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SPECIALE USATO

VALUTARE L'ACQUISTO Una fase delicata: l’esame diretto o attraverso un perito della barca individuata.

Avete, fino ad ora, pensato all’aspetto economico del vostro acquisto e avete individuato l’esemplare che vi interessa. Ma siete solo all’inizio. Una volta deciso l’acquisto di una barca usata, le operazioni necessarie per valutare con obiettività le sue condizioni sono piuttosto complesse. Se non si ha una certa esperienza è bene avvalersi di periti con le credenziali in ordine. La pignoleria dei controlli deve essere adeguata all’entità dell’oggetto da comprare, perché giudicare una lancia di vetroresina di quattro o cinque metri di lunghezza è un conto, ma valutare una barca a vela o a motore di dieci, venti o più metri è ben altra cosa.
Primo punto importante: la valutazione definitiva va sempre fatta con la barca a secco.
La spesa per alare l’imbarcazione per consuetudine viene sostenuta dall’acquirente quando la transazione è positiva, compete a chi vende se per buoni motivi tecnici la compravendita non si perfeziona.
E bene però mettere ben in chiaro in anticipo i termini di questo accordo.

L’imbarcazione in vetroresina
La vetroresina è stata utilizzata per costruire imbarcazioni di serie a partire dagli anni ‘60. A quel tempo fu il primo materiale chimico impiegato a tale scopo e si pensò di aver trovato in esso l’ideale per leggerezza, resistenza e soprattutto per la convinzione che si potesse dimenticare la manutenzione. Le prime barche furono messe in acqua addirittura prive di antivegetativa. Purtroppo fu una delusione perché dopo un anno le carene erano totalmente incrostate che si dovette ricorrere alla pittura antifouling, né più né meno come per una barca di legno o di metallo.
Pertanto l’esame di uno scafo di vetroresina, dopo che si è potuto conoscere dove e da chi è stato costruito, con quali materiali e con quali tempi, ammesso che ciò sia possibile, si deve concentrare sulla perfetta omogeneità delle superfici. periodo, è sempre affetta da fenomeni gravi. La prima ispezione deve accertare che non siano presenti le famose bolle (piccole, grosse, concentrate, o diffuse), ma non devono esserci nemmeno delle screpolature del gelcoat. Quando sulle superfici esistono segni a ragnatela il fenomeno dell’osmosi è in atto, ma sarà probabilmente meno visibile che su una carena con gelcoat ancora “fresco”. L’esame non va fatto solo all’esterno, ma anche all’interno e più accuratamente nelle zone dove l’acqua ristagna, Sotto al motore, nella sentina , nel gavone delle catene.
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