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Gli anziani hanno carenze di vitamina B12

Gli anziani necessitano di vitamina B12 in dosi di almeno il 200% dell’RDA per normalizzare leggere carenze.

gli anziani hanno carenze vitaminiche

La carenza di vitamina B12 (o cianocobalamina) è un problema piuttosto comune in terza e quarta età, sebbene con sintomi non evidenti.

Dovrebbe essere presa in considerazione un’ipotesi di carenza in pazienti con anemia e/o neuropatia, ma tenere presente che tale carenza si presenta anche con affaticamento generale.

Poiché sia l’omocisteina (OC) che il metilmalonil-coenzima A (MMA) vengono metabolizzati dalla vitamina B12, una loro concentrazione elevata nel plasma potrebbe riflettere uno stato di carenza vitaminica.

Paradossalmente, individui con carenze di vitamina B12 non riescono ad assorbire efficacemente la vitamina B12 legata a proteine. Però questi pazienti assorbono circa l’1% della cobalamina cristallina assunta per via orale.

La quantità minima di vitamina B12 da assumere oralmente per trattare carenze di tale vitamina non è ancora stata stabilita.

Sono quindi stati considerati gli effetti di diversi dosaggi di B12 sui valori di MMA o OC in uno studio in doppio cieco in soggetti sopra i 70 anni con blanda carenza di B12. Lo studio ha interessato 120 anziani per 16 settimane, in cui sono stati valutati gli effetti di diversi dosaggi orali giornalieri (µg 2.5, 100, 250, 500, e 1,000) di cianocobalamina. Il risultato positivo preso in considerazione è stata la dose di vitamina B12 che ha determinato una diminuzione plasmatica di acido metilmalonico dell’80-90%. Per ottenere tale riduzione i dosaggi giornalieri richiesti si aggiravano tra µg 600-1000 di cobalamina.

Tenuti in debita considerazione i limiti dello studio gli autori concludono che il dosaggio minimo richiesto per normalizzare una situazione carenziale è di µg 600, pari cioè al 200% dell’attuale RDA per questa vitamina.

Al momento sono in corso studi clinici per valutare gli effetti di alti dosaggi di cobalamina orale sui marker di funzionalità cognitiva e della depressione.

Simone J.P.M. Eussen et al., Arch Intern Med. 2005;165:1167-1172.

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