Il Salone arriva in un momento, che vede l’industria italiana consolidare la propria posizione di primo produttore europeo e secondo nel mondo dopo gli Stati Uniti, e che nel 2001 ha fatto registrare un incremento medio del valore della produzione del 18,5%, pari a un al contributo al Pil diretto che sfiora i 1.800 milioni di euro.
Per quanto riguarda la produzione delle imbarcazioni da diporto, nel 2001 si è raggiunto il valore di 1.388 milioni di euro. Complessivamente, l’export è cresciuto del 29%, raggiungendo i 1.087 milioni di euro.
Positivo anche il dato sull’occupazione che raggiunge le 15mila unità. E proprio dalla consapevolezza di essere un’industria forte - è stato sottolineato oggi in conferenza stampa - ma ancora troppo sbilanciata verso l’export, nasce l’esigenza della valorizzazione del mercato interno che può offrire, grazie alla bellezza di oltre 8.000 km di coste, ancora grandi possibilità di sviluppo.
E nei primi sei mesi del 2002 - secondo i dati resi noti da Ucina - si è assistito ad un assestamento dei valori di crescita tali da far ritenere che il secondo semestre sarà quello che potrà definire la tendenza, per oggi stimabile tra il 5 e il 10%.
Ma in questo contesto congiunturale - ha ribadito il presidente dell’Ucina, Paolo Vitelli- diventa oggi ancor più attuale l’esigenza di accelerare l’iter di approvazione della legge quadro, già definita in un disegno di legge sul quale Governo e maggioranza sono fortemente impegnati. Per quanto riguarda poi lo sviluppo del turismo nautico in Italia, resta sempre da colmare il gap infrastrutturale di porti e approdi.
I dati del Ministero delle Infrastrutture parlano chiaro: su un totale di 94.759 posti barca esistenti nel nostro Paese, solo 38.117 sono disponibili al Sud e nelle isole: il problema a volte non è tanto nella mancanza di strutture, quanto nella loro incompletezza o scarsa utilizzazione.

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