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Il Mito della Dea - parte II

Ampliando lo sguardo, possiamo riconoscere in esso uno dei temi centrali al Neo Paganesimo tutto: Il Mito della Dea come metafora dei cicli cosmici e dell'iniziazione ai misteri.

Come Gardner stesso scrive, ‘le streghe non hanno libri di teologia’ e questo può apparire d’impiccio quando si cerca di capire ciò in cui credono; lo stesso discorso si può fare intorno il Neo Paganesimo: non vi sono libri di teologia strictu sensu, testi sulla scienza del divino che tentino di esprimere in una forma organica e apodittica cosa sia ‘Dio’. Non mi esprimerò in questa sede sul perché di questa scelta che può apparire in prima istanza come una dichiarazione di aperta inintelligibilità del metafisico da parte di un Neo Pagano ma che si rivela, ad un occhio attento, soprattutto una scelta basata sul rispetto del sentire dell’altro e sul marcato valore attribuito all’esperienza, che conducono ad un anti-dogmatismo che è forse uno dei punti chiave che caratterizza il Neo Paganesimo stesso.

 

Chi sa vedere, in fondo, non faticherà di certo a scovare questa tanto bramata teologia del Neo Pagano, che spesso si esprime per metafore e analogie sotto forma di mito, proprio come il ‘Mito della Dea’ che Gardner ci presenta come la sintesi e la base del culto stregonesco ma che è la rappresentazione metaforica di alcuni concetti e simboli comuni al Neo Paganesimo nella sua interezza.

 

Un mito, questo, che ci proietta nella metafora del Cosmo vivente e dei suoi cicli eterni di nascita, morte e rinascita; cicli che si manifestano ogni istante sotto gli occhi e all’interno stesso del Neo Pagano, richiamando il tempo senza tempo del mito in cui la Dea discende nel mondo sotterraneo dominio della Morte, personificazione del Dio oscuro, controparte e complemento umbratile dell’aspetto luminoso del divino i quali eternamente si avvicendano dando vita a ciò che è e segnandone appunto i cicli di nascita, morte e rinascita.
Senza la nascita la morte non esisterebbe e senza la morte sarebbe impossibile rinascere: questo è quello che ci insegna la Natura, questo è quello che l’esperienza ci mostra. Dopo ogni alba il sole tramonta, e dopo ogni notte il sole risorge; dopo l’inverno ritorna la primavera, dalla pianta che muore una nuova vita può nascere dal seme che lascia. Vita e morte non sono altro che due facce della stessa medaglia, due punti di uno stesso ciclo tenuti insieme da quello che nel mito è chiamato amore: la tensione verso l’altro, la forza vivificatrice e vivificante che tiene tutto insieme e tutto collega con infiniti ed invisibili fili, nient’altro che il divino che pervade ogni cosa.

 

Ma questo è anche il mito dell’iniziazione ai misteri, quei misteri che appunto ci mostrano, in un lampo, l’essenza stessa della Natura e dei suoi cicli. Misteri protetti non dal segreto ma da noi stessi, misteri che si lasciano scoprire solo quando li facciamo davvero nostri: abbandonando ogni riserva, affrontando l’ombra come la luce, morendo simbolicamente per rinascere a quella consapevolezza spesso abbandonata e guardare le cose con gli occhi del Cosmo.