
Tratto da www.corriere.it - 06 giugno 2006
Il cesareo? Amato delle donne italiane. Che replicano: sono i medici che ce lo impongono. L’annosa diatriba trova nuovi motivi di preoccupazione dai dati appena resi noti dall’Istat, che indicano il nostro come il Paese con il più alto numero di parti con taglio cesareo dell’Unione europea: la percentuale è infatti pari al 36,9% nel 2003, oltre il doppio della quota massima del 15% raccomandata dall’Oms. Al Sud, Campania regina con oltre il 60% di operazioni. Qualche confronto: Stati Uniti e Canada hanno percentuali di cesarei nettamente più basse (rispettivamente 27,5% e 21,2%), mentre i paesi dove si registra il minore ricorso a tale intervento sono Olanda e Danimarca (13,5%), Belgio (15,9%) e Finlandia (16,2%). Meno cesarei rispetto all’Italia, poi, anche in Germania (24,8%), Spagna (23,5%), Gran Bretagna (21,7%) e Francia (18,8%).
I MEDICI: PAURA TRA MAMME E DOTTORI - Il parto? Per le italiane dev’essere il più possibile indolore, con il minimo di complicazioni e il massimo delle garanzie. Così, secondo i ginecologi, si spiegano i dati recentemente pubblicati dall’Istat. «Il cesareo garantisce di più l’assenza di complicanze - spiega Luigi Manzione, ginecologo e responsabile del reparto oncologia medica al San Carlo di Potenza -. Inoltre in Italia il primo figlio arriva in età sempre più tardiva, e in questi casi è inutile rischiare con un parto naturale». «È un problema anche medico-legale - aggiunge Massimo Moscarini, presidente dell’Associazione Ginecologi Universitari Italiani -: i medici spesso preferiscono il cesareo per evitare accuse nel caso qualcosa vada storto. E per tutelarsi, arrivano a praticare un eccesso di tagli». E poi «l’ostetricia è una medicina ad alto rischio, sempre più esposta a denunce delle pazienti - continua Rosaria Bottini, ginecologa all’Ospedale Pertini di Roma -, gravata da numerose complicanze, e le donne non vogliono correre pericoli. Quindi se l’ ospedale non tutela il medico in caso di complicanze, il medico è costretto a tutelarsi da solo».
LE DONNE: FA COMODO AI DOTTORI - I tanti, troppi, parti cesarei in Italia non hanno nulla a che vedere con le donne. Nè tanto meno con quell’evento particolare, ma naturale, che è la nascita di un figlio. Ne sono convinte alcune organizzazioni femminili e familiari che commentando i dati dell’Istat sulla crescita del numero di cesarei imputano il record nazionale per lo più ad un malcostume sanitario. «È una cosa mostruosa - afferma Pina Nuzzo, presidente dell’Udi (Unione donne in Italia) - forzare i tempi del corpo e del parto. È ormai noto che le donne vengono fatte partorire secondo le necessità dei medici e del sistema ospedaliero, senza invece tenere conto delle necessità fisiologiche della donna e del bambino. Basta guardare quanti parti ci sono nel fine settimana». È ovvio che «il parto va guidato ed assistito ma senza forzare i suoi tempi. Il parto è un evento naturale da rispettare nei tempi e nei modi. Il parto e la gravidanza sono così medicalizzate che è stata tolta loro anche la sacralità di fare figli». «Dubito che il cesareo sia una scelta della donna» sostiene Valeria Ajovalasit, presidente di Arcidonna, per la quale «spesso ci sono ginecologi che ricorrono al taglio cesareo perchè si sentono più sicuri, per evitare rischi e difficoltà».
Andrebbe aggiunto che praticare un cesareo è ovviamente anche più redditizio rispetto a un parto naturale, in quanto vera e propria operazione chirurgica. Così le spese a carico del nostro disastrato sistema sanitario si gonfiano sempre più…
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Dr. Luca Avoledo








