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Quando un libro viene aperto - parte IV

Dalla parte di chi scrive: il lettore passivo.

Per quanto sia possibile imputare tutto ciò a chi scrive, è altrettanto doveroso puntare il dito verso chi legge: quante volte abbiamo dato per scontato ciò che un libro ci offriva? E quante volte abbiamo divulgato (magari con veemenza) quelle stesse informazioni semplicemente assunte da una lettura?

Prima di correre per la città urlando che Maddalena non è un nome proprio, ma quello di una casta di Sacerdotesse devote alla Dea dell’antica Palestina solo perché la famosa Mamma Silver lo scrive in un suo libro, non sarebbe meglio fermarsi un attimo e fare qualche ricerca? Siamo troppo pigri per mettere in moto i neuroni, o forse troppo insicuri di fronte ad un libro?

Impariamo a non prendere nulla per oro colato e a passare tutto al vaglio della ragione, concedendo il beneficio del dubbio; leggiamo diversi libri di autori diversi sullo stesso specifico argomento, ricerchiamo le fonti, consultiamo ricerche storiche, antropologiche, etnologiche, e così via. Il concetto di auctoritas va lasciato a chi crede senza vedere.    

 
“Recatosi al cospetto del faraone, Theuth gli mostrò le sue arti e disse che occorreva diffonderle tra gli altri Egizi . Quello allora lo interrogò su quali fossero le utilità di ciascun’ arte, e mentre Theuth gliela spiegava, il faraone criticava una cosa, ne lodava un’ altra, a seconda che gli paresse detta bene o male. […]
Quando Theuth venne alla scrittura disse: “Questa conoscenza, o faraone, renderà gli Egizi più sapienti e più capaci di ricordare: é stata infatti inventata come medicina per la memoria e per la sapienza”.
Ma quello rispose: “Ingegnosissimo Theuth, c’é chi é capace di dar vita alle arti, e chi invece di giudicare quale danno e quale vantaggio comportano per chi se ne avvarrà. E ora tu, padre della scrittura, per benevolenza hai detto il contrario di ciò che essa é in grado di fare. Questa infatti produrrà dimenticanza nelle anime di chi l’avrà appresa, perché non fa esercitare la memoria.
Infatti, facendo affidamento sulla scrittura, essi trarranno i ricordi dall’ esterno, da segni estranei, e non dall’ interno, da se stessi. Dunque non hai inventato una medicina per la memoria, ma per richiamare alla memoria.
Tu offri ai discenti l’apparenza, non la verità della sapienza: perché quand’essi, mercè tua, avranno letto tante cose senza nessun insegnamento, si crederanno in possesso di molte cognizioni, pur essendo fondamentalmente rimasti ignoranti e saranno insopportabili agli altri perché avranno non la sapienza, ma la presunzione della sapienza.”
(Platone, “Fedro”).