichettati come malati di ADHD e sottoposti all’uso di psicofarmaci sfruttando la buonafede delle istituzioni scolastiche. Studi effettuati sui piccoli pazienti hanno dimostrato la pericolosità di tali farmaci: anoressia, disturbi della vista, insonnia, rallentamento della crescita e disturbi nervosi sono le conseguenze di un trattamento farmacologico usato per curare qualcosa che non è scientificamente provato. In seguito a casi di suicidio verificatisi per la somministrazione di alcuni psicofarmaci, anche la FDA - l’ente americano di controllo di cibi, medicamenti, ecc. - raccomanda cautela nel loro impiego nei bambini. Stesso provvedimento è stato adottato dall’Agenzia Sanitaria Britannica.
Il Comitato dei Cittadini per i Diritti dell’Uomo fa appello al Ministero dell’Istruzione e al Ministero della Salute affinché si prendano in esame gli opportuni sistemi cautelativi per far sì che il futuro della nostra nazione venga tutelato dalla tragica esperienza già vissuta in altri paesi.
Per ulteriori informazioni:
Comitato dei Cittadini per i Diritti dell’Uomo
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Dr. Luca Avoledo









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