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I broccoli prevengono il cancro alla prostata

Il sulforafano contenuto nei broccoli è la principale sostanza a cui si devono le loro già dimostrate proprietà anticancro. Una nuova ricerca ne scopre ora il meccanismo d'azione nei confronti del tumore alla prostata.

i broccoli prevengono il cancro alla prostata

I broccoli sono verdure interessantissime sotto il profilo salutistico, come d’altronde gli altri vegetali appartenenti alla famiglia delle crucifere o brassicacee (cavolo, verza, cavoletto di Bruxelles ecc.).

Come già evidenziato da alcuni studi, i broccoli possono persino fornire un aiuto importante nella prevenzione di diversi tipi di cancro, compreso il tumore alla prostata, uno dei più diffusi nel sesso maschile.

Oggi una ricerca dell’Institute of Food Research del Norwich Research Park, i cui risultati sono stati pubblicati dalla rivista scientifica Molecular Cancer, ha scoperto che il sulforafano, una delle sostanze più significative sotto questo profilo contenute nei broccoli, è in grado di modulare l’attività di alcuni geni implicati nello sviluppo del tumore alla prostata, contrastando così l’insorgenza di tale tipo di cancro.

Per chi volesse sapere se deve incrementare le porzioni di broccoli nella propria dieta perché corre un rischio maggiore di cancro alla prostata, un altro studio avrebbe individuato un metodo molto semplice per scoprirlo: la lunghezza delle dita della mano. Una ricerca sudcoreana pubblicata sul British Journal of Urology ha preso in esame 366 uomini con più di 40 anni che mostravano sintomi correlabili al tumore alla prostata e ha evidenziato che i soggetti con l’anulare della mano destra più lungo dell’indice non solo avevano valori di PSA (l’antigene prostatico specifico, un marker utilizzato per scoprire il tumore alla prostata) doppi rispetto agli altri, ma presentavano realmente una diagnosi di cancro prostatico tre volte maggiore rispetto agli uomini con l’indice più lungo dell’anulare.

Fantascienza? Parrebbe di no. L’anulare più lungo sembra dovuto a una maggiore esposizione del feto al testosterone, il principale ormone sessuale maschile, durante la gravidanza.

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