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Il Nome Segreto di Ra

Questo mito, narrato in un papiro conservato a Torino, mostra l'importanza del nome come essenza della conoscenza: conoscere il nome di una cosa significa avere potere sulla cosa stessa, un concetto che ancora oggi è molto forte in magia. Tra le righe riusciamo anche a scovare un perfetto esempio di 'magia simpatica', oltre che una visione fondamentalmente monista del divino egiziano, visione condivisa oggi da molti Neo Pagani.

Iside decise, in cuor suo, di scoprire il nome segreto di Ra. A quei tempi, Ra era diventato vecchio, sbavava dalla bocca e faceva cadere la bava e lo sputo per terra. Iside li impastò insieme alla terra con le sue mani, modellandone un sacro serpente in forma di dardo. Lo pose in terra, sul sentiero che Ra percorreva ogni giorno; e fu così che il grande dio fu morso.
Ra aprì la bocca ed il suo grido arrivò sino al cielo: ‘Che cosa succede?’, gridò il signore della luce: le mascelle gli tremavano, le membra vacillavano, il veleno si era rapidamente diffuso nel suo corpo proprio come il Nilo scorre attraverso le sue terre.

Quando Ra si rese conto di star per morire, chiamò a sé tutti gli dei, coloro che nacquero dal suo essere, raccontando l’accaduto: ‘Un’orrenda calamità si è abbattuta su di me; il mio cuore la sente, ma i miei occhi non la vedono; non è stata causata dalla mia mano e non so chi mi abbia fatto ciò.
Io sono un Grande, figlio di un grande, ho moltitudini di nomi e moltitudini di forme, il mio essere è in ogni dio; mio padre e mia madre pronunciarono il mio nome, ma esso è stato nascosto in me da colui che mi generò, che non vuole che le magie di un veggente qualunque debbano avere potere su di me. Ero uscito per prendermi cura di ciò che ho creato quando, ecco, qualcosa mi ha punto, qualcosa che non conosco!
Conducete qui i miei bambini, gli dei, che conoscono parole sagge, la cui abilità arriva sino al cielo.’
E così arrivò Iside, la grande maga, colei la cui bocca era piena del respiro della vita, le cui parole facevano tornare in vita le gole di chi non respirava più. Ella si accostò a Ra, sussurrando: ‘Che cosa ti è accaduto, Santo Padre? Forse che un serpente ti ha morso e una cosa che tu hai creato ha alzato la testa contro di te?
Dimmi dunque il tuo nome, Santo Padre, cosicché io possa formulare la magia che ti permetterà di restare in vita, poiché chiunque sarà salvato dal tuo nome vivrà!’

E Ra disse: ‘ Ho creato i cieli e la terra, ho annodato insieme le montagne e creato ciò che è sopra di loro; ho creato i cieli, ho steso i due orizzonti e vi ho messo dentro l’anima degli dei. Io sono colui il quale, se apre gli occhi, crea la luce, e se li chiude, viene il buio. Al mio comando il Nilo si gonfia e gli dei non conoscono il mio nome. Io sono Khepre al mattino, sono Ra a mezzogiorno e sono Atum la sera.’
Ma il dio non guariva ancora, e il veleno penetrava sempre più in profondità.
Allora Iside disse: ‘Quello che tu mi hai detto non è il tuo nome. Rivelamelo e il veleno svanirà, poiché vivrà colui il cui nome sarà disvelato!’
Le condizioni di Ra peggioravano, e il dolore bruciava più del fuoco della fornace; così, infine, disse: ‘Accosta l’orecchio, figlia mia, cosicché il mio nome passi dal mio seno al tuo seno’.
E fu così che Iside fece suo il nome di Ra: queste sono le parole di Iside, la potente signora, la padrona degli dei che conobbe il vero nome di Ra.

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